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WAIT (Lennon – Mc Cartney)

WAIT

(Lennon – Mc Cartney)

Lennon: voce, chitarra ritmica
Mc Cartney: voce, basso
Harrison: chitarra ritmica e chitarra solista
Starr: batteria, maracas, tamburino
Registrazione: 17 giugno e 11 novembre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
30 dicembre 1965 (LP Rubber Soul)

Fra il 15 febbraio e il 17 giugno, nel periodo di lavorazione di Help!, i Beatles avevano registrato diciotto canzoni. Di queste, quattordici erano state incluse nell’album: una, Bad Boy, era stata usata dalla Capitol in Beatles VI; due – That Means A Lot e If You’ve Got Trouble – non uscirono mai nella versione Beatles nel corso della carriera discografica del gruppo e saranno recuperate in Anthology II; l’ultima, Wait, registrata lo stesso giorno di Act Naturally, che era anche l’ultimo giorno di lavorazione di Help!, fu messa da parte in attesa di tempi migliori (o peggiori). Ritirata fuori quasi cinque mesi dopo, rispolverata e rinfrescata, trovò posto in Rubber Soul come aggiunta dell’ultimo momento, quattordicesimo brano “d’emergenza” in un momento in cui non c’erano più canzoni nuove sottomano e comunque non ci sarebbe stato il tempo di registrarne. La canzone era stata scritta durante la permanenza dei Beatles alle Bahamas (al , in una lussuosa beach house) per le riprese del film Help!.

McCartney: “Penso di averla scritta io da solo. Non ricordo che John abbia collaborato, anche se è possibile che sia successo”.

Non risulta che Lennon abbia mai fatto cenno alla canzone in nessuna intervista. L’unico testimone del fatto, secondo Paul, sarebbe stato l’allora ventitreenne Brandon De Wilde, ex bambino prodigio del cinema e della TV americana (all’età di undici anni era stato candidato all’Oscar come miglior attore non protagonista per Il cavaliere della Valle Solitaria di George Stevens, ventenne aveva recitato in E il vento disperse la nebbia di John Frankenheimer e nel 1963 era stato nel cast di Hud il selvaggio di Martin Ritt, a fianco di Paul Newman).

McCartney: “Era un ragazzo simpatico, affascinato da quello che stavamo facendo. Chiacchieravamo spesso, e mi par di ricordare di aver scritto Wait in sua presenza e che lui fosse molto incuriosito”.

De Wilde non può confermare perché è scomparso nel 1972 in un incidente stradale a Denver. Come ha rivelato Phil Kaufman – leggendario tour manager di Rolling Stones, Gram Parsons, Flying Burrito Brothers ed Emmylou Harris –, è De Wilde uno dei tre personaggi di In My Hour Of Darkness di Gram Parsons: “il giovane uomo che guidava nella notte” e morì uscendo di strada ad una curva.

Il 17 giugno i Beatles avevano registrato Wait in due ore e mezza di studio, dalle 19 alle 21,30. Dopo averla provata un po’ ne avevano steso la base ritmica, registrandone quattro takes (John alla chitarra ritmica, George alla chitarra solista, Paul al basso e Ringo alla batteria) e usando la quarta – la
migliore – per sovraincidere le voci di John e Paul.

La canzone, come già detto, non fu inclusa in Help!, sostituita come ultimo brano da Dizzy Miss Lizzy. I Beatles la ripescarono l’11 novembre (anzi, dato che erano le 4 del mattino, il 12 novembre), aggiungendo al master una seconda voce di Paul, due chitarre di George, il tamburino e le maracas di Ringo. Così rinforzata, Wait entrò in Rubber Soul e non fu più ripresa in nessun modo dai Beatles.

La simulazione di una (mai avvenuta) esecuzione di Wait dal vivo allo Shea Stadium è inclusa nel videogioco “The Beatles: Rock Band”.

 

 

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunt

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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