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Ambiente e salute, che binomio!

Ambiente e salute, che binomio!

Vizi ne ho tanti, ma uno – che forse nemmeno è un vizio – più di tutti: mi piacciono le belle donne. È più forte di me. Tant’è che questa inclinazione mi ha cacciato nei guai. Un paio di mesi fa ero a pranzo dal direttore del giornale in cui lavoro e non ho potuto fare a meno di notare sua figlia, un vero schianto. E dopo mangiato, mentre il boss e sua moglie riposavano, l’ho sedotta nella sua stanza. Non è stato difficile, è bastato farle qualche complimento e darle una mano con i compiti di quinta elementare. Purtroppo siamo in Italia, patria dei benpensanti e dell’ipocrisia, e l’ho pagata caro: subito declassato da caporedattore della pagina motori (al mio posto hanno messo Faralli) a inviato nelle zone rurali. Per prima cosa mi hanno spedito in Valcamonica a seguire la protesta della comunità locale contro la centrale termica che produce energia elettronica per tutta la pittoresca vallata piemontese. Sistemato dal giornale nel modesto agriturismo ‘La gondonaia’, ho partecipato subito a una delle ormai quotidiane assemblee contro l’impianto, ritenuto dai contestatori fonte di malformazioni a causa di certe emissioni gassose e del percolato. Quando sono entrato nell’affollato garage che ospitava l’iniziativa mi aspettavo di vedere – e mi ero ripromesso di non ridere – neonati con la testa come un pallone da basket, donne con tre gambe, uomini con due reni e così via. Invece non c’era niente di tutto questo. Pensai che forse i mostri li tenevano nelle varie cantine della zona (le famose cantine del Polesine) per evitare di spaventare i turisti. “Scusi ma i deformi dove sono?”, chiesi a un esponente di Legambiente, che mi guardò torvo. “Ma come dove sono? – rispose accigliato il ‘compagno’ – Non vede che situazione? Mirella, Mirella, vieni qua per piacere”. Si avvicinò in lacrime una signora sulla sessantina che teneva per mano suo figlio, un bel ragazzone dipendente di Telecom Italia. “Guardi cosa hanno fatto al mio Valter – mi disse spronata dagli ambientalisti -, oddio come me lo hanno ridotto! Era un ragazzo umile e minuto, guardi ora che situazione!”, e così dicendo sfilò la camicia a quadretti del giovane rivelandone i pettorali incredibilmente sviluppati, i bicipiti d’acciaio, l’addome ben disegnato e sodo. “Non aveva mai avuto queste cose – frignava la donna -, invece guardi che roba, guardi e giudichi! Ora gli si stanno gonfiando anche i deltoidi!”. Io la abbracciai con finta compassione e la invitati a rivestire il giovanotto, perché tutto quel ben di Dio mi stava distraendo dal lavoro. Un attimo dopo mi si fece sotto un operaio di mezza età. Cercò di aggredirmi, lo trattennero a stento da alcuni rappresentanti del Fai (praticamente il Lions dei cretini). “Lei afferma che non ci sono i ‘mostri’, come le ho sentito dire? Eh? E allora guardi qua”. Detto questo si abbassò i pantaloni della tuta e lo slippino. “Dica lei se questo non è un orrore!”, gridò indicando il suo pene, lungo almeno venti centimetri a riposo. “Ero a stento un normodotato e guardi ora che disastro!”. “Ma scusi, ma le dà problemi?”, domandai con un filo di acquolina in bocca. “Ma che problemi! Ho delle erezioni taurine ogni volta che voglio, e dire che prima invece spesso non riuscivo e potevo starmene tranquillo davanti al camino!”. Poi mi sfilarono di fronte la teenager oltraggiata da un’improvvisa e perfetta quarta di seno, la signora Edda che appena un mese dopo l’apertura della centrale era “casualmente” guarita da un mesotelioma incurabile, il lattaio Riccardo che per colpa delle emissioni di formaldeide non era più calvo ma aveva una chioma alla Michael Bolton (“E cosa c’entra che posso tagliarla, è una questione di principio!”, urlava folle) e via dicendo. Ero un po’ confuso, ma a un certo punto finalmente vidi in un angolino un giovane bassissimo, sarà stato un metro e settanta. “Scusa ragazzo – gli domandai – come vivi il tuo nanismo? Farai anche tu causa alla centrale per questa disgrazia?”. “Ma guardi non penso – rispose -. Ero disoccupato da anni e grazie a questo malanno ho trovato subito lavoro come gnometto in un circo della zona e vengo anche pagato bene”. “Complimenti – osservai – questo sì che è trasformare l’orrore in valore”. E lui offeso: “Senta ma lei non si è mai guardato allo specchio dottor Lerner?”.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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