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Jovanotti: piccola analisi del costante flusso di elogi mediatici

Jovanotti: piccola analisi del costante flusso di elogi mediatici

Come certamente tutti sanno, quest’estate si è svolto il “Jova Beach Party”, ovvero Jovanotti in tour in luoghi affascinanti per fare concerti come le spiagge di Viareggio, Barletta, Olbia, Albenga (e molte altre) o addirittura a Linate, dove si è svolta la tappa conclusiva.

Sicuramente è stato un evento di molto successo, addirittura a Linate erano presenti in centomila; grandi ospiti in quasi tutte le date (per esempio Fiorello, Morandi…).

C’è stata polemica su presunti danni ambientali causati dal tour sulle spiagge, anche se il WWF era partner dell’organizzazione. Non sapendo bene dove stia la ragione e dove il torto, su questo non mi esprimo.

Lo faccio invece su una questione che, almeno a me, interessa: l’aurea.

L’aurea del Santone che è stata data mediaticamente a Jovanotti.

A me lui piace, cioè non ne sono un fan accanito ma ha fatto davvero delle belle canzoni, in più ha un’energia, una voglia di divertirsi e di mettersi in gioco che farei la firma per avercela a quasi 53 anni (anzi, visto che li compie il 27 settembre, buon compleanno!).

Quindi sicuramente stima ed ammirazione.

Ma – sinceramente – mi dà un po’ fastidio il “parere unico” che bisogna avere su di lui. Ogni canzone dev’essere per forza un capolavoro della musica mondiale, con tutti che fanno a gara per incensarlo, per fargli i complimenti, per elogiarlo, per elevarlo al perfetto mix fra John Lennon, Martin Luther King e Gandhi.

Se uno lo critica, arrivano intellettuali che condannano il pensiero dissonante, letto testuale “non si può criticare”. Ma perché?

Una cosa simile l’ho vissuta un po’ dall’interno. Sanno pure i sassi che sono un fan di livello iperuranico degli Elio e le Storie Tese, roba da voler loro bene come se fossero miei parenti stretti (a proposito, altra lancia che spezzo a favore di Jovanotti: ha cantato insieme a loro in “Baffo Natale”, indimenticabile e memorabile brano). Nel 2013 gli EelST tornarono diciassette anni dopo in gara al Festival di Sanremo, arrivando secondi e vincendo tutti i premi tecnici possibili con “La Canzone Mononota”, canzone che fu incensata dal 99% della critica, naturalmente con mia immensa felicità. Però mi colpì una cosa: quando qualcuno, anche fra i giornalisti, osò mettere in luce difetti di quel brano veniva zittito istantaneamente, anche quasi con toni che non ammettono discussioni. Così, negativamente, accadde ma al contrario all’ultima partecipazione del gruppo al Festival di Sanremo, nel 2018: “Arrivedorci” arrivò ultimo tra le pernacchie dei critici.

Dove finisce la verità e comincia l’ipocrisia e la paraculaggine? Ho la netta sensazione, non dico certezza perché sono Socratico, che molti scrivano pubblicamente elogi e lodi solo per essere nella massa considerata “giusta”. A tutti piace qualcosa? Deve piacere anche a me, altrimenti sono fuori, off, non mi considera nessuno. Attenzione, questo vale non solo per i media eh, vale proprio per tutti.

Lo ripeto perché so quanto per qualcuno possa essere bassa la soglia d’attenzione quando si legge un articolo lungo: a me Jovanotti piace, non ne sono un fan accanito ma mi piace e lo stimo.

Ma rivolgo a tutti un umile consiglio: non omologatevi, è più divertente.

Nicolò Bagnoli

Nicolò Bagnoli

Nasce nel 1986, nel 2010 ha l'idea di WiP Radio di cui è il direttore, è quasi alto come Berlusconi, davanti ad un microfono può starci ore. Parlando, ovviamente.

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