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Friends compie venticinque anni

Friends compie venticinque anni

Friends per sempre, 25 anni di amore incondizionato

scritto da Roberto Pavanello per www.lastampa.it

Il nostro amore è scoppiato quasi tre anni dopo la sua nascita. Per l’esattezza il lunedì 23 giugno 1997, alle otto della sera, sintonizzati su Raitre. Noi non lo sapevamo, perché il mondo e le sue informazioni non correvano veloci come oggi, ma la conquista del pubblico statunitense da parte di Friends era già cominciato il 22 settembre 1994. Accadeva venticinque anni fa, con la messa in onda sulla Nbc. E no, non sembra ieri. Un po’ perché quei sei amici non ci hanno mai lasciato, tante e continue sono le repliche; un po’ perché  se rimetti gli occhi su quel primo episodio, la reazione subitanea non può essere che: «Accidenti come erano giovani». Che si può benissimo leggere anche come un accidenti come eravamo giovani.

Serie tv in streaming? Fantascienza. E poi, scusate, cosa sono le serie tv? Friends era un telefilm, al massimo una sit-com, toh. Internet a casa non lo avevamo e figuriamoci se potevamo immaginare cosa sarebbe significato da lì a qualche anno avere uno smartphone in mano. La nostra finestra sul mondo era il televisore. Era da quella che ci affacciavamo su Manhattan. Sono passati venticinque anni, ma potrebbero essere cinquanta. Monica, Rachel, Phoebe, Ross, Joy e Chandler erano dei ragazzi. Noi anche. Le loro risate erano le nostre. I tentativi di mettere ordine nelle loro vite erano i nostri. Quell’entusiasmo così Anni 90 che faceva guardare al futuro col sorriso era americano, ma anche europeo, italiano. La sanguinosa cesura dell’11 settembre 2001 era di là da venire. E pure quella era inimmaginabile, altro che lo smartphone.

L’attacco alle Torri gemelle lo avrebbero visto e vissuto anche loro, molto più da vicino di noi: venne anche tagliata una scena inserita in un episodio andato in onda in quel settembre, con Monica e Chandler intenti a prendere un aereo per il loro viaggio di nozze mentre scherzano su bombe a bordo. No, non era il caso. Perché ridere fa bene, ma non sempre va bene. E, se c’è una cosa che gli autori e gli attori di Friends hanno saputo fare, è farci ridere. Lo hanno fatto per dieci anni (e in realtà lo fanno ancora, provare per credere). E noi per questo abbiamo voluto loro bene. Siamo cresciuti con loro, con i personaggi e con gli attori che, se nella prima stagione guadagnavano 22 mila e 500 dollari a puntata, sono arrivati a prendere un milione a episodio nelle ultime due stagioni. Non male. Però con la sola esclusione di Jennifer Aniston (lanciata anche grazie al matrimonio con Brad Pitt e al di lui abbandono per Angelina Jolie), tutti gli attori sono rimasti intrappolati in quei ruoli. Come spesso succede ai protagonisti di serie di grande successo e di personaggi così iconici. Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc, Matthew Perry e David Schwimmer, che oggi sono tutti cinquantenni, hanno avuto un’onesta carriera ma in nessun modo si sono avvicinati ai fasti di Friends. LeBlanc, poi, ha dovuto anche fare i conti con la chiusura dopo due sole stagioni dello spin-off Joey. Senza gli altri non era la stessa cosa. Non poteva esserla.

Eppure di un ritorno di Friends non se ne parla proprio. Non avremo nuovi episodi. Non sapremo cosa è successo in questi venticinque anni a Rachel & co: Monica e Chandler stanno ancora insieme? Joey è diventato una star hollywoodiana? Ross un barone universitario? E con Rachel ha finalmente trovato pace? Phoebe è sempre così squinternata? Non lo sapremo mai. E ci spiace. Lo ha detto al Tribeca Film Festival Marta Kauffman, che la serie ha creato con David Crane: «Lo show parla di un periodo della vita in cui gli amici sono considerati come una famiglia e quel momento per i protagonisti è passato. Nel revival dovremmo riunire i sei attori, ma il cuore della serie non ci sarebbe più. Non so se farebbe bene allo show una reunion: Friends continua ad andare molto bene, la gente lo adora. Una reunion potrebbe solo deludere». Su quest’ultima certezza permangono dubbi (tant’è che per voce di Jennifer Aniston gli attori sarebbero pronti a tornare in scena), non sul fatto che il telefilm sia ancora una fonte di introiti. Dal 2015 i 236 episodi sono disponibili su Netflix, pagati 90 milioni all’anno, ma dalla prossima primavera passeranno (almeno nel mercato del Nord America) sulla nuova piattaforma Hbo Max grazie a un esborso di 425 milioni di dollari per 5 anni. Una bella botta per Netflix che, quando nel 2018 aveva provato a toglierlo dai titoli a disposizione, era incorso nelle proteste degli utenti che avevano minacciato di disdire l’abbonamento.

L’ultima puntata è andata in onda in Usa il 6 maggio 2004 ed è stata vista da circa 52,5 milioni – record del decennio –, noi in Italia siamo arrivati anche questa volta dopo: era il 4 luglio 2005, quindi un po’ di gap era stato colmato ma non del tutto. Immaginate oggi un finale di stagione o addirittura di serie arrivare nel nostro Paese un anno dopo la sua messa in onda/online negli Stati Uniti? Quell’estate salutavamo i nostri amici e probabilmente non immaginavamo che non ci avrebbero mai del tutto abbandonati.

Resta, allora, la domanda delle domande. Perché ci è piaciuto, ci piace e –presumiamo – ci piacerà così tanto Friends? Ci hanno scritto libri sociologi e critici televisivi, le letture più o meno alte si sono succedute. Se volete una lettura accademica, rivolgetevi altrove, questo è solo un omaggio e un grazie. Qual è la sua ricetta segreta? La sit-com è indubbiamente scritta bene e gli attori sono stati miracolosamente azzeccati. L’alchimia è perfetta. I dialoghi sono efficaci e persino il doppiaggio italiano non grida vendetta (per quanto a nostro parere le versioni originali vincono sempre).

Noi spettatori – ragazzi e ragazze, uomini e donne – ci siamo riconosciuti ora in un personaggio ora nell’altro. Nelle loro vicende abbiamo trovato qualcosa delle nostre, abbiamo fatto il tifo per i loro amori perché ricordavano i nostri e visto nelle loro difficoltà al lavoro qualcosa che assomigliava alle nostre. Abbiamo visto le nostre paure, le incertezze, le speranze e quella voglia di giocare a dispetto del tempo che passa. Se siamo intorno ai 40 anni (qualcosa in più, qualcosa in meno), non possiamo non dirci amici di Friends. Ne conosciamo scene e battute a memoria, se non interi episodi. Abbiamo sognato di sedere sul divano del Central Perk sorseggiando la nostra tazzona di caffè chiacchierando, avere un appartamento proprio di fronte ai quegli amici così divertenti e abitare tutti a una manciata di minuti gli uni dagli altri. Il microcosmo di Friends era così rassicurante che abbiamo voluto farne parte e che adesso guardiamo con un po’ di nostalgia. Guardiamo quei ragazzi diventati adulti episodio dopo episodio e in uno specchio comunque deformato rivediamo noi. E ridiamo, ancora, di gusto. Ciascuno ha i suoi momenti preferiti, quelle scene che non gli verranno mai a noia: chi scrive ama quella in cui Joey e Chandler soffrono per non avere l’amico accanto a sè dopo avere litigato, un montaggio alternato sulle note di All by myself di Cèline Dion. Capolavoro.

«I’ll be there for you» cantavano i The Rembrandts nella sigla. «Ci sarò per te». Avevano ragione.

Autore del Post

Nicolò Bagnoli

Nasce nel 1986, nel 2010 ha l'idea di WiP Radio di cui è il direttore, è quasi alto come Berlusconi, davanti ad un microfono può starci ore. Parlando, ovviamente.

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