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I’M LOOKING THROUGH YOU (Lennon – Mc Cartney)

I’M LOOKING THROUGH YOU (Lennon – Mc Cartney)

(Lennon – Mc Cartney)

McCartney: voce, basso, chitarra solista
Lennon: cori, chitarra ritmica
Harrison: chitarra solista, tamburino
Starr: batteria, organo gambe
Registrazione: 24 ottobre e 6, 10, 11 novembre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
30 dicembre 1965 (LP Rubber Soul)

Le abitudini dei Beatles in studio di registrazione stavano cambiando, e di conseguenza si modificavano anche le abitudini dei loro collaboratori e le rigide norme aziendali di Abbey Road.

Starr: “Agli inizi George Martin incaricava il suo assistente di seguirci mentre provavamo una canzone e lui arrivava solo all’ultimo, per premere il bottone di registrazione. Col tempo George cominciò a esserci sempre, e soprattutto imparò l’utilità di registrare tutto quello che suonavamo, abbandonando la sua regola di premere il bottone di registrazione solo quando si decideva di iniziare una take. In Rubber Soul ci furono molte sperimentazioni, influenzate anche, credo, dalle sostanze che assumevamo. George lo sapeva e ne era infastidito; o meglio, non proprio infastidito, ma non gli faceva piacere che le cose andassero per le lunghe”.

Harrison: “Ci dedicavamo più tempo e provavamo nuove soluzioni. Ma, cosa più importante di tutte, improvvisamente ci sentimmo capaci di sentire nuovi suoni che prima non eravamo in grado di sentire. Tutto stava evolvendo, in quel periodo, e noi stavamo ancora crescendo”.

La storia della registrazione di I’m Looking Through You è una conseguenza e una dimostrazione di quanto testimoniato da Ringo e George.
La canzone fu lavorata in quattro diverse sedute di registrazione e passò attraverso tre diverse versioni, prima di riuscire soddisfacente: il tutto per un totale di diciotto ore di studio, una quantità di tempo mai prima spesa dai Beatles su un singolo brano.

Lennon: “È di Paul. Probabilmente aveva avuto una discussione con Jane Asher”.

McCartney: “Ero particolarmente dispiaciuto dal fatto che Jane avesse preso quell’impegno [allude alla decisione di lasciare Londra per Bristol] e mi ero reso conto che le cose non erano proprio come sembravano. Scrivendo la canzone mi liberai da quel peso emotivo. E penso di averla composta tutta da solo, non ricordo nessun contributo di John”.

Scritta probabilmente nell’attico di casa Asher, dove Paul aveva continuato a risiedere anche dopo la partenza di Jane, nell’ottobre del 1965,
I’m Looking Through You venne portata ad Abbey Road il 24 ottobre, all’inizio del pomeriggio. Dalle 14,30 alle 19 la canzone fu provata più volte e
si riuscì a ottenere una sola take utile della base ritmica, alla quale, nel turno serale (dalle 19 alle 23,30) furono sovraincisi maracas, bonghi, organo
Hammond, la voce solista di Paul (due volte), i cori di John e i battimani. A questo punto la canzone fu ritenuta completa e infatti venne mixata, come documenta l’inclusione in Anthology II. Ma qualcuno, presumibilmente l’autore, non era completamente soddisfatto del risultato e convinse gli altri a dedicare un intero turno di sala al rifacimento ex novo della canzone. Dalle 19 all’una di notte del 6 novembre i Beatles rieseguirono I’m Looking Through You in una versione più acustica, comprensiva stavolta di un bridge che nella prima versione non c’era (“Why, tell me why…”). Se ne registrarono due takes, che secondo Mark Lewisohn erano “troppo veloci e frenetiche” (e non sono mai affiorate su bootleg).
Il terzo tentativo fu fatto il 10 novembre, quando – dopo aver registrato The Word in cinque ore, dalle 21 alle 2 di notte – i Beatles lavorarono altre due ore alla base ritmica di una nuova versione di I’m Looking Through You, registrandone una take con John alla chitarra acustica, Paul al basso, Ringo alla batteria e George al tamburino. Alle 4 del mattino i Beatles lasciarono Abbey Road per tornarvi il giorno seguente, l’11 novembre, quando alle 18 iniziarono una maratona di tredici ore durante la quale registrarono You Won’t See Me e Girl e perfezionarono una vecchia versione di Wait che risaliva al periodo di Help! (fino alle 5 del mattino) e dalle 5 alle 7, quindi già il 12 novembre, realizzarono le sovraincisioni finali per I’m Looking Through You. Le sovraincisioni furono la voce solista di Paul, i cori di John, la chitarra solista di George, interventi di chitarra solista di Paul e di organo Hammond di Ringo, ancora Ringo che si batteva le mani sulle gambe e un’altra voce solista di Paul. I Beatles completarono così non solo la registrazione di I’m Looking Through You ma anche quella di Rubber Soul.

E su I’m Looking Through You non tornarono mai più, né per esecuzioni dal vivo né per apparizioni promozionali. Paul McCartney l’ha rispolverata, da solista, per la prima volta nei concerti del 2010.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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