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GOVERNO BLU ELETTRICO

GOVERNO BLU ELETTRICO

GOVERNO BLU ELETTRICO

La crisi di governo più pazza dei 73 anni di storia dell’Italia repubblicana sarà ricordata alla fine per l’abito blu elettrico della ministra Teresa Bellanova a testimonianza del clima che si respirava nei saloni del Quirinale.

Sembra essere passato un secolo dai proclami del Papeete Beach di Milano Marittima, climax e perdizione dell’onnipotente ministro Salvini, che proprio sulla spiaggia romagnola ha iniziato una serie di errori di calcolo. Proprio lui, il superministro del “governo bellissimo” di un “anno bellissimo” , come solo pochi mesi prima lo aveva definito il premier Conte, fino ad un anno prima sconosciuto professore universitario di Firenze e salito alla massima carica con i 5 Stelle. Colui che senza colpo ferire aveva fatto approvare al Movimento 5 Stelle un discusso decreto sicurezza , contestato da chi lo aveva definito addirittura liberticida o, per restare alle prudenti osservazioni della presidenza della Repubblica, almeno necessario di aggiustamenti opportuni. Il tutto con la benevola condiscendenza del leader 5S Di Maio.

Il tempo ci dirà le motivazioni , nazionali e internazionali, che hanno spinto Salvini a questo gesto. La fine è nota. Trattative tempestose e incerte e alla fine l’uomo invisibile, il premier Conte che si era distinto per la sua inconsistenza politica, diventa uno statista, il caro “Giuseppi” del presidente Trump, sovranista si, ma realista. Così come l’amico di Salvini, il premier ungherese Orban, sovranista si, ma “democristiano forever”in quanto a pratiche di potere europee.

E soprattutto un rovesciamento di alleanze , al posto della Lega, il PD (con l’esile sostegno di Leu) , che era ormai rassegnato all’opposizione e che, grazie al mai rassegnato Renzi, è ritornato al governo. Si, proprio il senatore fiorentino, l’uomo del “mai con i 5 Stelle”, quello che voleva stare a mangiare popcorn su divano assistendo allo spettacolo del governo giallo -verde. Che alla fine diventa il principale sostenitore della svolta di alleanze con colui ,Di Maio, che fino a poche settimane prima aveva definito il PD il “partito di Bibbiano”, paventando, con molta spregiudicatezza, oscure complicità inconfessabile e beccandosi giustamente una querela per diffamazione. Spero che sia stata immediatamente ritirata perché non è bello denunciare il ministro degli esteri del proprio governo. Perché si, proprio Di Maio, senza avere esperienza alcuna nel settore, si è quasi autonominato ministro degli esteri, così ,tanto per avere una visibilità che il post Salvini non gli avrebbe garantito.

Sgomberiamo il fatto da un equivoco: il governo PD – 5 Stelle è pienamente legittimo perché la nostra è una repubblica parlamentare, altrimenti non avrebbe avuto valore neanche il governo 5 Stelle- Lega, partiti presentatisi in schieramenti antitetici e alleati con un improbabile contratto.

Bisogna dare atto al segretario del PD Zingaretti per avere cercato di fare il possibile per dare un minimo di anima a questa scelta affrettata dall’urgenza, anche per non farla passare semplicemente come una scelta ani-Salvini, l’uomo dei sovranismi e delle Madonnine baciate.

Resta il fatto che ancora una volta ciò che resta della sinistra ha fatto una semplice scelta “governista”, quella di salvatrice della patria a prescindere, come era stato col governo Monti e come era stato col governo Renzi che aveva imbarcato pezzi del centrodestra berlusconiano, qualcuno anche veramente impresentabile. Un centrosinistra che, se si toglie il primo Ulivo prodiano, è stato visto dagli italiani e così si è narrato semplicemente come partito dello status quo, del moderatismo a prescindere, rinunciando ad elaborare una visione fortemente riformista ed a lungo termine da proporre alla società italiana, ad un sistema stressato dal ventennio berlusconiano. Proprio per questo alla fine sbriciolato da visioni populiste che mandavano messaggi semplici, rassicuranti , anche nella lor dimensione di odio all’odor di fogna, che consolavano un popolo che aveva perso ogni riferimento nella dimensione politica . Questo continuo richiamo all’ordine, in un periodo di complessità della globalizzazione, non bastava più e non basta ancora oggi.

Certo il governo ha dato una passeggera sensazione di sollievo, come avere preso un digestivo dopo 14 mesi, ha alcuni ministri più che buoni, che non ritroveremo mai fra un mojito e un post e neanche, probabilmente, con un rosario in mano (forse nel loro privato), ma forse non basterà un abito blu elettrico a ritrovarne l’anima. O forse si.

Autore del Post

Tiziano Arrigoni

Massetano - follonichese - piombinese - solvayno, insomma della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, Tiziano Arrigoni è un personaggio dalle varie attività: scrittore di storia e di storie, pendolare di trenitalia, ideatore di musei, uomo di montagna sudtirolese ed esperto di Corsica, amante di politica - politica e non dei surrogati, maremmano d'origine e solvayno d'adozione, ecc. ecc... ma soprattutto uno che, come dice lui, fa uno dei mestieri più belli del mondo, l'insegnante (al Liceo Scientifico "E.Mattei" di Solvay) e, parlando e insegnando cose nuove, trova ispirazione e anche "incazzature", ma più la prima, dai suoi ragazzi di ieri e di oggi.

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