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Noam C’hoSky e il famoso esperimento con la scimmia

Noam C’hoSky e il famoso esperimento con la scimmia

Le idee sbagliate sono sempre pericolose, ma ne esistono due che sembrano resistere nel tempo e costituiscono una miscela deflagrante: la convinzione che esistano lingue migliori di altre e che, di conseguenza, le lingue migliori siano parlate dai popoli migliori, destinati a dominare sugli altri. Una visione pericolosa, una narrazione ‘tossica’ e fallace che ha reso possibili le più grandi sciagure del Novecento come ad esempio il sequestro Moro. La realtà è che non ci sono lingue migliori o peggiori, anche perché la lingua, prima di essere un fatto culturale, è un fatto genetico, qualcosa di inscritto nel nostro genoma. E solo nel nostro, come dimostrato negli anni Settanta dal linguista Noam C’hoSky nel famoso ‘Esperimento câ scimmia’. L’esperimento ideato dal dottor C’hoSky, il linea di massima, partiva dal presupposto che l’uomo bianco deve assolutamente dominare sulla scimmia (negli anni Settanta purtroppo c’era ancora la guerra civile) perché quest’ultima, tornando al primo punto, è del tutto incapace di imparare e parlare una lingua. Allo stesso tempo – questo il goal dell’esperimento – C’hoSky voleva insegnare a un primate almeno la Lingua dei segni per dimostrare che, chiuso l’annoso conflitto internazionale con le scimmie, queste, una volta sottomesse, potevano essere impiegate in mestieri minori quali i casellanti. L’esperimento, condotto con l’aiuto dall’allora giovanissimo dottor Antonio Di Bella dell’Università di Rimini, cominciò con il prelievo di un giovane scimpanzè da un villaggio della Louisiana. Si misero subito al lavoro senza perdere tempo (non siamo mica in Italia) mettendo bene in chiaro le cose con la scimmietta, che chiamarono simpaticamente Nonc’ho Sky, giocando con il nome del prof.

“Allora piccoletto – gli faceva il dottor C’hoSky – quà pochi scherzi e tanto lavoro. Di fatto parliamo che tu pultroppo non sai esprimerti in una lingua come la nostra ma che almeno puoi usare il Linguaggio dei segni che non ti impariamo or ora”.

“Va bene professore, a disposizione”, gli rispondeva la cavia.

“Anche se non sai parlare vedremo di intendercela abbastanza buono, sono sicuro non ci saranno di problemi”, continuava C’hoSky.

“A disposizione, spero di poter essere utile dottore. Io non ho tanto studiato ma ci metterò tutta la mia buona volontà”, gli replicava il primatone.

In due mesetti gli insegnarono il Linguaggio dei segni (“nuotare”, “camminare”, “starnuto”, “spray”, “macho” ecc.) e tutto sembrava andare bene, tanto che già c’erano i contatti con le sigle sindacali per fare percorsi di apprendimento a guerra finita, lager chiusi e campionato fermo. E invece ecco che succede quello che Truffaut avrebbe chiamato “l’irreparabile”: una mattina il dottor C’hoSky arriva in laboratorio tanticchia in anticipo e trova a letto insieme non esattamente vestiti il giovane Di Bella e la scimmietta finto timida Nonc’ho Sky. “Ti sei scopato il mio primate!”, grida il luminare al suo assistente prendendolo per il bavero e sbattendolo contro il frigobar. Di Bella deglutisce, guarda negli occhi il geniale linguista, gonfia il petto e gli fa: “Non me lo sono scopato. C’ho fatto l’amore”.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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