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GIRL (Lennon – Mc Cartney)

GIRL (Lennon – Mc Cartney)

McCartney: cori, basso
Lennon: voce, chitarra ritmica
Harrison: cori, chitarra acustica a 12 corde
Starr: batteria
Registrazione: 11 novembre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
30 dicembre 1965 (LP Rubber Soul)

Dell’ultima canzone registrata per l’album Rubber Soul John parlò sempre come di una sua composizione.

Lennon: “Girl è vera. Non intendo dire che è stata scritta avendo in mente una persona in carne e ossa: la ragazza della canzone è immaginaria ma le parole sono vere. Non è semplicemente una canzone, e parla di ‘quella’ ragazza particolare – che per me si rivelerà essere Yoko, alla fine – che molti di noi stavano cercando. Avevo sempre sognato che una donna speciale entrasse nella mia vita. Sapevo che non sarebbe stata una che comprava i dischi dei Beatles. Speravo in una donna che potesse darmi, sul piano intellettuale, gli stessi stimoli di un uomo. Volevo qualcuna con cui poter essere me stesso. E mentre la scrivevo pensavo a questioni filosofiche. Stavo cercando di dire qualcosa a proposito del cristianesimo, al quale all’epoca ero ostile perché ero stato cresciuto nella religione. In entrambi i miei libri ho attaccato abbastanza pesantemente la Chiesa, ma nessuno lo ha mai evidenziato, anche se era abbastanza visibile. Nel testo parlo del cristianesimo, del fatto che devi soffrire per guadagnarti il paradiso. Questo era il concetto della Chiesa cristiana cattolica: soffri, e poi tutto andrà bene. Io non ci credo, che devi soffrire per ottenere il paradiso. Poi magari capita che sia così, ma non vedo perché debba essere un obbligo”.

McCartney: “L’idea originaria è di John, ma è stata in gran parte scritta in due. Ricordo di aver scritto ‘the pain and pleasure’ e ‘a man must break his back’: era un po’ come ai lavori forzati. Ne riconosco più credito a John che a me, però anch’io ci ho messo del mio, e non poco. Non è una di quelle canzoni che portava già fatte e finite. E, per quanto riguarda la musica, alla fine della canzone c’è una cosa alla Zorba il Greco che scrissi di ritorno dalla mia vacanza in Grecia [con Ringo, Jane e Maureen, settembre 1963]. Solo che l’abbiamo suonata con le chitarre acustiche invece che col bouzouki”.

Sulla data di completamento della canzone – di cui sembra essere stato scritto il testo prima che gli venisse adattata una musica – non si possono fare
che ipotesi: calcolando le probabilità, si direbbe che John e Paul potrebbero averla ultimata qualche giorno prima della registrazione.

Alle 23 avevano finito You Won’t See Me e cominciarono a dedicarsi a Girl. Iniziarono con la base ritmica, in tre (John la chitarra acustica, Paul il basso e Ringo la batteria suonata con le spazzole) e senza parti vocali. La seconda take fu considerata buona per le sovraincisioni, la prima delle quali fu la voce di John. L’interpretazione vocale di Lennon è caratterizzata dalla sonora presa di fiato prima della seconda ricorrenza della parola girl nelle strofe e nel bridge (e anche nella dissolvenza finale).

McCartney: “Ricordo che John voleva proprio che si sentisse, quell’inspirazione, e chiese a Norman Smith di fare qualcosa in proposito”.

MacDonald: “Il sibilo della presa di fiato nel ritornello è così volgarmente impudico che è impossibile non immaginarsi Lennon che ridacchia scostandosi dal microfono”.

Vennero poi sovraincise tre diverse parti di chitarra di George (una delle quali, suonata col fuzztone, non fu poi usata nel mixaggio) e un contributo supplementare di Ringo col piatto della batteria stoppato. John raddoppiò poi la sua voce solista, ma solo nei ritornelli e nel bridge, e raddoppiò anche tutte le prese di fiato. L’ultima sovraincisione riguardò i cori di Paul e George, un’altra delle caratteristiche di Girl.

McCartney: “Era sempre un divertimento provare a infilare qualche parola sporca nei dischi. I Beach Boys avevano in giro una canzone in cui facevano ‘la la la la’ [You’re So Good To Me, nell’album Summer Days (And Summer Nights!!)], a noi piaceva e volevamo copiarli ma non usando la stessa sillaba. Pensammo a ‘dit dit dit dit’, che poi scherzosamente modificammo in ‘tit tit tit tit’, che è virtualmente indistinguibile [ma che significa ‘tetta tetta tetta tetta’]. Così, per ridere, per alleggerire un po’ la situazione. George Martin ci chiese: ‘Cos’è che cantate, dit dit o tit tit?’ E noi: ‘Cantiamo dit dit, George, ma hai ragione: è vero che sembra tit tit?”.

In seguito Martin sostenne di aver capito benissimo che lo stavano prendendo in giro ma di aver lasciato correre, convinto che nessuno si sarebbe accorto dello scherzo.

Stranamente, Girl non fu mai riproposta dai Beatles né dal vivo né in occasioni promozionali. Eppure a John piaceva (“Una delle mie canzoni migliori”), e nella sua intervista a Rolling Stone uscita nel numero del 5 dicembre 1980 definì Woman, una delle canzoni dell’album Double Fantasy, “una versione adulta di Girl”.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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