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Il campionissimo dei Poetry Slam

Il campionissimo dei Poetry Slam

Da qualche mese gareggio ai cosiddetti Poetry Slam nella mia zona di residenza e dintorni (Rapallo/La Spezia/Antica Luni) leggendo alcuni brani già apparsi su questo blog e su Nazione Indiana nonché alcune poesie scritte assieme a mio padre che per me è prima di tutto un grande amico anche se ora mi sfugge il nome. A queste manifestazioni, giustamente non patrocinate dalle amministrazioni comunali di centrodestra (che sostengo), partecipano molte persone intelligenti e preparate, sia come concorrenti che come pubblico, quindi bisogna andarci con l’atteggiamento giusto e magari coi sandali. Prima di tutto appena si arriva bisogna annuire quando i ragazzi dell’organizzazione, di solito Filippo, ci spiegano che “è una gara ma la cosa più bella è conoscersi, confrontarsi, scambiarsi esperienze”, anche se sappiamo bene che “l’importante è divertirsi ma io non ho mai visto nessuno che si diverte a perdere”, come ci diceva mister Salvatore Cannizzaro quando facevamo le giovanili nel Manchester City. Altra cosa importante riguarda il bere: tutti i presenti, essendo molto di sinistra, bevono di continuo vino, amari e grappe senza accusare il colpo, quindi o ti adegui o li sorpassi come il miglior Psi. Io adeguarmi non posso perché essendo uno sportivo (calcio, corsa, escursionismo, trombare tantissimo ecc.) bevo giusto una birra Peroni a settimana il lunedì sera quando mia mamma fa la pizza, quindi ho deciso, come si dice, di ‘lanciare il cuore oltre lo Stato’. Ho cominciato così a presentarmi ai concorsi di Poetry Slam locali con una bottiglietta d’acqua naturale Alpi Cozie a cui di tanto in tanto do piccoli sorsi e nel mentre osservo con concupiscenza i bicchieri e i calici alcolici dei presenti. In questo modo tutti pensano che io sono stato il monarca degli alcolizzati, che ho avuto diversi problemi, che sono Il Grande Poborsky della Garfagnana, che probabilmente ho anche fatto il matto in neurologia, eccetera, e che ora poverino devo bere solo un po’ di acqua minerale altrimenti chissà cosa combino, magari collasso e c’è anche da chiamare la Pubblica Assistenza con tutto quel che ne consegue sul piano internazionale. Questa mia condotta ovviamente incuriosisce tutti ma in particolare le donne che si avvicinano e chiedono velatamente del mio passato oscuro. Io ovviamente dissimulo con la faccia di chi ne ha viste tante e la sa lunga. Spesso nel post serata riesco anche a portarmele a casa e quando scoprono che sono impotente non si lamentano perché collegano al discorso dell’alcol e dei trascorsi difficili (invece è un disturbo legato al cromo nell’acqua corrente di Sarzana, la città dei vescovi). Altra cosa che bisogna sottolineare ai Poetry Slam è purtroppo che si assumono taluni farmaci per l’umore e la depressione, ad esempio mesi fa ha vinto un ragazzo lucano e ha detto che si spende tutto il montepremi (euro 15mila) in Xanax. Poi invece è gente nel complesso serena ma deve dire che sta male per forza e che Renzi è uno stronzo. In ogni caso io resto convinto che la miglior medicina per l’umore è una bella notte di sesso tra i miei genitori sbirciata da dentro l’armadio. Al di là di questo vorrei parlare del mio miglior risultato ottenuto, cioè campione provinciale spezzino 2019. Alla finalissima ho letto una poesia sugli alberi da frutto che mentre la declamavo si vedeva che non piaceva. Allora, conoscendo l’ambiente, una volta letta l’ultima strofa ne ho aggiunta un’altra di mia fantasia che faceva grosso modo così: “DIECI CENTO MILLE NASSIRYA!”. Applauso fragoroso, Coppa dalle grandi orecchie tra le mie manine d’oro e doppia soddisfazione, essendo il primo musulmano dichiaratamente omosessuale a vincere un Poetry Slam italiano.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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