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Il grande Aldo Fabrizi

Il grande Aldo Fabrizi

Trasformare il dolore in valore. L’abbandono in virtù. La sofferenza in speranza. Un giorno di pioggia in un arcobaleno. Un monolocale in un piccolo ma pratico bilocale tirando su una paretina di cartongesso. E così via. Questa è la storia – il volo – del grande Aldo Fabrizi, il quale, ormai esaurita la pagina del cinema neorealista che tanto lo aveva fatto amare dal pubblico, non si rassegnò a finire nel classico dimenticatoio, ma scelse di guardare al futuro accettando di interpretare la parte di Jabba The Hutt in Guerre stellari – L’impero colpisce ancora, donando in tal modo al cinema uno dei personaggi più riusciti della storia della settima arte. Pensare che inizialmente The Hutt avrebbe dovuto essere ben diverso – mingherlino, parlata fluente, sguardo furbo – tant’è che George Lucas inizialmente aveva pensato a Jerry Orbach. Ma quando Fabrizi fece il provino, bastarono trenta secondi per capire che o l’avrebbe fatto lui, o la parte sarebbe potuta tranquillamente essere stracciata o al limite assegnata al grande Totò, che però all’epoca stava dentro. La scelta di Aldo Fabrizi si dimostrò vantaggiosa non solo dal punto di vista artistico, vista la classe cristallina del 91enne ristoratore romano, ma anche per la produzione, dal momento che, complice la malattia che stava distruggendo il Fabrizi, fu possibile risparmiare tantissimo su trucchi e costumi. Pustole scrofolose, pelle verdastra, strati di lardo putrefatto, Rivoli (To) di siero, cisti sebacee grandi come bambini medi: tutta natura, tutta verità, nessun artificio richiesto. Senza dimenticare che furono i problemi di salute del Fabrizi, la cui carotide da anni era occlusa da palle di grasso di foca, a donare fortuitamente a Jabba quella parlata incomprensibile che ha contribuito a determinare il successo del personaggio nei secoli. E come massimo omaggio al neorealismo di cui Fabrizi era stato assoluto portabandiera, l’attore romano, per volontà di George Lucas, venne davvero strangolato dalla principessa Leila, trovando la morte sul set come Carlo Goldoni. Quando la Sora Lella lo venne a sapere se ne uscì col suo solito ridanciano “Me cojoni!” e tornò lesta a pulire i carciofi, però dentro ci stava male. E ancora oggi la trattoria della famiglia Fabrizi, a Trastevere, è tappezzata di foto del grande, grandissimo e indimenticabile Aldo Biscardi.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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