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Io, De Gaulle

Io, De Gaulle

Era un periodo nerissimo. Monica mi aveva lasciato, avevo perso il lavoro alla Bolaffi e il governo Dini era appeso a un filo. Proprio quando mi sentivo pronto a fare un gesto estremo mi salvò quella robina strepitosa che risponde al nome di famiglia. Non tanto mi’ madre che all’epoca stava carcerata stava arcolizzata c’aeva ‘na pompa de benzina, quanto mio padre, membro del Cda Rai in quota Psi. All’epoca si stava realizzando una miniserie Tv sulla vita di Renzo Arbore, recentemente scomparso, e papà mio decise di cogliere l’occasione per darmi una mano. Sapeva bene che io avevo da sempre tre idoli: Maurizio Raggio e Gesù Cristo pari merito e, due spanne più su, il generale Charles De Gaulle, ero della Seconda guerra mondiale, presidente della Francia, uomo coraggioso, simpatico e un tantinello di destra proprio come me. Ebbene, il mio geniale babbo propose ai vertici Rai di coinvolgermi facendomi interpretare proprio la parte del De Gaulle. La dirigenza accettò, non tanto per convinzione ma perché all’epoca non si poteva dire no al Partito socialista e ci mancherebbe altro. Qualche perplessità di natura tecnica tuttavia la sollevò il regista della miniserie Giulio Base: “E che c’entra De Gaulle con Arbore? E come ce lo incastriamo? E’ morto trent’anni fa di un malaccio incurabile!”, sbraitò in faccia a me e papà facendomi piangere come Cristina Plevani. “Lei dottore giri e non si preoccupi – gli disse papà -, non è che deve riprenderlo con la cinepresa. Il ragazzo fa la parte senza entrare nel film, voi lavorate tranquilli e lui intanto esiste in qualità di generalissimo della Quarta Repubblica”. Persuaso il signor Base, papà, che per anni aveva fatto l’artigiano, si dette da fare in prima persona per realizzare la mia piccola parte di set. Mi edificò un bello studiolo militaresco con tavolino, mappe e carrellino dei liquori, poi con del compensato avanzato costruì i problemi dell’Algeria e un simpatico direttore di gabinetto Georges Pompidou a grandezza naturale. Mentre le riprese scorrevano ignare di me a qualche metro di distanza, io me ne stavo lì felice e beato con la mia uniforme da dittatore militare riflettendo sui problemi della Republique. Una bellissima esperienza per la quale ancora oggi devo ringraziare il mio papà e le sue manine d’oro. Cosa non sapeva fare con quelle mani! Forse pure troppo se penso a quello che ha passato mia sorella Patrizia.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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