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Punito per una domanda a tema omosessualità

Punito per una domanda a tema omosessualità

Alcuni giorni fa mi trovato nella (splendida) sala consiliare del Comune di Gubbio per seguire una conferenza stampa sulla raccolta rifiuti, convocata dal sindaco Ermanno Todeschini (Sdi) per illustrare il passaggio dal ‘porta a porta’ alle isole zonali, scelta che condivido in toto come residente prima ancora che come raffinata penna di Umbria24. Finiti gli interventi, viene il momento delle domande. Io chiedo un paio di cose sul funzionamento e il costo dei nuovi ‘cassonetti’, poi domando a un giovane tecnico se per caso è omosessuale, visto che dall’atteggiamento purtroppo sembrava. Sempre ad aggiustarsi i capelli, vocina un po’ così, sorrisini. Ad ogni modo il ragazzo, dipendente della municipalizzata Crum (Colosso rifiuti umbro marchigiani), mi risponde tranquillamente di no – probabilmente mentendo – senza fare alcun problema. Appunto la risposta e finisce lì. Tutto tranquillo fino a metà pomeriggio, quando in redazione telefonano dall’Ordine dei giornalisti della nostra regione e mi comunicano che mi danno un richiamo ufficiale (ce ne fosse un secondo, sarei automaticamente radiato) proprio per quella domanda sull’orientamento sessuale rivolta al tecnico della differenziata. Un provvedimento, manco a dirlo, scattato su segnalazione dei colleghi presenti in conferenza, che lì per lì non hanno battuto ciglio ma un istante dopo hanno allestito la delazione del secolo. Ora, il problema non è tanto la questione in sé, per quanto assurda, dato che i miei maestri (Montanelli, Flaiano, Barenghi, Pasolini) mi hanno insegnato che la domanda buona è proprio quella che non dovresti porre; il punto ben più rilevante è un altro, cioè che oggi in Italia c’è la libertà di pensiero, sì… di pensiero unico. Purtroppo questa è la legge in vigore nel misero regno del ministro vice premier Matteo Salvini. È incredibile come in pochissimi mesi, per iniziativa del leader leghista e del consenso tragicamente alto che riscuote, in Italia si stia sgretolando tutto quel sistema di valori, principi e diritti faticosamente costruito dai vostri nonni con la Resistenza e lo Statuto Albertino. La limitazione della libertà di stampa, signori, oggi è triste realtà, come conferma la punibilità di una domanda legittima sui gusti sessuali più o meno normali di un giovanotto che si occupa di ciclo dei rifiuti, un servizio per tutti e pagato con i soldi di tutti. Ma va bene, non arrabbiamoci, abbassiamo il volume, facciamo finta che sia tutto come è sempre stato. Non lamentiamoci però quando fra pochi anni – forse mesi, andando avanti di questo passo – della libertà non resterà che un fantasma, un simulacro, un ricordo gualcito. Intanto ieri sera a Viterbo – altro fatto che forse farà capire qualcosa a quest’Italia anestetizzata dalle balle fascio leghiste – una coppia di fidanzati di ritorno da un concerto di Pago, ‘colpevoli’ di avere una maglietta rossa lui, un dread da zecca lei, sono stati aggrediti e malmenati da un gruppetto di giovani di estrema destra. A mezzanotte e mezza, in pieno centro, sotto gli occhi dei passanti. Cose inimmaginabili fino a qualche tempo fa, col Duce ad esempio queste violenze non sarebbero mai successe! A proposito ricordiamo a chi ci ascolta che il fascismo non è un’opinione, è un CRIMINE definirlo tale, è più una specie di esperienza immersiva molto profonda e coinvolgente che a me ricorda un po’ quelle feste nei boschi con tanta musica elettronica che fanno in Ungheria. L’anno scorso ad esempio c’è andato Michele.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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