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Giorgione – il misterioso Maestro Veneto

Giorgione, insieme a Tiziano, è stato fra quei pittori di cui a scuola era proibito non sapere tutti i dettagli e, di conseguenza, a suo tempo non ricordo di averlo studiato con particolare gioia.

 

Oggi però sono pronta a dargli una seconda chance, nella speranza di approfondire con maggiore entusiasmo la mia conoscenza di questo maestro veneto.

 

Iniziamo!

 

Le origini

 

Giorgione, pseudonimo di Giorgio Zorzi, nacque a Castelfranco (Treviso) intorno al 1477/78 ed il soprannome era probabilmente legato alla sua altezza e alla sua corporatura.

 

Giorgione fu un artista molto popolare finché fu in vita ma, dal momento che non firmò alcuna delle sue opere, è ad oggi molto difficile riuscire ad attribuirgli con certezza determinati dipinti. Le opere che possiamo dare per certe come sue sono infatti pochissime.

 

Anche per quanto riguarda la determinazione di alcuni significati iconografici ci sono numerose controversie tra gli studiosi, più avanti vedremo qualche esempio.

 

 

Le poche notizie certe sulla vita di Giorgione

 

Della vita di Giorgione non sappiamo molto e le pochissime notizie certe ci sono giunte attraverso i dipinti e i pochi documenti. Qualcuno afferma che fosse figlio del notaio Giovanni Barbarella e di tale Altadonna mentre, secondo altri studiosi, Giorgione sarebbe figlio del pittore Segurano Cigna. Poche sono anche le notizie in merito al suo apprendistato ma pare che giunse molto giovane a Venezia e che qui iniziò a lavorare presso la bottega di Giovanni Bellini, dal quale ereditò l’attenzione per il colore e per i paesaggi.

 

Una delle prime opere certe di Giorgione è la “Pala di Castelfranco”.

 

 

Questa tela fu dipinta nel 1504-1505 per la cappella del condottiero Tuzio Costanzo e sembra volersi accordare alle composizioni veneziane dell’epoca, sia per la posizione simmetrica dei Santi che per il tema. Nonostante questo vi sono però anche degli elementi di grande innovazione come la posizione elevata della Vergine, abbigliata con una veste verde, mentre le figure dei Santi, che si trovano ai suoi piedi, sono ravvicinati rispetto al trono, conferendo all’immagine uno schema a piramide. A fare da cornice al tutto troviamo, anziché la consueta prospettiva architettonica, un suggestivo paesaggio caratterizzato da un borgo in rovina sulla sinistra e da montagne sulla destra. Per quanto riguarda i colori, abbiamo invece un passaggio dalle tonalità calde dei personaggi alle tonalità più fredde dello sfondo.

 

L’assenza del disegno preparatorio

 

Giorgione, come Tiziano e molti altri artisti veneziani, dipingeva senza un disegno preliminare e tracciando con un gesso solo l’impianto compositivo delle figure. Questo provocò diverse polemiche; Giorgio Vasari addirittura accusò questi artisti di nascondere dietro la vaghezza dei colori la loro incapacità di disegnare. Questo perché a Firenze, città alla quale Vasari era molto legato, il disegno era ritenuto il fondamento di ogni pratica artistica mentre i veneti preferivano orientarsi verso un pittoricismo più libero dando maggiore importanza all’esaltazione del colore.
Una delle opere che, come vi avevo anticipato prima, è stata protagonista di controversie per quanto riguarda l’interpretazione, è quella dei “Tre Filosofi”.

 

 

Su questa tela sono state infatti avanzate diverse supposizioni su chi siano i tre personaggi sulla destra: vi sono un giovane seduto e assorto, un arabo con espressione meditabonda e un vecchio con un copricapo di foggia orientale che mostra un foglio con elementi astronomici. Alcuni studiosi hanno interpretato queste figure come un’allegoria delle tre età dell’uomo, per altri invece sarebbero i simboli del sapere umano (la filosofia classica, medievale e rinascimentale). Per altri ancora sarebbero invece dei personaggi mitici, degli astronomi o, addirittura, i Re Magi in marcia verso Betlemme.

 

La Tempesta

 

Un quadro dove invece la natura diventa protagonista è “La Tempesta”.

 

 

Questa tela fu probabilmente dipinta per Gabriele Vendramin e, come l’opera dei Tre Filosofi, risulta di difficile interpretazione. Vi sono due figure umane, un uomo in piedi con un bastone e una donna nuda che allatta un bambino, ed entrambe sembrano far parte della natura come tutti gli altri elementi intorno, dagli alberi, alle nubi, alle rocce fino alla città con i suoi ponti.

 

Svariate sono le interpretazioni che sono state proposte per questa opera. C’è chi avanza letture profane e mitologiche, chi cristiane e bibliche, chi alchemiche. I volti delle due figure non nascondono tuttavia la paura di fronte all’evento della tempesta, la quale rappresenta qualcosa di misterioso e potente.

 

La Venere dormiente

 

Un’altra celebre opera realizzata da Giorgione è quella che ho scelto di mettere come immagine di copertina per questo articolo, la “Venere dormiente”.

 

 

 

Questa tela fu dipinta su commissione di Girolamo Marcello. La Venere giace su lenzuola bianche e su una trapunta rossa, le sue gambe sono intrecciate e la mano sinistra va a coprire il pube. I suoi occhi sono chiusi e si comporta in maniera naturale, come se non fosse vista.

 

A quest’opera si ispirò chiaramente Tiziano per la sua “Venere di Urbino”.

 

 

In questa tela la fanciulla riprende la stessa identica posizione della Venere di Giorgione ma, al contrario di questa, ha gli occhi aperti e fissa dolcemente lo spettatore. Inoltre come sfondo, anziché dipingere un paesaggio come nel caso della Venere di Giorgione, Tiziano preferì realizzare un ambiente signorile di un qualche palazzo veneziano. In lontananza vi sono anche delle donne che estraggono delle vesti da un baule mentre sul letto è raffigurato un cagnolino, simbolo della fedeltà coniugale. Queste opere mi ricordano molto anche la “Olympia” di Manet, di cui vi ho già parlato in un paio di occasioni, che il pittore francese dipingerà molti anni dopo.

 

La morte e l’eredità

 

Giorgione morì a Venezia nel 1510, durante un’epidemia di peste.

 

Nonostante la sua prematura scomparsa e il mistero che aleggiò sempre intorno alla sua figura, Giorgione lasciò un’eredità immensa a molti pittori che seguirono, tra questi lo stesso Tiziano e Sebastiano del Piombo. Questi due artisti, in particolare, ricevettero l’incarico di completare alcune opere di Giorgione rimaste incompiute.

 

Appare piuttosto come un mito che come un uomo.
G. D’Annunzio

 

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