WiP Radio
NOWHERE MAN (Lennon – Mc Cartney)

NOWHERE MAN

McCartney: voce, basso
Lennon: cori, chitarra acustica ritmica, chitarra solista
Harrison: voce, chitarra solista
Starr: batteria
Registrazione: 21 e 22 ottobre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
30 dicembre 1965 (LP Rubber soul)

In un modo o nell’altro, tutte le canzoni registrate fino a quel momento dai Beatles trattavano d’amore, o di relazioni di coppia, o comunque accennavano a una “lei” da cui tornare a casa (A Hard Day’s Night) o della quale apprezzare la presenza (Help!). Nowhere Man è la prima a svincolarsi dalla norma, e in questo senso è uno spartiacque fondamentale nel canone del gruppo.

Lennon: “Ero lì seduto, cercavo di pensare, e pensai a me che ero lì seduto, senza far niente e senza andare da nessuna parte. A un certo punto smisi di cercare di pensare a qualcosa. Non mi veniva in mente niente. Ero esasperato, e mi arresi. Poi mi vidi come l’Uomo di Novunque, seduto in una Terra di Novunque” (1967). “Quella mattina avevo passato cinque ore cercando di scrivere una canzone bella e di qualche significato, poi alla fine mi arresi e mi distesi sul divano. Nowhere Man, parole e musica, mi arrivò
nella mente tutta intera, già formata” (1980).

Il divano, lo diciamo per i feticisti, era probabilmente il divano giallo che gli era stato regalato da zia Mimi quando John arredò la casa di Kenwood; si trovava nella stanza vetrata sul retro, al pianterreno.

McCartney: “Quando arrivai a casa sua per la nostra seduta di composizione lui era disteso sul divano, addormentato. Si svegliò con gli occhi cisposi. ‘Stanotte ne ho cominciata una’, mi disse”.

Dopo averla completata, presumibilmente nella seconda metà di settembre o nella prima metà di ottobre, Lennon portò Nowhere Man ad Abbey Road, dove fu messa in lavorazione intorno alle 19 del 21 ottobre, dopo aver chiuso Norwegian Wood.

Si lavorò a lungo sull’ipotesi di iniziare la canzone con un’armonizzazione stretta a tre voci di John, Paul e George, ma dopo due takes il progetto fu messo da parte, e si decise di riprendere la canzone da zero il giorno seguente. Alle 14,30 del 22 ottobre si iniziò a lavorare sulla base ritmica, ottenendo una take – la 4: John all’acustica, Paul al basso,
Ringo alla batteria – ritenuta buona per le sovraincisioni. Queste iniziarono alle 19 e si cominciò con le parti vocali per l’introduzione a cappella, proseguendo con una seconda voce solista di John; George sovraincise le parti di chitarra solista; George e John suonarono poi lo stesso assolo. Per quest’ultimo i Beatles volevano un suono molto acuto e convinsero i fonici ad andare oltre le convenzioni di studio, non accontentandosi di spingere al massimo il controllo del treble ma facendo ripassare il segnale una seconda
volta, sempre al massimo del treble.

Nowhere Man fu eseguita nel corso dell’ultima esibizione dal vivo in pubblico dei Beatles in terra britannica (prima del celebre “concerto in terrazza” del 30 gennaio 1969), che si tenne il 1° maggio all’Empire Pool di Londra in occasione della consegna dei premi del referendum annuale del New Musical Express.

Nel film di animazione Yellow Submarine è Nowhere Man a presentare la curiosa creatura Jeremy Hillary Boob – “eminent physicist, polyglot classicist, prize-winning botanist, hard-biting satirist, talented pianist, good dentist too”; nella versione italiana Geremia Ilario Babbione, famoso fisico, linguista classico, noto botanico, fiero satirico, grande pianista e anche dentista –, che aiuterà i Beatles a sconfiggere i Biechi Blu.

Il 18 novembre 2003 il testo originale manoscritto da Lennon di Nowhere Man è stato venduto all’asta da Christie’s a New York per 455 500 dollari.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

Commenti