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L’ULTIMA CAMPANELLA

L’ULTIMA CAMPANELLA

L’ULTIMA CAMPANELLA

Fra ieri e domani hanno suonato e suoneranno migliaia di campanelle in ogni scuola italiana per segnare la fine dell’anno scolastico, buoni propositi, insegnanti e ragazzi stanchissimi, timori e speranze. L’ultimo giorno è sempre un po’ da “Cuore” di De Amicis in cui tutto sembra ricomporsi e si respira un’armonia sospesa in cui tutto sembra ritrovarsi. Arrivederci a settembre, oltre l’estate delle piccole e grandi passioni, delle esperienze, coscienti di ritrovarci a settembre un pochino cambiati, più grandi o più vecchi, pronti a ricominciare il giro.

In fondo il tempo della scuola è come quello del contadino medievale, dalla semina al raccolto, segue i ritmi della natura come facevano i vecchi sussidiari delle elementari di decenni fa, scanditi dal tempo delle castagne e da quello delle ciliege , in un mondo rurale che già non esisteva più soppiantato dal sempre e ovunque del supermarket.

Tempo di bilanci dunque in attesa del nuovo anno, che per la scuola non è il 2020, ma il settembre 2019.

E il primo bilancio è questo. La scuola sopravvive nonostante tutto e tutti. Nonostante il balletto sui tagli da 4 miliardi con scambi di accuse fra maggioranza e opposizione che hanno come vittime le politiche sul sostegno e sull’inclusione, nonostante una burocratizzazione che è andata di pari passo con la dematerializzazione (ma ciò che era online non doveva snellire e semplificare?), con una parte degli insegnanti che sperimenta cose nuove, ma quasi a livello volontario, con presidi-manager che manager non sono perché sommersi da una miriade di impegni amministrativi che spesso fanno dimenticare il fine ultimo della scuola, la didattica.

Eppure c’è un filo che regge tutto, quel mettere insieme istruzione ed educazione come diceva quasi duecento anni fa il buon Mazzini che con questo binomio voleva formare il buon cittadino, consapevole di se e degli altri. La capacità di riconoscersi e riconoscere l’altro. Perché un paese avanzato e civile si misura sulla capacità di investire in istruzione e ricerca che significa innovazione e sviluppo sostenibile in un mondo contemporaneo . Purtroppo l’Italia non brilla e non ha mai brillato in questo.

Cosa rimane allora? Il rapporto studente- docente sicuramente, spesso legato al caso purtroppo, ad un’empatia che può svilupparsi o meno, a quella formula quasi magica che permette di catturare l’attenzione in una classe di ragazzi spesso distratti da alte cose più allettanti. Come ho avuto modo di scrivere in un’intervista per il “Sole24Ore” (permettetemi un’autocitazione ogni tanto, https://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2016/05/10/la-meraviglia-di-tiziano/ ); “secondo me un insegnante deve mantenere le inquietudini e le ansie di quando era ragazzo e farle evolvere nel suo essere adulto, deve essere un profeta del noi non dell’io, deve saper stare allo stesso tempo in cattedra e in fondo all’aula, proprio in fondo in fondo, dove sta quello più disattento, quello che nasconde il cellulare, quello che quando riesci a prendere anche la sua attenzione allora sì che puoi tornare a casa contento.”

Infatti fra le cose di scuola che conservo c’è un piccolo “diploma”, non un diploma vero, uno di quelli che vendono nelle cartolerie per i compleanni degli amici, eterni adolescenti, sui quali puoi scrivere “il più figo”, “il più bischero”, “hai vinto l’Oscar” e così via. Ecco su quello che mi hanno regalato gli studenti di una mia quinta classe che se ne andava via a fine ciclo di studi (in fondo gli insegnanti sono come le puttane, si “innamorano” un po’ di quasi tutti i loro alunni) . Su quello che mi hanno regalato e solo sul mio c’è scritto il mio nome e “attestato di merito per averci portato alla scoperta del mondo” . Da buon insegnante “patetico”, mi sono commosso , perché era esattamente quello il mio scopo, portarli alla scoperta del mondo, di quel mondo che è fuori dalle quattro mura dell’aula. Non so quanto consapevolmente lo abbiano fatto, ma i ragazzi hanno un fiuto speciale, ma si , hanno scritto quello che deve essere il compito della scuola, “portarli alla scoperta del mondo”. Buona estate.

Autore del Post

Tiziano Arrigoni

Massetano - follonichese - piombinese - solvayno, insomma della Toscana costiera, con qualche incursione fiorentina, Tiziano Arrigoni è un personaggio dalle varie attività: scrittore di storia e di storie, pendolare di trenitalia, ideatore di musei, uomo di montagna sudtirolese ed esperto di Corsica, amante di politica - politica e non dei surrogati, maremmano d'origine e solvayno d'adozione, ecc. ecc... ma soprattutto uno che, come dice lui, fa uno dei mestieri più belli del mondo, l'insegnante (al Liceo Scientifico "E.Mattei" di Solvay) e, parlando e insegnando cose nuove, trova ispirazione e anche "incazzature", ma più la prima, dai suoi ragazzi di ieri e di oggi.

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