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L’isola

Oggi è morta la mamma. O forse era ieri. O forse era papà. Mi ritrovo quindi nell’isola, dove tutto è azzurrino. Chi si prenderà cura di me? Questa mia vita, sforzo quotidiano per non diventare un tipico personaggio di Luca Barbareschi. Uno che legge le targhette delle cassiere, delle commesse. “Niente tessera soci… Loredana. Grazie e buona serata a lei… Monica”. Mai più dunque i passi di mia madre su per le scale, io che la sento e me lo ricaccio dentro, infastidito, sì, ma felice per la serata che sarà. Con la pizza, il pecorino di Pienza con la buccia nera altrimenti m’incazzo, il conforto del vero Islam, i giochi mentre mangiamo come inventare l’avverbio più bello o le cordiali trattative tra feudatari. Nessun dolore allora sul mio visino da piccolo papa cinquecentesco. Ma adesso chi mi aiuterà? Ora che papà e mamma hanno preso il ponte dell’arcobaleno, chi coadiuverà mia nonna nel pulire il mio enorme corpo di anziano libero professionista? Lei, donna di polso, partigiana con le brigate nere, ora è vecchia e da sola non ce la fa. Stanca morta mi strofina lentamente e mi sciacqua mentre io sempre con la testa al lavoro sbraito: “Fatturareeee! Fatturareeee!”. Un giorno di marzo sono a mollo per il solito bagnetto, nonna mi lava la schiena, mi volto per chiederle se posso farla nella tinozza, visto che mi scappa tanto, ma nonna in realtà non c’è e di colpo mi viene il dubbio che è un po’, che non c’è. Allora ribalto la vasca e corro nudo a chiamare mia zia paracadutista, ma anch’ella non c’è e nell’andare – noto – ha lasciato la radio accesa sul 104.90. Si sente Pannella che sibila dall’oltretomba convinto che finché parla non muore mai. Sento abbaiare e corro in giardino. C’è il cane Birillo, mi corre incontro felice tenendo in mano un cardellino appena cacciato. Glielo tolgo e lo rilancio in mare sperando si riprenda. Birillo ci resta male perché era un regalo e per polemica si iscrive al gruppo misto, intanto fortunatamente l’uccellino comincia a riprendersi con un Super8. “Paola, mi senti?”, grido garbatamente verso un cielo color Carlo Croccolo. Niente. Mi calo nel pozzo e corro nella mia cameretta sdraiandomi esausto sul letto e pensando che in Italia i veri eroi sono gli imprenditori. Vorrei semplicemente tornare a quando mio papà mi faceva addormentare leggendomi le favole dopo che avevamo fatto l’amore. Quand’è che bisogna andare via di casa? Un attimo prima che i vecchi muoiono.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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