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Al stadio

Al stadio

La settimana scorsa per la prima volta in vita mia sono stato allo stadio. Tutto è nato nel gruppo Whatsapp della nostra compagnia di amici, ‘Sirchia Team’, quando Danilo, fisioterapista ciociaro di fede laziale, scrive: “Qualcuno verrebbe a vedere Milan-Lazio domenica a San Siro?”. Domenica sarebbe dopodomani, il preavviso è poco e Rapallo-Milano non è certo come fare Saronno-Pesaro. Per due ore non risponde nessuno, poi timidamente Sandro, vecchio cuore rossonero, digita: “Eh se me lo avevi detto prima…”. Si accoda lo statale Thomas: “Guarda Danilo verrei volentieri ma ho un gran mal di schiena tant’è che lunedì vado a fare un massaggio…” e subito io, Fausto e Ludovico a scrivere: “Un massaggio a cosa??!! Ehehhee” e Saverio a ruota che manda il video di una cicciona che fa una sega a un cinghiale. I gruppi lo sapete funzionano così. Poi ancora silenzio. “Nessuno?”, scrive Danilo. Niente. Io non sono interessato, lo stadio non mi attira e il calcio al massimo lo guardo ogni tanto in tv. Però, quando ormai il nostro amico sta per mollare (“Dai pazienza non se ne fa niente dio******gni”), mi faccio i classici due conti in tasca: le mie quotazioni nel gruppo sono al ribasso perché avendo l’elefantiasi esco poco e perchè mi sono vantato di essere padroncino ma poi si è scoperto che il furgone era di mia nuora. Così decido di provare a rilanciarmi e a rinnovare la mia immagine partecipando al Grande Slam della vita: “Dani io ci sarei”, scrivo. “Come te?”, domanda egli sconcertato. “Sì dai si può fare, come ci organizziamo?”. E lui ancora: “Ma non ci sei mai stato allo stadio e ora così all’improvviso…”. “Voglio provare”. “Vabbè, ok”. “C’è sempre una prima volta… come dicono gli architetti ahaha”, gli faccio. “Che architetto scusa?”. “Giotto”.

Partiamo la domenica mattina verso le dieci, ci vediamo da Decathlon. “Ciao Dani”, esordisco montando in auto con un bel vassoietto di pastarelle. “Ciao Nico – mi fa -, come benzina e pedaggio sono circa settanta a testa, puoi darmeli subito per cortesia?”. Dani mi osserva sistemare il grano sotto il lumino di Padre Pio e solo a quel punto parte e imbocca l’autostrada. Fino a Tivoli silenzio imbarazzato, poi l’amico sbotta: “Ma te scusa non tenevi per l’Inter una volta cazzo?”. “Ma così, da piccolo, per Ronaldo… sai che non seguo troppo”. “Tieni Inter e vieni a vedere Milan-Lazio? Pazzesco”. “Sì dai – dico -, naturalmente tengo Milan che è sempre una squadra di Milano mi pare”. Dopo sei ore di viaggio finalmente usciamo al casello di Carisio, “dove io voglio ridere”, sottolineo a Danilo citando La Zanzara e lui mi guarda come se fossi la malattia che anni fa ha ucciso la sua unica figlia. Un attimo dopo eccoci a Milano: parcheggiamo, ci baciamo lungo i Navigli, lasciamo un fiore a Piazzale Loreto e infine raggiungiamo San Siro. Ci prendiamo un paninozzo bisunto hummus e lattuga, compriamo i biglietti dal bagarino del Comune e finalmente entriamo nella Mecca del calcio. Capitiamo nella Curva Sud tra i tifosi occasionali del Milan. Alle nostre spalle, nell’anello superiore, gli ultras laziali con le loro bandiere di Sergio Ramelli e del Duce. “Mi raccomando non fare il coglione che altrimenti allo stadio si prendono le botte”, mi avvisa perentorio il Dani conoscendo la mia indole funambolica alla David Sassoli. Obbedisco e seguo in silenzio la partita, che ben presto si trasforma in un massacro a danno dei padroni di casa: all’intervallo la Lazio è avanti di quattro reti a zero grazie a un poker del compianto Giorgio Chinaglia. I supporter laziali alle nostre spalle sono al settimo cielo e cercano giustamente di sfondare i parapetti per raggiungerci e farci la festa sulle ali dell’entusiasmo. E quando la Lazio a metà ripresa segna il sette a zero – ancora gol di Long John – ecco che le barriere cedono sul serio e ci troviamo circondati da diecimila ultras biancocelesti armati di tutto punto che cominciano a fare fuori i malcapitati rossoneri. Danilo tira fuori la sua sciarpa laziale, fin lì tenuta ben nascosta in tasca, e si fa riconoscere dai commilitoni. Io, invece, ho i minuti contati. “Tutto sommato mi spiace Nic”, mi dice Dani con quel suo sguardo languido. Sento la fine avvicinarsi, ma in quell’istante noto al mio fianco, terrorizzato, un bibitaro cingalese. Lo afferro, tiro fuori il coltello serramanico che porto sempre con me – buono sì, scemo no – e ‘lamo’ l’inerme esercente asiatico. Il gesto conquista gli assalitori laziali che mi mettono una sciarpa al collo e mi portano in trionfo mentre mettono a ferro e fuoco la Sud. Ci divertiamo un mondo e dopo andiamo anche a mangiare la pizza. Sulla via del ritorno, in auto, un canto di gioia scandisce il viaggio mio e di Danilo:

“LAZIO ONORE E GLORIA
MOLTO SODDISFACENTE
CAMERATA PRIEBKE
PRESENTE!”

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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