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Ufficio pacchi

Allora c’è Bergonzoni che parla e si comporta in quel modo lì anche nella quotidianità e fa diventare matti sua moglie e gli amici del bar. “Alessandro, mi allunghi il pane?”, e lui che per forza deve fare la scenetta di prendere il francesino e tirarlo dalle estremità: “Non ci riesco, si rooooompe”. “Alessandro, mi passi il sale?”, e il nostro che immancabilmente si mette a usare la saliera come un cordless e assicura: “Non ci vuol parlar con teeeee”. Una pesantezza infinita. Così Dio (Gianni Cavina) per punirlo fa sì che ogni calembour del performer bolognese sfoci in una frase di Loris Batacchi (Andrea Roncato) dell’Ufficio pacchi, tanto la voce è uguale e ci sta bene. È lì sul palco del Comunale, pronto a sfoderare il più tonico e dadaista dei suoi giochi di parole, che improvviso sbotta: “Un tipo? Un tipo di simmiaaaaa” o ancora “Mo che bela mamina… c’ha una sorella? Mo porti anche leiiii” e via dicendo. È chiaro che di fronte a episodi simili il pubblico in sala reagisce male. Gianni Cuperlo rimette su Nicola Piovani, Enrico Varriale corre a cena, il professor Prodi prende la sua Flavia e sdegnato lascia il civico teatro. In capo a un paio di mesi Bergonzoni va in rovina, tutto per colpa della sua incapacità di scindere vita e professione. Ormai poverissimo, Bergonzoni viene giustamente espulso dal suolo nazionale e si ritrova a vagabondare nei paesi del Patto di Varsavia. Trova lavoro come buttafuori in un night. Una sera sta male quello del piano bar e lui prega il titolare di dargli una chance sul palco. È sicuro che riuscirà a ritrovare la verve geniale di un tempo per deliziare quel ristretto pubblico di pugili tossicodipendenti. Ma niente, mezzo calembour ed è già “Ufficio pacchiiiii”. Però i moldavi ridono, ne chiedono ancora (“Again! Again!”) e allora Alessandro si adatta e fa una seratona ‘Speciale Batacchi’. Va così forte che il suo diventa un appuntamento settimanale e ben presto parte per una formidabile tourné esteuropea. Open, il giornalino di Corrado Mentana, si accorge del fenomeno e lo racconta alle famiglie italiane. La storia commuove a tal punto che per il teatrante bolognese si riaprono le porte del Belpaese dopo tre anni di assenza. Riceve la grazia dal presidente del consiglio Mario Monti e viene invitato a Sanremo come super ospite, facendo un figurone con le sue “Spatolate alle mamineeee”. Dopo la serata all’Ariston va in albergo con fare vittorioso. Pepsi fresca dal frigobar, doccia bollente, poi eccolo davanti allo specchio. Spazza via il vapore con la manica dell’accappatoio, guarda: non c’è più Alessandro, c’è solo Roncato. Non ci crede, si stropiccia la faccia. Niente da fare, gli sembra di impazzire. Si butta a letto sperando che tutto passi dormendoci su, ma sotto le lenzuola, nuda e vogliosa, trova Stefania Orlando. Lei lo palpa, lui le sfugge, si schiaccia contro la parete. Da sotto il letto sbucano sorridenti i Gemelli Ruggeri, alla finestra spunta un angelo con la faccia di Pupi Avati da morto, dal bagno giungono terribili le urla di Lucio Dalla. La Orlando gli pianta le mani bramose sul petto, lui strizza gli occhi disperato, caccia urla senza suono. Crede ormai di morire, ma di colpo ogni cosa è solo bianco, silenzio e luce. Arriva Dio (Gianni Cavina) e si pronuncia pubblicamente: “Prima eri così assorbito dal personaggio che non lo lasciavi da parte nemmeno nel quotidiano. Ora dopo un lungo percorso di sofferenza succederà la stessa cosa però sarai Loris Batacchi al cento per cento, sul palco come a casa, alle feste dell’Unità come dal medico”. E il miracolato: “Mo scusi signor Dio mo così si perde tutto il senso della redenzione, bela mamiiiinaa”. Cavina onesto: “È vero guardi, con me sfonda una porta aperta. Purtroppo sono Dio da cinque anni (prima era Dellepiane) e ancora non ho preso la mano con queste riabilitazioni dei peccatori. Ad esempio Ezio Greggio siccome non pagava le tasse per punizione lo ho fatto fidanzare con una spogliarellista di trent’anni più giovane perché pensavo di dargli angoscia al pensiero che lei un giorno sarebbe morta sola. Anche lì è stata polemica e me ne assumo la piena responsabilità”. Batacchi protesta: “Con storie così non ci viene nemmeno una parabola”. Fa capolino il comico Vito: “Io ca parabbola ce prendo Sky, mamma mia comme stooooooo”. Idea carina ma pezzo un po’ tirato via.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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