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E che l’ho ammazzato io Berlinguer?

E che l’ho ammazzato io Berlinguer?

Ma che l’ho ammazzato io Enrico Berlinguer? Oppure è morto l’anno scorso quasi centenario col pleid e non ce ne siamo accorti? A volte è davvero buffo come si dimentichi e mistifichi la Storia, magari per non urtare un comico – anzi scusate, un poeta – toscano. Tantovale ripercorrere un po’ quei fatti di quarant’anni fa. Padova, 7 giugno 1984, Piazza della frutta, che nome buffo. Enrico, presidente del consiglio e segretario del Partito comunista italiano, sta tenendo un comizio in vista delle Elezioni europee. Una folla oceanica come al solito lo acclama: “Grande Capitanoooo! Continua così Capitanooooo!”. Ma dopo mezz’ora di discorso, The Captain pare non sentirsi bene. Fa una pausa, dice quella frase sulla carezza ai bambini poi diventata tanto famosa e si appresta a lasciare il palco. Ma proprio in quel momento irrompe in scena il comico comunista Roberto Benigni, allora all’apice del successo. Il funambolo di Vergaio abbraccia con veemenza l’esile e sofferente Enrico, lo sbatacchia, lo prende in braccio come un pupo. Il leader sardo, colpito da ictus, perde conoscenza, ma Benigni niente, continua a giocare con quel corpo esausto e bisognoso di soccorsi urgenti. “Io segretario con te ci farei l’ammore con tutto l’ammore che c’ho – sbraita l’attore e regista pratese infiammando il pubblico – ma quanto sei bello Enrico, ti bacerei tutto con la tua famiglia i tuoi figli il partito i nipoti, ma quant’è bello questo sentimento che mi straborda dai polmoni dal cuore dalle milze Berlingueraccio mio quanti baci ni viso!”. Intanto da sotto il palco Giancarlo Pajetta e i militi della Pubblica assistenza di Padova implorano Benigni di fermarsi, certo glielo chiedono con estrema educazione, perché lui è il fenomeno, l’intoccabile, l’enfant prestige. Dopo tre quarti d’ora finalmente interviene Nicoletta Braschi che riesce a distrarre il marito mostrandogli il seno. Benigni a quel punto va in estasi e lascia il segretario Berlinguer, o quello che ne resta: un corpo esanime, livido, stropicciato. Il Capitano, ricoverato d’urgenza, cade in un coma profondissimo. A Benigni, dal partito e dalla società civile non arriva nemmeno una tirata d’orecchie. Perché a lui, al Dante redivivo, al giullare della Shoah, non gli puoi dire niente. Invece uno come Nuti che è pure più bravo lo puoi prendere per il culo su Canale 5 perché è caduto in piscina dopo l’ischemia. Addirittura il successo comunista alle elezioni europee (40 per cento) viene attribuito allo show padovano di Benigni. Un risultato elettorale incredibile che, quasi per miracolo, fa risvegliare dal coma Berlinguer. Il segretario, appena riaperti gli occhi, non chiede delle elezioni ma, come Togliatti nel ’48, domanda: “Quanto ha fatto la Juve?”. E Macaluso dal capezzale: “Zero a zero con la Lazio”. Lì Berlinguer si incazza tantissimo perché si era giocato l’over e per la rabbia muore davvero.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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