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Il cuscino delle bestemmie

Il cuscino delle bestemmie

Il mio unico grande amico quando ero piccolo era il cuscino delle bestemmie. Era un normale cuscino azzurro che stava sul mio lettino e sul quale ogni tanto premevo il viso e pronunciavo strozzate e furenti numerose bestemmie ed parolacce. Questo accadeva perché i miei genitori non tolleravano le male parole né tanto meno le bestemmie per quanto qui da noi in Umbria usino anche così, per compagnia. Non transigevano nemmeno su un «mannaggia» sussurrato per un fuorigioco non visto o su un «idiota muori» gridato a suor Celeste per quel bacio non dato. Una volta un ragazzo tossicodipendente del mio paese, ora purtroppo autotrasportatore di successo, mi smadonnò in fronte alla 13ma Sagra del Delfino in umido e io, che avrò avuto tre anni, per spirito di emulazione ripetei di fronte a migliaia di persone. Subito papà mi prelevò e mi picchiò davanti a tutta la locale Proloco, poi preso dal rimorso mi disegnò su uno scottex il percorso che avrebbe fatto il traghetto quando saremmo andati in vacanza in Sardegna a settembre, e io mi rinfrancai al pensiero del porto di Livorno e delle spiagge coi giunchi mentre il mio nasino ferito sgorgava sangue misto a meconio. Quindi insomma il parlare sporco dovevo tutto confinarlo al mio amato cuscino delle bestemmie sul quale, a forza di ringhiarci sopra sbavando, la saliva disegnò un’imponente macchia centrale a forma di Cristo pantocratore identico a quello del duomo di Cefalù, in provincia di Palermo o volendo esagerare Messina. Certo, questo veto sul dirty talking, come si dice oggi nella Perugia ‘bene’, mi ha reso la vita difficile alle scuole medie, fase decisiva per diventare un duro (poi ce l’ho fatta comunque). Ad esempio quando le bambine più sveglie mi stuzzicavano chiedendo «Conosci Chiti?» e tu dovevi rispondere «Chitincula!» (se chiedevi «Chi è?» il «Chitincula” logicamente te lo prendevi te) io per evitare quel tragico epilogo rispondevo «Certo, il senatore Vannino Chiti, già ministro per i Rapporti con il Parlamento». Ovvio che loro a quel punto andavano anzi da Alessio, che reggeva il copione alla perfezione, e poi giustamente ci facevano l’amore nell’ora alternativa a religione o in pullman mentre andavamo in gita a Fontanellato. Bella Fontanellato, bellissima… ma diciamoci la verità, dov’è che non è bella la nostra l’Italia? «Eddai! Vivaddio!», come direbbe il mio amico Giampiero Mughini.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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