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Becoming Lino Toffolo (parte seconda)

Becoming Lino Toffolo (parte seconda)

QUI la parte prima.

Le biografie di Maifredi e Sonetti andarono a ruba. Un successo straordinario, anche se, disgraziatamente, non nelle forme che avrei desiderato. L’immagine del sofferente Maifredi, infatti, purtroppo venne percepita e ridancianamente celebrata – soprattutto dai giovani – come quella del numero uno dei poveretti, dei cretini, degli esclusi, tant’è che fecero anche delle magliette canzonatorie che andarono fortissimo. Pensare che io speravo di suscitare nei lettori un po’ di sincera compassione per il mister… E poi c’era la biografia dell’orrendo Sonetti: tutte le accuse che gli avevo ricamato sopra purtroppo non fecero altro che fargli guadagnare una fama da maledetto, da dannato. Divenne una sorta di affascinante antieroe e grazie al tam tam mediatico uscì di prigione dopo soli due mesi di detenzione. Pochi per soffrire davvero la vita carceraria, ma abbastanza per atteggiarsi a martire dello Stato, diventare testimonial di diverse campagne dei Radicali e allestire un fidanzamento vip con la formosa Chiara Francini. Ero davvero amareggiato per questo exploit sonettiano e al contempo mi sentivo molto in colpa per la presa in giro nazionale a mister Maifredi, che sapevo essere sempre più malato e macilento e che passava le sue giornate a piangere.

Ad ogni modo, il boom dei due libri mi fruttò una certa notorietà, tant’è che la Rai mi chiamò per sceneggiare la miniserie ‘Guidolin’, dedicata alla vita del compianto ex allenatore di Udinese e Watford, che sarebbe stato interpretato da Roberto Citran. Subito pensai che, oltre a conferire una sonora bottarella alla mia carriera, avrei potuto sfruttare l’occasione per dare una mano a mister Maifredi per guarire e rimettersi in carreggiata. Mi recai al 14 di Viale Mazzini in Roma in un bel giorno di primavera. Avevo appuntamento con il direttore della Rai, dottor Roberto Zaccaria. Dopo oltre tre ore di attesa, scocciato, decisi di entrare senza il via libera della segretaria, l’ex zingara Cloris Brosca, ancora una bellissima donna. Trovai il dottor Zaccaria inginocchiato di fronte a sua moglie Monica Guerritore, che con fare scocciato gli teneva un piede in faccia. “Ma lo sai Monica – le diceva – che assomigli proprio alla Trinca? Vi vedessi vicine direi: sorelle! Sorelle dell’età della Trinca eh, ça va sans dire”. Ma vai a cagare. “Come si chiama la Trinca, si ricorda mica?”, mi chiese, scorgendomi. “Jasmine”. Era tutto contento. “Sono qua per Guidolin direttore”, gli dissi. “Certo, certo, scusaci Monica”. La Guerritore se ne uscì guardandoci come due cretini. Il direttore mi fece accomodare e ci mettemmo fitti fitti a ragionare su ‘Guidolin’, intendendocela abbastanza bene. Tra un’idea e l’altra videochiamammo su Skype Roberto Citran, futuro protagonista della miniserie, che ci fece un giochino bellissimo inventato da lui: l’astronauta. Praticamente si portava il notebook in bagno – di un bianco asettico come quello della Stazione spaziale internazionale – e si affacciava di lato facendo finta di flutturare nel vuoto, mimando anche quel modo buffo di mangiare tipico dei cosmonauti. Non pensavo che Citran fosse un giocherellone simile, l’avrei detto un timido.

Dopo due ore di proficua chiacchierata, venne il momento di parlare di soldi. Proprio quello che aspettavo per fare la giocata che poco prima mi ero preparato a casa.

“Beh, quanto vuole per scrivere ‘Guidolin’, caro mio?”, fece Zac.

“Lei quanto propone, herr direktor?”, dissi sicuro.

“Oddio che imbarazzo, mi dica lei!”.

“Il regista sarà Giulio Base, giusto?”.

“Sì, sarà Giulio”.

“E quanto prenderà lui? Sincero”.

“A Giulio diamo ottanta milioni di lire tondi tondi. Ma sa – si cautelò il direttore -, è uno che ha fatto un sacco di cose, trent’anni di esperienza…”.

“E vi fa pesare che è del Mensa, vero?”, azzardai.

“Non mi dica niente!”, si rammaricò Zaccaria.

“Beh, a vederlo così non gli daresti niente – osservai -, però si è… ehm… ‘incorporato’ Anna Falchi, tanto scemo non potrà essere eheheh”.

Il direttore Zaccaria rise di gusto e si accese in bocca due Nazionali, passandomene poi una. Non fumavo, ma l’accettai volentieri. S’era creato un clima rilassato e potevo finalmente colpire.

“Senta direttore, quando date di solito allo sceneggiatore? Un quarto di quello che prende il regista? Un terzo?”, domandai.

“Giù di lì”.

“Allora io voglio molto meno”. A Zaccaria si illuminarono gli occhi. Del resto, eravamo nell’Italia della spending review.

“Oddio, meno quanto?”, mi domandò ingolosito.

“Un milione, stop”.

“Scherza…”

“No direttore, un milione”.

“Mai vista tanta generosità! Sa, qua ci chiedono sempre di risparmiare…”.

“Immagino dottor Zaccaria. E se dà un milione allo sceneggiatore vedrà che tira giù qualcosa anche con Base”.

“Infatti! Qua la mano ragazzo mio!”.

“Un attimo direttore”.

“Che succede?”.

“Oltre al milione, le chiedo anche un piacere per un mio amico. Nulla di incredibile per uno come lei, nella sua posizione”.

“Sentiamo”, disse con un filo di preoccupazione.

“Vorrei semplicemente che organizzasse una partita del cuore per una persona cara. Purtroppo non sta bene. Con il ricavato gli diamo una mano e proviamo a capire che malanno ha, se si può curare…”.

“Tutto qua? Un milione e la partita?”, domandò sollevato.

“Niente più”.

“E chi è il suo amico?”

“Mister Gigi Maifredi”.

“Urca, sta male come è scritto nella biografia? “.

“Anche peggio”.

“Capitto. Comunque nessun problema per la partita, faccio oggi stesso un giro di telefonate!”.

“Grazie direttore… roccia!”.

“Eh insomma… vent’anni fa magari! Ahaha!”.

“Una roccia d’uomo!”.

“Aahaha! Allora un milione e il partitone, andata – concluse il direttore -. Ci sentiamo presto per firmare il contratto. E diamoci del tu dai!”.

“Ciao grande!”, gridai.

Prima di rincasare, raggiunsi il centro città e feci quattro passi. C’era un bel calduccio romano. Stavo bene, non mi capitava da tanto. Mi fermai davanti alla vetrina di un punto vendita Feltrinelli. C’erano sia ‘Becoming Lino Toffolo’, sia ‘Sonetti – Il calcio è poesia’. Erano ben in vista, meglio di Ken Follet. Mentre guardavo la mia immagine riflessa mescolata alle copertine, pensavo che mi spiaceva davvero tanto aver reso mister Maifredi “Il coglione d’Italia”, come tragicamente recitava la fascetta della sua biografia. Però se avessimo scritto pagine edulcorate, non veritiere, che dipingevano Luigi come un uomo pimpante e in forma, la malattia mica sarebbe regredita per buona educazione o per chissà cos’altro. Insomma, c’era da guardare avanti. Avevo una gran voglia di dare una mano al mister e sapevo che ce l’avrei fatta perché si può dire tutto ma sono sempre stato una brava persona.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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