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Preparativi di viaggio: quell’insana passione per “la lista”

Io e Andrea (rammaricandoci per la bellezza della sposa)

Io e Andrea (rammaricandoci per la bellezza della sposa)

Io e Andrea (rammaricandoci per la bellezza della sposa)

L’altro giorno ero in treno, stavo andando a Ravenna a trovare degli zii a cui non tengo. Sale a bordo una famiglia di cinesi e il bimbo, un ragazzino di 7-8 anni, starnutisce a spruzzo guadagnandosi in un istante gli sguardi pieni di odio e disgusto dell’intero vagone. Con una piccola eccezione: io, io che per ricordare a tutti che c’è un’altra Italia – un’Italia migliore – mi avvicino al piccolo, gli sorrido e lo bacio in bocca a lungo, con passione e trasporto, allungando anche un po’ le mani sotto gli occhi dei genitori. Forse a volte bisognerebbe controllarsi, è vero, ma faccio una gran fatica. Quando vedo Barbara D’Urso con quel vestitino sexy io non resisto, vorrei proprio sfilarglielo di dosso e provarmelo. Ma attenzione, questo non vuol dire che il sottoscritto sia uno che si concede facilmente, anzi, se mi avessero dato un euro per tutte le donne a cui ho saputo dire di no oggi potrei comprarmi dei wurstel. E comunque il paradosso è che noi anziani playboy di paese, ormai, abbiamo molti meno rapporti delle persone tranquille, accasate.
Alle cene con le coppie sposate, i mariti ci guardano con ammirazione, come a dire «Beati voi che ancora ci date dentro», quando però loro, come minimo, hanno avuto tre rapporti completi nel corso della settimana (martedì, giovedì e sabato mattina) mentre noi niente perché siamo in quattro a disputarci una povera vedova. Ma questo i padri di famiglia non lo sanno e allora noi sorridiamo, stiamo al gioco. «Quante ne hai sottomano, Lele? Quante?». «Ma niente dai… un paio». E il buonuomo nostro amico mentalmente triplica, convinto che gliele nascondiamo per non fargli venire troppa gola. Ma invece siamo noi donnaioli fatiscenti a invidiargli la casa, la famiglia, l’anima grande e generosa che alla fine vince e dura sempre su tutto come la Juventus o il Corriere della Sera.
Un po’ alla volta scopriamo nuove abitudini: mettiamo le canne per i pomodori, andiamo a picchiare le prostitute con Marco Berry e passiamo più tempo in famiglia, ascoltando la nonna centenaria che ci racconta dei tedeschi liberatori. Ai matrimoni di amici imprenditori tiriamo il riso con violenza, bestemmiando, recriminando, rammaricandoci per la bellezza della sposa. E un bel giorno ci ritroviamo semplici spettatori dei sentimenti, noi che dell’amore eravamo indiscussi protagonisti. Ma esiste davvero, questo amore? E che cos’è, l’amore? Io, molto semplicemente, per rispondermi penso ai miei cari genitori, morti a cinque minuti l’uno dall’altro, e lascia stare che fu omicidio suicidio.

Niccolò Re

Niccolò Re è nato a Sarzana nel 1986.

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