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HELP! (Lennon – Mc Cartney)

HELP! (Lennon – Mc Cartney)

HELP!

(Lennon – McCartney)

McCartney: cori, basso – Lennon: voce, chitarra ritmica – Harrison: cori, chitarra solista, legnetti – Starr:  batteria, tamburino
Registrazione: 13 aprile 1965
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: singolo (1 settembre 1965)

Canzone eponima del film e dell’album che ne contiene la colonna sonora, Help! fu scritta da Lennon a casa sua, a Weybridge, probabilmente l’11 aprile 1965.

Mc Cartney: “Mi pare di ricordare che intorno a un tavolo c’eravamo noi, Dick Lester, Brian Epstein, Walter Shenson, forse c’era anche Victor Spinetti. In un modo o nell’altro venne fuori il titolo Help. Non fui io a suggerirlo; forse fu John, forse fu Dick Lester. Uno dei due, comunque. John andò a casa, ci pensò sopra e buttò giù le fondamenta del pezzo, poi ci lavorammo insieme. Lo scrivemmo seduti a casa sua, insieme, quindi non deve averne lui tutti i crediti. Direi che, per il fatto che l’ispirazione è stata sua, si debbano dividere 70/30. Il mio contributo principale è il controcanto a quello di John”.

Lennon: “L’ho scritta io – bam! bam! – e mi sono aggiudicato la canzone del 45 giri”.

La versione del regista è un po’ diversa. Dick Lester: “Quel pomeriggio John e Paul presero in prestito il pianoforte che c’era sul set e cominciarono a scrivere la canzone. La mattina dopo ce la fecero sentire, e la registrarono la stessa sera”.

Il testo di Help!, come riconobbe più tardi il suo autore, era effettivamente un grido d’aiuto. Lennon: “Le due sole canzoni ‘vere’ che ho composto sono Help! e Strawberry Fields Forever. Sono quelle che ho scritto basandomi sulla mia esperienza personale e non immedesimandomi in una situazione esterna e scrivendo su quella una bella storiellina, cosa che ho sempre trovato fasulla. Quel testo ha valore, oggi come allora. Mi dà sicurezza pensare che all’epoca avevo consapevolezza della situazione… e
senza acido, senza niente (tranne, be’, l’erba)” (1970). “Non me ne resi conto nemmeno io, al momento. Scrissi la canzone su commissione, per il film. Ma in seguito mi accorsi che stavo davvero gridando ‘aiuto!’. Ero nel mio periodo ‘Elvis grasso’, imbolsito, insicuro, completamente disorientato. E nel testo ricordo com’era più facile la mia vita quand’ero molto più giovane”
(1980).

Harrison: “Queste cose John non le disse mai all’epoca, le tirò fuori solo retrospettivamente. Quello era lo stato emotivo in cui si trovava allora. Era grassoccio e portava gli occhiali. Non si sentiva a posto. Sembrava Michael Caine con gli occhiali di tartaruga”.

Il 13 aprile i Beatles arrivarono ad Abbey Road alle 19 per una seduta di registrazione della durata prevista di quattro ore. Il loro obiettivo era realizzare la base ritmica sulla quale poi sovraincidere le voci. Inizialmente Help! era più lenta rispetto alla versione definitiva (lo dimostrano le prime takes strumentali, reperibili sui bootleg). La lavorazione in studio fu
complessa e difficoltosa: takes abortite sul nascere, corde spezzate, chitarre da riaccordare, e qualche incertezza da parte soprattutto di George.

Richiederebbe troppo spazio ricostruire minuziosamente la laboriosa procedura di registrazione di Help!; basterà ricordare che la take strumentale “buona” fu la 9, e su questa vennero sovraincise le parti vocali e il tamburino di Ringo, mentre per recuperare una pista su cui sovraincidere la chitarra di George fu necessaria una trasposizione su un nuovo nastro a quattro piste, che diventò la take 10.

La prima esecuzione dal vivo di Help!, registrata il 1° agosto 1965 all’ABC Theatre di Blackpool per il programma televisivo “Blackpool Night Out”, è inclusa in Anthology II. La canzone fu inclusa nella scaletta del tour statunitense dell’estate 1965 e in quella del breve (e ultimo) tour britannico
del dicembre 1965.

Il 23 novembre 1965, negli studi di Twickenham, i Beatles realizzarono alcuni filmati in bianco e nero e con l’audio in playback per We Can Work It Out, Day Tripper, Help!, Ticket To Ride e I Feel Fine per sgravarsi dalla necessità di apparire di persona nelle trasmissioni promozionali televisive. Considerati i precursori degli odierni videoclip, i filmati furono diretti da Joe McGrath. In quello di Help! i Beatles sono seduti in fila su un cavalletto in quest’ordine: John, Paul, George e Ringo, che regge un ombrello bianco. Infatti dopo un minuto e mezzo sul gruppo comincia a “nevicare”.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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