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ANY TIME AT ALL (Lennon – Mc Cartney)

ANY TIME AT ALL (Lennon – Mc Cartney)

ANY TIME AT ALL

(Lennon – McCartney)

McCartney: cori, basso, pianoforte – Lennon: voce, chitarra acustica ritmica – Harrison: chitarra solista – Starr:  batteria
Registrazione: 2 giugno 1964
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
LP: Tutti per uno (28 luglio 1964)

Non sono note le circostanze in cui Lennon compose Any Time At All. Certo la canzone arrivò in studio ampiamente incompleta, il che fa pensare che fosse di fresca ideazione; forse nacque durante la vacanza alle Hawaii, forse addirittura nei pochi giorni trascorsi dopo il ritorno a Londra (26 maggio) e il rientro in studio (il 1° giugno, quando i Beatles registrarono Matchbox, I’ll Cry Instead, Slow Down e I’ll Be Back).

Harrison: “Paul e Iohn scrivono una canzone, la portano in studio e di solito, nove volte su dieci, Ringo e io non l’abbiamo mai sentita prima, quindi proviamo ad arrangiarla in diversi modi. E tutti noi aggiungiamo dei pezzettini qua e là”.

In quei giorni l’esigenza primaria era di mettere insieme tutti i brani necessari per ultimare l’album A HARD DAY’S NIGHT, compito portato a termine proprio il 2 giugno, e Any Time At All fu l’ultimo titolo completato.

La registrazione, iniziata in apertura della seduta pomeridiana con sette takes, venne sospesa per dedicarsi a Things We Said Today e a When I Get Home, poi fu presa e conclusa alla fine della seduta serale con altre quattro takes. Nel frattempo i Beatles s’erano inventati il break strumentale nel quale si ascolta il pianoforte suonato da McCartney: probabilmente il poco tempo disponibile fece rinunciare all’idea di scrivere il testo per un middle eight. La doppia voce di ]ohn fu anche dettata da un’esigenza: la terza e la quarta riga di testo di ogni strofa sono cosi vicine fra loro che Lennon non avrebbe potuto cantarle di seguito (i due passaggi sono “…make you feel right / If you’re feeling…” e “…I won’t do / When you med…”): un espediente che verrà ripetuto qualche anno più tardi per Julia.

In quella circostanza Ringo, sofferente di tonsillite e faringite, fu portato in ospedale e gli venne ordinato riposo assoluto, da cui la necessita‘, nel pomeriggio, di provare con il batterista sostituto Jimmy Nicols.

 

Any Time At All, dopo la registrazione in studio, non fu più eseguita né dal vivo ne’ in playback dai Beatles. Il testo del brano manoscritto da Lennon fu venduto all’asta da Sotheby’s l’8 aprile 1988 per 6000 sterline.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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