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Mike Oldfield – Return to Ommadawn

Mike Oldfield –  Return to Ommadawn

Mike Oldfield – Return to Ommadawn

[Data di uscita: 20 gennaio 2017 , Label Virgin ]

ommadawnIl polistrumentista inglese Mike Oldfield ci presenta un caloroso ritorno ad uno dei suoi classici, l’album Ommadawn del 1975, rimarcando il suo ritorno ad uno stile compositivo più organico, quello stile che ha reso celebre il suo nome a partire dagli anni ’70.

Dopo aver consultato online i suoi fans su quale tipo di approccio musicale sarebbe stato maggiormente gradito, Oldfield ha sentito l’impellente urgenza di rivisitare il suo stile acustico, segno identificativo e principe dei primi suoi tre album:

Guardando i social, i miei primi tre album rimangono i più amati anche 40 anni più tardi e “Ommadawn” più di “Tubular Bells”. Secondo me perché rappresenta una parte genuina di musica, più che di produzione. Non c’era uno scopo; non volevo ottenere nulla né compiacere qualcuno. Era semplicemente fare della musica in modo spontaneo e pieno di vita. Comporre “Return to Ommadawn” è come un ritorno al me stesso autentico.

Impaziente di riuscire nel suo progetto, ha passato quasi un anno nel suo studio alle Bahamas, creando una profonda meditazione acustica su quel mondo prog-folk che aveva immaginato originariamente quattro decadi or sono.

Con grande talento, Oldfield ha suonato personalmente ogni strumento – 22 strumenti in tutto – presente nel disco, che si divide in Part I e Part II, ciascuna di circa 20 minuti, in linea con l’originario formato in vinile.

ommadawn

Una miscela di musica celtica, folk, elementi rock e una moltitudine di strumenti, tra cui chitarre acustiche, elettriche, tastiere e sintetizzatori vintage, mandolini, flauti e tamburi.

“Return to Ommadawn” è un album dalla costruzione consapevole, che si snoda lungo le atmosfere oniriche che chiaramente richiamano i primi lavori di Mike Oldfield, ma addolcito dalla nostalgia e dall’esperienza accumulata. L’arco emozionale dell’album si stabilisce attraverso le due tracce, a partire dai picchi più gentili della prima parte, i quali diventano maestosi nei due movimenti finali della parte II.

Questa magistrale rivisitazione, non solo rende onore a quel magico universo che è “Ommadawn”, ma ne estende anche i confini in maniera netta.

Nell’assetto principale, tutto è rimasto dove doveva stare, come in un luogo ben riconosciuto e rassicurante.

 

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