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I WANNA BE YOUR MAN (Lennon – Mc Cartney)

I WANNA BE YOUR MAN (Lennon – Mc Cartney)

iwannabeyourmanI WANNA BE YOUR MAN

(Lennon – Mc Cartney)

Mc Cartney: cori, basso – Lennon: cori, chitarra ritmica – Harrison: chitarra solista – Starr: voce raddoppiata, batteria, maracas – George Martin: organo Hammond.
Registrazione: 11, 12, 13 settembre e 3, 23 ottobre 1963
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith

Secondo Ron King, autista del tour bus dei Beatles nel 1963, Lennon si era segnato questo titolo all’inizio dell’anno, avendolo carpito leggendo un giornale o guardando un programma televisivo. John però parve non ricordarsene.

Lennon. “Era una specie di gancio che Paul aveva in mente. L’abbiamo scritta insieme, ma principalmente Paul…io l’ho aiutato a finirla”.

Probabilmente Paul si era assunto l’incarico di scrivere una canzone da far cantare a Ringo nel nuovo album, dopo ch il batterista aveva declinato la proposta di interpretare vocalmente Little child; il che orientativamente farebbe pensare che la canzone sia nata intorno ai primi di settembre del 1963.

Mc Crtney: “John e io stavamo camminando per Charing cross Road quando passò un taxi con a bordo Mick (Jagger) e Keith (Richards) e gli scroccammo un passaggio: Eravamo lì tutti e quattro seduti nel taxi quando Mick disse: ‘Hey stiamo registrando, avete qualche pezzo?’ E noi: ‘Ma certo che sì. Ne abbiamo uno che andrebbe bene per voi’. Stavamo pensando al pezzo per Ringo”.

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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