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FROM ME TO YOU (Mc Cartney – Lennon)

FROM ME TO YOU (Mc Cartney – Lennon)

Beatles From Me To YouFROM ME TO YOU

 (Mc Cartney – Lennon)

McCartney: voce, basso – Lennon: voce, chitarra ritmica, armonica a bocca – Harrison: cori, chitarra solista, – Starr: batteria.
Registrazione: 5 marzo 1963
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith

Sollecitati da George Martin a comporre altre canzoni in grado di entrare in classifica, e consapevole del fatto che fra le loro composizioni orgiinali ancorqa non utilizzate non c’erano brani dal potenziale adatto, John e Paul risposero alla richiesta.

Lennon: “La sera in cui Paul e io abbiamo scritto From me to you eravamo in tour con Helene Shapiro, sull’autobus, in viaggio fra York e Shrewsburry. Stavamo cazzeggiando con le chitarre quando abbiamo cominciato a trovarci per le mani una buona frase melodica, e allora abbiamo iniziato davvero a lavorarci sopra. Prima della fine del viaggio avevamo finito testo e tutto”.

Mc Cartney: “Quella canzone ha segnato una svolta. Le nostre capacità di compositori miglioravano: cominciavamo a incontrare altri musicisti e a vedere come componevano loro. Più avanti, mentre eravamo su un altro tourbus, vedemmo Roy Orbison che seduto sull’ultimo sedile in fondo stava componendo Pretty woman“.

Registrata una settimana nemmeno dopo essere stata scritta, From me to you ripropone la la presenza dell’armonica a bocca che aveva già caratterizzato Love me doPlease please me (Lennon: poi ci abbiamo dato un taglio, stava diventando imbarazzante). Curiosamente, l’armonica a bocca del mixaggio pubblicato per il singolo inglese è diversa da quella mixata nei singoli pubblicati altrove. Il 45 giri di From me to you è il primo dei Beatles a essere arrivato “ufficialmente” al numero uno della classifica britannica, inaugurando una serie di undici 45 giri consecutivi al primo posto.

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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