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I SAW HER STANDING THERE (Mc Cartney – Lennon)

I SAW HER STANDING THERE (Mc Cartney – Lennon)

Ed eccoci ancora qua per un’altra canzone…

i saw her standing thereI SAW HER STANDING THERE

di Mc Cartney – Lennon.

McCartney: voce, basso, battimani – Lennon: cori, chitarra ritmica – Harrison: chitarra solista, battimani – Starr: batteria, battimani.
Registrazione: 11 febbraio 1963
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith

Il periodo in cui è stata effettivamente composta I saw her standing there non è ben determinato. Mc Cartney: “La canzone è stata scritta con John nel salotto di casa dei miei a Forthlin Road una mattina in cui avevo marinato la scuola, chitarre in mano e anche aiutandoci col pianoforte. All’epoca avevamo diciotto/ diciannove anni”.

Siamo quindi a cavallo del 1961.

Musicalmente la canzone sembra un tentativo di emulare uno dei successi più in voga del momento: Some other guy di Ritchie Barrett.

La mattina dell’11 febbraio 1963, dopo aver registrato There’s a place, i Beatles suonarono nove takes della canzone, di cui solo tre complete. Alla migliore, la numero uno, vennero nel pomeriggio sovraincisi i battimani e in seguito george Martin aggiunse il conteggio iniziale di Mc Cartney (One, two, three, FOUR). Non ci fu il tempo di migliorare l’assolo di George Harrison, il suo primo in un disco dei Beatles, che risulta impreciso.

I saw her standing there è l’ultima canzone suonata dal vivo da John, il 28 novembre 1974, ospite di un concerto di Elton John. Memorabile l’introduzione: “Abbiamo pensato di fare una canzone scritta da un mio vecchio fidanzato dal quale ora sono separato, che si chiama Paul. Non l’ho mai cantata prima: è una vecchia canzone dei Beatles”.

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I SAW HER STANDING THERE (Mc Cartney – Lennon) by Ernesto Macchioni is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0 International

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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