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PLEASE PLEASE ME (Mc Cartney – Lennon)

PLEASE PLEASE ME (Mc Cartney – Lennon)

Please please me: terzo appuntamento con la storia dei Beatles…

please please mePLEASE PLEASE ME

di Mc Cartney – Lennon.

Lennon: voce, chitarra ritmica, armonica a bocca – McCartney: cori, basso – Harrison: cori, chitarra solista– Starr: batteria.
Registrazione: 11 settembre e 26 novembre 1962
Produttore: Ron Richards, George Martin – Fonico: Norman Smith

Lennon: “Questa canzone è completamente mia, era un mio tentativo di scrivere qualcosa alla Roy Orbison. Ricordo bene quel giorno: ero in camera mia e avevo appena finito di ascoltare Only the Lonely.”

In chiusura della seduta di registrazione dell’11 settembre, verso l’una di notte, i Beatles fecero ascoltare al loro produttore Please please me.

Ancora Lennon: “la sera in cui abbiamo registrato Love me do eravamo molto stanchi. Come facciata B volevamo usare Please please me, ma George Martin lo giudicò troppo enfatico, così provammmo a semplificarlo. La stanchezza fece sì che non riuscissimo subito nell’intento”.

Ci riuscirono dopo 18 takes, il 26 novembre. Terminata l’ultima sovraincisione, Martin schiacciò il tasto dell’interfono ed esclamò: “Complimenti, avete appena finito di registrare il vostro primo numero uno”.

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PLEASE PLEASE ME (Mc Cartney – Lennon) by Ernesto Macchioni is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0 International

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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