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NORWEGIAN WOOD (THIS BIRD HAS FLOWN) (Lennon – Mc cartney)

NORWEGIAN WOOD (THIS BIRD HAS FLOWN) (Lennon – Mc cartney)

NORWEGIAN WOOD (THIS BIRD HAS FLOWN) (Lennon – Mc Cartney)

McCartney: cori, basso
Lennon: voce, chitarra acustica ritmica
Harrison: sitar
Starr: batteria, percussioni, tamburino

Registrazione: 12 e 21 ottobre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
30 dicembre 1965 (LP Rubber soul)

all’album Help!; o, per la precisione, alla versione americana di Help!, quella pubblicata il 13 agosto 1965 dalla Capitol come “Original Motion Picture Soundtrack” di Help!. L’album, oltre a sette canzoni dei Beatles (Help!, The Night Before, You’ve Got To Hide Your Love Away, I Need You, Another Girl, Ticket To Ride e You’re Gonna Lose That Girl)
contiene anche “exclusive instrumental music from the picture’s soundtrack”, cioè cinque brani strumentali realizzati da Ken Thorne, anzi sei, perché l’album inizia con un’introduzione di diciotto secondi in stile “sigla di James Bond” non indicata nella tracklist. Due di questi pezzi sono composizioni originali firmate da Thorne (In The Tyrol, che peraltro include un’ampia citazione dal Preludio al Terzo Atto del Lohengrin di Wagner, e The Chase); uno – Medley: The Bitter End / You Can’t Do That – è un medley fra una composizione di Thorne (The Bitter End) e una versione strumentale di You Can’t Do That arrangiata da Thorne; gli altri due sono arrangiamenti, scritti e diretti dallo stesso Thorne, di composizioni firmate Lennon-McCartney. Si tratta di From Me To You Fantasy e Another Hard Day’s Night, che infatti sull’album sono accreditati a Lennon-McCartney. Another Hard Day’s Night è in effetti un medley di A Hard Day’s Night, Can’t Buy Me Love e I Should Have Known Better. Ebbene: nell’introduzione di diciotto secondi senza titolo, in The Chase, in From Me To You Fantasy e in Another Hard Day’s Night l’impiego del sitar è ampio, frequente e inconfondibile.

Questo per i malati di precisione. Per tutti gli altri, rimane valida l’informazione secondo la quale Norwegian Wood (This Bird Has Flown era il titolo di lavorazione, rimasto documentato nel sottotitolo: ma di qui in avanti useremo solo il titolo definitivo senza sottotitolo) è la prima canzone di Lennon-McCartney eseguita e registrata dai Beatles in cui sia stato utilizzato il sitar. Ne riparleremo.

George Martin: “In quel periodo John stava scrivendo le canzoni per Rubber Soul, e una di quelle che scrisse in albergo, quando eravamo tutti insieme e io avevo un piede rotto, era una cosina che mi suonò con la chitarra acustica: Norwegian Wood ”.

Lennon: “L’ho scritta a Kenwood. Il middle eight è di Paul” (1970).“Paul mi ha aiutato per il testo” (1972). “Non so da dove mi sia venuto il titolo Norwegian Wood, ma la canzone è completamente mia” (1980).

McCartney: “Andai a casa sua, e lui aveva il primo distico, che era geniale: ‘I once had a girl, or should I say she once had me’. Non c’era altro, niente titolo, niente di niente. Mi dissi: ‘bene, eccoci qua’. E la canzone si scrisse da sé. Una volta che hai una buona idea, le canzoni tendono a scriversi da sé, sempre che tu sappia scrivere canzoni. Io intervenni dalla seconda strofa. Il testo è una storia, è lui che cerca di farsi una ragazza, una storia di sesso. John ha detto di non avere la minima idea riguardo all’origine del titolo, ma io sì. La stanza di Peter Asher era pannellata di legno di pino, legno economico. Ma ‘cheap pine’ non sarebbe stato un granché, come titolo… La storia era completamente immaginaria, dal mio punto di vista, ma dal punto di vista di John era ispirata a una sua relazione extraconiugale”.

Lennon: “Era ispirata a una relazione che avevo. Ero molto prudente e un po’ paranoico perché non volevo che mia moglie, Cynthia, sapesse che avevo delle storie fuori casa. Ne avevo sempre qualcuna in corso, quindi se volevo scriverne cercavo di essere complicato, e facevo un po’ di fumo per non essere smascherato. Però non ricordo la ragazza con la quale ho avuto quella storia”.

Ovviamente sul tema si sono scatenati gli investigatori e si sono moltiplicate le ipotesi. Una delle candidate è Maureen Cleave, la giornalista
amica dei Beatles. Ma parecchi sospetti convergono su Sonny Freeman, una modella che all’epoca era sposata con il fotografo Robert Freeman. Sonny, tedesca di nascita, pare sostenesse in pubblico di essere norvegese, e abitava con il coniuge al numero 13 di E

mperor’s Gate; nel 1964 fu la protagonista della prima edizione del Calendario Pirelli, fotografata dal marito a Maiorca.

Starr: “Quando la canzone uscì, tutti furono molto sorpresi dal fatto che avessimo usato uno strumento così strano come il sitar”.

Il fonico ricorda di aver avuto serie difficoltà. Norman Smith: “Il sitar è molto difficile da registrare perché ha un sacco di picchi acuti e una forma d’onda molto complessa. I miei indicatori di livello entravano subito nel rosso, nella distorsione, senza che si riuscisse a ottenere una quantità di suono accettabile. E se avessi usato un limitatore di segnale la qualità sonora sarebbe andata perduta”.

 

Terminate le sovraincisioni, il nastro venne identificato come “buono” per il mixaggio (lo si può ascoltare in Anthology II), ma in realtà i Beatles non ne erano soddisfatti. E nove giorni dopo, il 21 ottobre, ricominciarono praticamente da zero la canzone dedicandole un intero turno pomeridiano di registrazione.

 

Dopo due takes in cui vennero sperimentate diverse soluzioni, alla terza il titolo cambiò da This Bird Has Flown a Norwegian Wood (nel chiamare la take, Norman Smith usa per sbaglio le prime parole del titolo provvisorio poi si corregge). La quarta take fu quella buona: comprendeva due chitarre acustiche, basso, grancassa e voce; finalmente soddisfatto, alla fine John esclamò compiaciuto: “Visto?”. Le vennero sovraincise due separate parti di sitar, il tamburino e una “percussione naturale”: Ringo si battè le mani sulle ginocchia.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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