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Dentro Caravaggio – al cinema il 27-28-29 Maggio

Dentro Caravaggio – al cinema il 27-28-29 Maggio

Dentro Caravaggio – al cinema il 27-28-29 Maggio

 

“Dentro Caravaggio” è il titolo del nuovo film-documentario che uscirà nelle sale solo per tre giorni, il 27, 28 e 29 Maggio 2019.

 

Caravaggio rappresenta uno di quei pittori che io adoro particolarmente. Non solo per le sue opere che sono caratterizzate da quei tratti inconfondibili che fecero di lui uno degli artisti più apprezzati del periodo (e non solo!) ma anche per il suo carattere forte e determinato. Era colui che non si lasciava sottomettere dagli schemi che venivano imposti in quel periodo. Preferiva piuttosto dipingere seguendo il suo istinto dando spesso vita ad opere criticate per la loro audacia o la loro brutalità.

 

Ma iniziamo dal principio…

 

Michelangelo Merisi, detto appunto Caravaggio dal presunto paese di origine della sua famiglia, nacque a Milano nel 1571. Suo padre morì quando egli aveva dieci anni e, dopo soli tre anni da questa perdita, entrò nella bottega milanese dell’artista Simone Peterzano. Il suo apprendistato si compì quindi a contatto con le opere di pittori lombardi e la sua pittura era basata sull’attenta osservazione delle cose.

 

Nel 1592 Caravaggio partì per Roma. Il giovane pittore, probabilmente attratto dalle opportunità che la capitale gli avrebbe potuto offrire, si trovò a vivere un periodo durissimo fatto di miseria e potendo contare solo sull’aiuto dei pochi conoscenti fino a quando non entrò nell’impresa del Cavalier d’Arpino. Quest’ultimo era un artista già affermato nonostante avesse solo quattro anni più di Caravaggio ed egli vi rimase per circa otto mesi. I soggetti realizzati in questo periodo avevano come protagonisti ragazzi, nature morte e scene di vita quotidiana e, sebbene fossero stati creati nel tentativo di attirare l’attenzione di qualche collezionista, si iniziava già a notare la voglia di illustrare le cose in un modo innovativo.

 

E’ in questo periodo che Caravaggio dipinge uno dei miei quadri preferiti, “Ragazzo morso da un ramarro”

 

caravaggio

 

Oltre alla indiscutibile maestria con cui l’opera è stata realizzata, mi è sempre piaciuta l’espressione del ragazzo. Il suo ritrarsi al morso e la sua espressione di dolore sono a mio avviso dipinti con una spontaneità e una ricercatezza unici.

 

In generale, i ritratti eseguiti da Caravaggio, sono tutti caratterizzati da una forte espressività e una minuzia di particolari che li rendono unici e inconfondibili. Basta guardare il “Bacchino Malato”

 

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dove il soggetto è l’autoritratto dello stesso Caravaggio che l’artista realizzò in seguito ad un ricovero in ospedale. La sua sofferenza è visibile dall’espressione del viso contratta e, soprattutto, dal colore livido della pelle. In contrasto a questa opera possiamo analizzare “Il ragazzo con il canestro di frutta”

 

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dove il protagonista è un giovane dall’aspetto bello e sano, dai capelli scomposti, la bocca socchiusa e le guance rosee che conferiscono all’insieme spontaneità e naturalezza.

 

Caravaggio, inoltre, è stato probabilmente uno dei primi artisti italiani a realizzare una natura morta.

 

caravaggio

 

Nonostante in seguito ne siano state realizzate un’infinità, è interessante notare come il “Canestro di frutta” di Caravaggio sia costituito da frutti non perfetti dove si intravedono addirittura una mela bacata e delle foglie avvizzite. Alcuni critici sostengono, trovandomi effettivamente d’accordo, che il motivo per cui Caravaggio non abbia dipinto un cesto dai frutti perfetti sia da attribuire al fatto che il suo scopo era quello di rappresentare il mondo secondo la realtà, senza troppi abbellimenti.

 

Dopo aver lasciato l’impresa del Cavalier d’Arpino, Caravaggio venne ospitato dal cardinale Francesco Maria Bourbon Del Monte, un uomo colto e raffinato con la passione per la poesia e l’arte. Egli fu anche probabilmente il primo uomo di potere ad accorgersi del talento di questo pittore.

 

Per il cardinale Del Monte, Caravaggio realizzò un’altra opera che mi è sempre piaciuta, “I bari”

 

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Si dice che questa opera sia stata realizzata prima che Caravaggio e il cardinale si incontrassero. Pare che quest’ultimo rimase talmente affascinato dall’opera da mettersi alla ricerca del pittore per poterlo accogliere nel suo palazzo. Anche questa opera, come quella del “Ragazzo morso dal ramarro”, colpisce per il suo realismo. Sono rappresentati due ragazzi che si sfidano a carte mentre una terza persona appoggia l’imbroglione. Possiamo notare la contrapposizione tra lo sguardo innocente del ragazzo sulla sinistra, concentrato sulle proprie carte, e il ragazzo a destra la cui espressione è più astuta.

 

La cosa incredibile e rivoluzionaria di Caravaggio è che realizzava le sue opere senza l’aiuto di alcun disegno preparatorio. Si limitava all’utilizzo di pochi segni incisi sulla tela con un chiodo o con il manico del pennello.

 

Tra il 1598 e il 1599, Caravaggio realizzò “Giuditta e Oloferne”

 

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Questa tela venne realizzata per uno dei primi collezionisti di Caravaggio, Orazio Costa, ed appartiene al periodo in cui l’artista si dedicò alla realizzazione di storie sacre. Il pittore si rifiutò di dipingere questi quadri sacri esclusivamente come se fossero dei racconti illustrati. Lui voleva che i soggetti sacri fossero calati nel mondo attuale, fatto di morte e violenza. E’ per questo che decise di dipingere Giuditta mentre stacca la testa di Oloferne.

 

Forse apparirò un po’ sadica ma io non posso che adorare anche questa di opera. Appezzo il coraggio di Caravaggio di aver dipinto una scena così realistica, caratterizzata dalla crudezza dei vari dettagli: Oloferne con la bocca spalancata, il fiotto di sangue parallelo alla lama della spada, l’espressione concentrata di Giuditta e della vecchia nutrice che, con un sacco in mano, è pronta a raccogliere la testa recisa.

 

Grazie al cardinale Del Monte, Caravaggio ottenne la sua prima prestigiosa commissione pubblica. Gli venne infatti chiesto di realizzare alcune tele per la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi.

 

Caravaggio era così emozionato all’idea di questo progetto che pare iniziò a dipingere ancor prima di firmare il contratto e, nel momento in cui la commissione divenne ufficiale, cominciò a lavorare giorno e notte. Le grandi tele dovevano rappresentare “La Vocazione di San Matteo”, “Il Martirio di San Matteo” e “San Matteo e l’angelo”

 

caravaggio                    caravaggio

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In queste opere, la voglia di Caravaggio di far emergere il realismo e la violenza, era ancora più grande rispetto a “Giuditta e Oloferne” e questo perché la tela in cui Giuditta staccava la testa di Oloferne era destinata ad una collezione privata mentre le tele dedicate a San Matteo sarebbero state esposte nella cappella di una chiesa, sotto gli occhi di tutti. La sua era quindi una provocazione che fu apprezzata dai suoi collezionisti.

 

Nel momento in cui però Caravaggio si trovò a consegnare la sua opera “San Matteo e l’angelo” essa suscitò l’indignazione dei preti e venne rifiutata. A fare scandalo furono l’immagine di San Matteo dipinto con le gambe accavallate e i piedi nudi mentre l’angelo gli guida la scrittura (il santo era analfabeta). La tela fu quindi acquistata dal marchese Giustiniani, altro collezionista di Caravaggio e quest’ultimo dipinse una nuova versione dell’opera che è ancora oggi sull’altare della cappella.

 

Caravaggio era, ed è tuttora, conosciuto per il suo temperamento irruento ed aggressivo. Intorno al 1600 questo suo lato emerse in modo particolare e in più occasioni i suoi protettori dovettero tirarlo fuori da guai con la giustizia. Nel settembre del 1603, il pittore venne denunciato e condannato a trascorrere diversi giorni in prigione. Quando gli vennero concessi gli arresti domiciliari, Caravaggio, non avendo una residenza fissa, prese in affitto una casa in vicolo San Biagio. Qui riprese a dipingere per committenti vecchi e nuovi.

 

Tra il 1605 e il 1606, dipinse “La Morte della Vergine” per Laerzio Cherubini, un avvocato che rivestiva importanti cariche alla corte pontificia che voleva esporre l’opera nella sua cappella in Santa Maria della Scala a Trastevere

 

caravaggio

 

Caravaggio raffigurò la Vergine morta su un tavolo di legno con intorno gli apostoli raccolti in un gruppo addolorato. Nella stanza non c’è niente che rimanda alla dignità con cui in genere questo episodio veniva rappresentato. Il corpo della Vergine è infatti scomposto, i piedi sono divaricati e le caviglie sono scoperte. Le sue mani non sono state composte e i suoi capelli sono scompigliati.

 

Il pittore sapeva benissimo che c’erano delle regole, imposte dalla Chiesa, da rispettare ed erano previste serie pene per chi trasgrediva. Gli artisti erano in genere costretti a presentare dei disegni prima dell’esecuzione dell’opera ma, come già anticipato prima, Caravaggio non era solito utilizzare dei disegni preparatori. Nonostante questo l’artista, sicuro di sé e pensando di potersi permettere qualsiasi libertà essendo ormai affermato, scelse di rappresentare l’opera secondo il suo gusto e le sue idee. Inutile dire che, a causa delle proteste dei frati per la mancanza di decoro, l’opera fu rimossa dall’altare.

 

Il 28 maggio del 1606, in seguito ad uno scontro per questioni banali, Caravaggio uccise un uomo, Ranuccio Tomassoni. Ferito, l’artista fu costretto a scappare da Roma per rifugiarsi nella campagna romana. Si spostò successivamente a Napoli e fece poi una breve sosta a Malta. Quest’ultimo soggiorno durò poco in quanto si diffuse la notizia del suo atto criminale e per questo Caravaggio fu imprigionato.

 

Il pittore riuscì a fuggire dal carcere e raggiunse la Sicilia dove dipinse alcuni quadri. Successivamente tornò a Napoli e qui venne nuovamente coinvolto in una rissa. Nel frattempo giunse la notizia che papa Paolo VI Borghese, per intercessione del cardinale Gonzaga, stava per concedergli la grazia che gli avrebbe consentito di fare rientro a Roma. Caravaggio si mise subito in viaggio e, nell’attesa che la grazia divenisse ufficiale, si fermò a Porto Ercole, ai confini degli Stati pontifici.

 

Purtroppo al momento del suo sbarco, venne scambiato per un’altra persona e fu nuovamente arrestato. Quando, chiarito il malinteso, fu liberato, l’imbarcazione che doveva prendere era già partita. Si dice che Caravaggio si mise ad inseguirla e correndo lungo le spiagge dell’Argentario prese la malaria a causa dell’aria malsana. Pochi giorni dopo, il 18 luglio 1610, il pittore morì.

 

Fecer crudel congiura,

Michele, a’ danni tuoi Morte e Natura;

Questa restar temea

Da la tua mano in ogni imagin vinta,

Ch’era da te creata e non dipinta;

Quella di sdegno ardea

Perché con larga usura,

Quante la falce sua genti struggea,

Tante il pennello tuo ne rifacea.

Giovan Battista Marino

 

Caravaggio, a causa del suo carattere irruento, non poté dedicarsi all’attività di maestro per istruire giovani apprendisti. Nonostante questo molti artisti, sia italiani che stranieri, rimasero talmente affascinati dalla sua pittura che dipinsero opere rifacendosi al suo stile, dando vita a quella corrente chiamata Caravaggismo.

 

Come sempre, per avere informazioni sul film in uscita vi rimando al sito ufficiale:

 

http://www.nexodigital.it/dentro-caravaggio/

 

Autore del Post

Alice Antoni

Alice ama leggere e adora gli animali, in particolare i conigli. È da sempre appassionata di arte e di riciclo creativo.

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