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LA CASA SULL’ ALBERO

8 Maggio 2019 Archendipity
LA CASA SULL’ ALBERO

LA CASA SULL’ ALBERO.

Serendipità e architettura : vi è mai successo di vagare alla ricerca di una ricetta del polpettone e di trovare invece un interessantissimo tutorial per fare fiori in pasta di zucchero che vi riporta in un secondo, con un proustiano effetto madeleine, alla vostra infanzia?  Ecco… questo è un po’ il senso di questo blog (No, non parla di cibo, tranquilli!).
Per esempio, oggi stavo pensando a che cosa avrei raccontato a questo primo appuntamento, magari qualcosa di tecnologico, smart, domotico e… sbam! Inizio a sbattere come una pallina di un flipper sempre sullo stesso argomento : il Biophilic design. Ma che cos’è?!?

In sostanza, “l’effetto biofilia” è l’attrazione dell’uomo per la natura, il senso del benessere che da essa se ne ricava (e qui si aprono, è proprio il caso di dirlo, praterie sconfinate di argomenti).
In questa frenetica e autolesiva società, in cui passiamo ore chiusi in scatole di cemento avvolti da reti tangibili ed eteree, l’esigenza di stare di più a contatto con la natura si fa pressante e diventa una nostra prerogativa.
Vivere in spazi progettati secondo i principi della biofilia, dovrebbe quindi portarci ad accusare meno lo stress, avere un umore migliore e una migliore qualità della vita, sfruttando il potere di guarigione della natura.
Voglio mostrarvi qualche esempio di Biophilic design …

Il più popolare :

Bosco VerticaleStefano Boeri Architetti, Milano, 2009-2014

Il “Bosco Verticale”, è un sistema di torri a destinazione residenziale che contengono l’equivalente di 20.000 mq di foresta che aiuta nella creazione di uno speciale microclima, produce umidità e ossigeno, assorbe particelle di CO2 e polveri sottili. Il Bosco Verticale è anche una misura “anti-sprawl”, che mira a controllare e ridurre l’espansione urbana, poiché si sviluppa per l’appunto in verticale evitando il consumo di suolo ed anzi, portandolo entro la superficie costruita. E’ un progetto di “riforestazione metropolitana” appunto, dove è la natura vivente l’elemento che modula la progettazione della città.  Il verde quindi, visto non come decorazione, ma come elemento costitutivo dello sviluppo urbanistico dei prossimi anni.

Progetti  con funzione educativa :

The Eden ProjectGrimshaw, Cornovaglia, 2000

E’ un complesso turistico in Cornovaglia nel sud-ovest del Regno Unito, ricavato nello spazio interno di una ex-cava di kaolinite, che ospita due delle più grandi biosfere al mondo : 2 giganteschi sistemi di cupole in acciao e plastica che formano un sistema con un enorme giardino che ospita quasi 2000 tipologie vegetative differenti. Il tutto comprende un “Core”, centro educativo e un teatro. L’Eden Project cerca di guidare il visitatore in un percorso didattico itinerante incentrando la questione della interdipendenza tra l’ambiente e tutto ciò che ne compete, spiegando i diversi e giusti comportamenti che l’uomo deve avere nei confronti delle piante e della natura.

La Yurta nel bosco – Azienda agricola Biomatto , Arona (NO), 2012

La “Yurta nel Bosco” è un progetto didattico strutturato intorno appunto a una yurta, un’abitazione mobile adottata da molti popoli nomadi dell’Asia, a pianta circolare e con una copertura di stuoie e tappeti di feltro. Dal 2015 l’associazione è anche azienda agricola biologica con il nome di bioMatto.L’obiettivo di questa associazione è diffondere una pedagogia dell’ascolto e della natura per conoscerla attraverso l’esperienza diretta, la creatività per educare bambini  e adulti alla connessione con la Terra.

Il progetto più poetico :

Greenary CRA-Carlo Ratti Associati, Parma, 2017-2019

Questo progetto della Carlo Ratti Associati, che ha vinto una competizione internazionale nel 2017 per l’azienda Mutti,  riguarda la ristrutturazione una casa colonica nelle campagne vicino a Parma progettata intorno a un ficus alto 10 metri che cresce all’interno della zona giorno principale. Una casa intorno ad un albero insomma, un ficus di 50 anni,  una pianta tropicale perenne che ha un forte simbolismo spirituale e per questo venerata in tutto il mondo, ospitata nel mezzo della sala sud della fattoria. Tutto intorno ad esso, si sviluppano una sequenza di stanze interconnesse con sei spazi domestici ognuno dedicato a un’attività specifica:  praticare yoga, ascoltare musica, leggere, mangiare condividendo, una cantina e un locale per stagionare il prosciutto. In un certo senso, una progettazione che ritorna un po’ ai valori del passato rurale del nostro Paese, poiché qui la casa e la fabbrica si stanno sviluppando in stretta continuità a causa della loro vicinanza fisica e della loro richiesta congiunta di una più stretta integrazione tra la natura e l’ambiente costruito.

Interessanti progetti, che sempre di più entrano a far parte del quotidiano, ma anche se non potessimo immergere le nostre case nella natura, dato che molti di noi vivono in città o non hanno neanche un piccolo giardino,  possiamo sempre portare la natura dentro e circondarci di piante amiche, usare materiali naturali…ma di questo parleremo prossimamente.

Insomma, alla fine questo “Biophilic design” che sembrava un termine un po’ snob, è al contrario ciò che di più basilare può esserci : un modo di progettare per vivere con l’ambiente vivente che ci circonda, sta sotto ai nostri piedi e nell’aria che respiriamo, un ritorno alla semplicità, una di quelle cose che quando cresciamo ci dimentichiamo, perdendo la capacità di sentire ciò di cui abbiamo bisogno, spesso ammalandoci nel corpo e nell’anima, e che invece ogni bambino con naturalezza chiede : abbracciare la natura.

In fin dei conti, chi di noi non ha mai sognato una casetta sull’albero ?

Autore del Post

Gaia Vivaldi

Classe ’76, Gaia è uno di quegli architetti a cui piace usare le mani per smontare, costruire, colorare… sperimentando l’effetto della concretezza sull’emotività. In instabile equilibrio sull’orlo del caos, alla perenne ricerca di sintomi di bellezza e benessere ovunque essi si incontrino (o scontrino).

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