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Stress parte I

Stress parte I

In uno degli ultimi articoli vi avevo minacciato che ne avrei scritto uno sullo stress e dato che le minacce sono inefficaci se non si è disposti a far seguire i fatti alle parole, eccolo qui. E siccome la vita è sofferenza, (soprattutto quella dei poveri cani che vivono con noi), partirò da Adamo ed Eva per farvi capire sulla vostra pelle il vero significato di “stress“.

Mettetevi scomodi e cominciamo.

Nell’uomo lo stress è legato a stati di alterazione come ira, violenza, paura e altre situazioni eccitanti, ma soprattutto è legato alla sensazione di non farcela: qualcosa ci minaccia e noi abbiamo la sensazione di non riuscire a superare il pericolo.

Anche il cane reagisce a cause simili, e anche per lui la motivazione principe è la percezione di non essere in grado di far fronte alla minaccia.

Il cane manifesta lo stato di stress in vari modi; quando la causa è ambientale, usa i segnali di calma per calmare sé stesso e la situazione, usa cioè questa importante sezione del suo linguaggio per gestire una parte dello stimolo e le sue risposte ad esso: è perciò importante conoscere i segnali calmanti per capire quando il cane è a disagio o sotto stress.

Sono gli ormoni a regolare, oltre che alle altre funzioni fisiologiche, anche le risposte fisiche allo stress. Ricerche sull’argomento negli esseri umani hanno dimostrato che soggetti con alti livelli di adrenalina e di altri metaboliti specifici che attivano i meccanismi di difesa, sono più portati a sopravvivere ad eventi traumatici, perché le loro reazioni sono migliori in prontezza ed efficacia. Avete presente il cuore che batte forte (pompa sangue ai muscoli), la vista che sembra farsi più acuta…? Quella è l’adrenalina che entra in circolo e vi prepara alla risposta allo stimolo di pericolo, sia essa attacco o fuga.

Raggiunto l’apice ed esaurito l’evento stressante, i livelli di ormoni, adrenalina e succhi gastrici ricominciano a diminuire fino a tornare alla normalità.
Per i cani il processo è simile e il ritorno ai livelli base dei metaboliti coinvolti, il riposo necessario al recupero delle energie spese può richiedere anche giorni e dipende sia dalle capacità personali del soggetto, sia dall’ambiente in cui il recupero avviene: l’individuo impiegherà più tempo se l’ambiente di vita è di per sé stressante.

Lo stress ed i meccanismi di difesa, a cose normali, sono indispensabili per sopravvivere. Se però lo stimolo stressante diventa lo standard invece che essere intenso e di breve durata, il soggetto avrà livelli di ormoni e succhi gastrici sempre elevati; questo può portare all’insorgere di malattie come allergie, cardiopatie e gastroenteriti oppure avere una soglia di attivazione dei meccanismi di difesa anomala, con reazioni precoci e violente anche a stimoli neutri: un livello di autodifesa costantemente alto potrebbe, in alcuni casi, portare il cane ad avere atteggiamenti aggressivi verso altri cani o persone.

Nel cane la tendenza l’aggressività è a volte, in parte, genetica o ereditata, ma nella maggior parte dei casi è acquisita; pretese eccessive fin dalla giovane età, comandi troppo severi o un padrone perennemente arrabbiato rendono la vita insopportabile alla nostra palla di pelo, tanto che comportamenti sempre più auto-difensivi si strutturano e si consolidano. I problemi che per forza di cose ne derivano, portano i cani dagli educatori o dagli istruttori nel migliore dei casi; nei canili, in quello peggiore.

 

Ma cosa farò mai, per stressare il mio cane?

Vi racconto una storia di vita comune, come esempio.

Sono a passeggio con Milla. Vedo un altro cane a quattrocento metri, e già vado in ansia, accorcio istintivamente il guinzaglio, tante volte l’altro cane (che da buoni cinofili fantasiosi chiameremo d’ora in avanti col nome proprio di Laltrocane) fosse dotato di velocità warp come l’enterprise. Milla se ne accorge e già si mette all’erta per carpire quale sia l’origine dall’ansia che trasudo.

E vede Laltrocane. Drammone.

Comincio a strattonarla per rimetterla al piede o farla smettere di abbaiare, o tirare, o comunque smettere di farmi fare la figura di merda che mi sta facendo fare.


I cani apprendono per associazione, per lo più, ma a volte l’associazione che loro fanno non è quella che noi desideriamo: lo strattone, che nella mia testa doveva servire a correggere il comportamento aggressivo di Milla, nella testa di Milla è dolore e stress che assocerà a Laltrocane, e per non correre rischi lo generalizzerà a Qualsiasicane, identificando in ogni singolo appartenente alla sua razza la minaccia alla quale reagire.

Tutto ciò la porterà, la volta dopo, ad attivare le difese non a 400, ma a 500 metri, io mi sentirò in dovere di strattonarla e punirla ancora di più ed ecco che il circolo vizioso si chiude.

Questo dimostra che non c’è mai motivo per essere violenti, minacciosi o troppo esigenti con il nostro cane: sono tutte cause di stress che nel tempo lo faranno ammalare, ridurranno la soglia di attivazione dei meccanismi di difesa rendendolo sempre più aggressivo fino a quando non morderà qualcuno.

 

E per ora mi fermo qui, nel prossimo articolo parleremo di altre situazioni stressanti e come metterci una toppa.

Autore del Post

Elena Caccavale

Nata a Pisa nel 1980, cresciuta male fra Pisa e Cascina, migra periodicamente da un posto all'altro. Addetta alla sicurezza in aeroporto per scelta (d'altri) e cinofila a caso e per caso.

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