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Un programmino gestionale per Carlo V, imperatore

Un programmino gestionale per Carlo V, imperatore

In terza elementare sono stato in gita scolastica in Ispagna. Ero il classico bohemien centrista tutto muscoli, spleen e battutacce sul traffico, e il mio grande obbiettivo di quel viaggetto di primavera era giacere con la nostra accompagnatrice, la prof.ssa di inglese Dorina Bianchi. Da mesi la seducevo a colpi di puntuali commenti sulle lettere zozze di Joyce a Nora Barnacle – la mia preferita era ‘Magico troione’ – o sul rapporto tra Apocalipse Now e Cuore di Tenebra, su cui modestamente in un’interrogazione avevo preso sei e mezzo invece Alessio sei. Eppure il mio ardente proposito erotico cadde quasi subito, visto che il primo giorno di gita, visitando il Palazzo imperiale di Granada, mi prese uno sconforto tale da rendere impossibile ogni desiderio amoroso e sussulto vitale. Questo dolente sentimento mi assalì mentre la guida Ramon ci parlava dell’Imperatore Carlo V (1500-1558), che lì aveva dimorato diversi anni, e di come sul suo impero non tramontasse mai il sole. Questo, diversamente da quanto di fronte a tutti osservò il mio compagno col Dsa Pons Corrado, non perché il sovrano avesse governato per sei mesi su un villaggio scandinavo, ma perché il suo reame era talmente vasto che c’era sempre almeno un posto illuminato dal famoso pianeta fonte di luce, calore e speranza. A sentire questa vicenda tutta la classe cominciò a sperticarsi in “Wow!”, “Incredibile!”, “Avercene!” e altri complimenti, ma io, che sono una persona molto sensibile, mi immedesimai nel primo ministro Carlo V e subito capii che al di là dell’oggettivo piacere di dominare larga parte del mondo c’era anche e soprattutto l’angoscia di doverlo fare senza avere strumenti tecnici e informatici minimamente adeguati. La facciamo facile, noi: “Beato lui…”. Beato lui che doveva amministrare un territorio municipale che si estendeva dal Perù agli scorci più pittoreschi dell’Umbria privo anche del più ballerino dei 56k? Non dico che l’imperatore Carlo V avrebbe avuto bisogno di tutte le leccornie computeristiche che abbiamo noi viziati contemporanei, ma sicuramente, questo sì, una cosa gli avrebbe proprio fatto comodo: un programmino gestionale. Un qualcosa di semplice e intuitivo che il monarca avrebbe avviato ogni mattina appena sveglio, facendo colazione con l’ottima cioccolata amara arrivata dalle Indie. Sul monitor si sarebbe trovato una sorta di excel aggiornato in tempo reale con il numero di abitanti zona per zona (Fiandre, Aragona, Castiglia, la nostra bella Italia ecc.), le risorse disponibili, i missionari e i conquistadores al pezzo, le birichinate dei lanzichenecchi e così via. L’ideale sarebbe stato implementare il tutto con la possibilità di inviare aggiornamenti dalle colonie attraverso dei form di rapida compilazione, e tanti saluti alle letterone strappalacrime di Bartolomeo De Las Casas, lui che pensa di essere tanto meglio di noi, il fenomeno, ‘Giovannino l’amico dii negri’. Insomma non mi azzardo a dire che Carlo V al pensiero di governare senza alcun ausilio tecnico si sentisse depresso, questo no, ma senz’altro era molto “attapirato”.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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