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DAY TRIPPER(Lennon – Mc Cartney)

DAY TRIPPER (Lennon – Mc Cartney)

McCartney: voce, basso
Lennon: voce, chitarra ritmica, chitarra solista, tamburino
Harrison: voce, chitarra solista
Starr: batteria

Registrazione: 16 ottobre 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
3 gennaio 1966 (singolo; sull’altro lato: We Can Work It Out)

L’idea originaria della canzone è da attribuire a John, che ne iniziò la composizione a Kenwood nell’ottobre del 1965.

Lennon: “Day Tripper è mia, è stata scritta sotto pressione ed è basata su una canzone folkeggiante che avevo abbozzato un mese prima. La realizzazione fu faticosa e macchinosa, e si sente”.

La “pressione” era la necessità di scrivere una canzone per il nuovo singolo, che doveva uscire in tempo per il mercato natalizio, così come il nuovo album, in cui – come da convenzione – le due canzoni del 45 giri non sarebbero state incluse.

McCartney: “Fu il frutto di uno sforzo comune, eravamo là tutti e due a darci dentro. Probabilmente l’idea originaria era stata di John, che infatti canta la parte di voce solista; ma fu una collaborazione stretta, ci lavorammo molto entrambi”.

Il titolo e il testo sono stati oggetto di speculazioni, interpretazioni e discussioni.

Lennon: “I day trippers sono quelli che fanno viaggi di un solo giorno, giusto? Magari con un traghetto, o un pullman. Ma la mia idea era riferita agli ‘hippies della domenica’, capite l’allusione?”.

McCartney: “Il titolo allude ai viaggi in acido. La canzone è ironica nei confronti di quelli che sono coinvolti solo parzialmente in un ideale. Gente che prende parte al movimento ma solo saltuariamente, nel weekend. Tipo i pittori della domenica, gli autisti della domenica. Mentre noi ci consideravamo ‘viaggiatori’ a tempo pieno, la ragazza della canzone lo era a tempo perduto”.

I Beatles arrivarono ad Abbey Road alle 14,30 del 16 ottobre, terzo giorno delle registrazioni per quello che sarebbe diventato Rubber Soul. Con loro c’era Julia Dykins, una delle tre sorellastre di John (la prima, Victoria, era figlia di Julia Stanley, la madre di John, e di un soldato gallese di passaggio a Liverpool; le altre due, Julia e Jacqueline, erano nate dalla relazione fra Julia Stanley e John Albert Dykins).

La prima ora e mezza di studio fu dedicata a discutere e a provare il complesso arrangiamento del brano.

Julia Dykins: “Sembrava che stessero mettendo insieme diversi pezzettini… non riuscii a capire come fecero ad arrivare alla versione definitiva”.

Prevista come lato A del nuovo 45 giri, Day Tripper fu brevemente spodestata dal ruolo dopo la registrazione di We Can Work It Out, che sembrava più commerciale, quindi preferibile come lato A. La ferma opposizione di John fece sì che il 45 giri diventasse il primo singolo con due lati A: uscì il 3 dicembre, lo stesso giorno della pubblicazione di Rubber Soul, in cui non è inclusa nessuna delle due canzoni del 45 giri.

Il 1° e il 2 novembre 1965, durante la registrazione dello speciale televisivo “The Music Of Lennon & McCartney”, poi trasmesso il 17 dicembre da Granada TV (vedi scheda n. 82), i Beatles mimarono Day Tripper. Il filmato inizia con sei ballerine in miniabiti bianchi e neri e occhiali da sole che saltellano durante l’introduzione strumentale del brano.

Day Tripper fu subito immessa nelle scalette live, a cominciare dal tour britannico del dicembre 1965 fino all’ultimo concerto dei Beatles davanti a un pubblico pagante, quello del 29 agosto 1966 al Candlestick Park di San Francisco.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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