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Orto sinergico con Alessia Fabiani

Orto sinergico con Alessia Fabiani

Tempo fa in quanto giornalista vado a un’assemblea provinciale di Rifondazione in cui si parla di fare moschee enormi dentro gli asili, statue equestri di Carlo Giuliani e altre scemenze. Mi annoio molto e, da vecchio leone liberale, a volte vorrei tirare fuori la Beretta che porto sempre con me e stendere un paio di quei minchioni. Ma mi do una calmata e resto concentrato sul mio Moleskine. A un certo punto noto che tra i convenuti c’è una ragazza graziosa. Nulla di incredibile, lontana anni luce dal mio ideale di donna (Tosca D’Aquino), ma per essere una ‘compagna’ non è male, al netto di gonnone da zingara e piedi sporchi. Tiro fuori l’Andrea Ghira che è in me e decido di rimorchiare la zozzona. A fine assemblea la avvicino, mi presento e sfodero una frase a effetto: “Dieci, cento, mille Nassirya!”. Lei – si chiama Loredana – arrossisce e mi sorride. Un attimo dopo accetta che le dia un passaggio verso casa. Sta in un paesello poco lontano dalla città. Bella casa, piena di busti di Lenin e gatti malati. Mentre mi prepara un té io comincio a sbottonarmi e a toccarmi un po’ preparandomi a un rapporto che reputo imminente. Eppure non succede, perché facendo due chiacchiere emerge, sì, che Loredana ha un sacco di idee terribili sul sociale e i neri, ma è anche una persona piena di profondi dubbi e inquietudini, di interrogativi, di spiritualità, tutta roba che va al di là del goloso stereotipo che mi figuravo di dominare nell’ennesima riedizione di un mio personalissimo Circeo. Insomma, ogni progetto suprematista crolla e diventiamo amici, amici ‘diversi’, alla Luzi e Bassignani. Ci frequentiamo spesso e un bel giorno lei mi porta nel suo giardino, metà adibito a discarica di elettrodomestici, l’altra – mi dice sorniona – a ‘orto sinergico’. Mi spiega cos’è: praticamente si tratta di piantare vegetali in modo che si sorreggano tra loro anche moralmente, lavorando altresì per richiamare quegli animaletti utili allo sviluppo del bancale, cioè il terrapieno all’interno del quale si installa il menzionato orticello. È un qualcosa di estremamente complesso e giocoso, perciò mi affascina, e il sistema di ‘consociazioni’ e ‘repulsioni’ tra fiori, verdure e frutti mi ricorda assai i ragionamenti sulle trash units del capolavoro Age of Empires 2 (picchieri contro cavalli, schermagliatori contro arcieri, cavalleria leggera contro armi d’assedio e così via. Civiltà consigliata a chi voglia giocare molto di trash units: Bizantini. Civiltà consigliata in generale: sempre Bizantini!!!).

Chiedo a Loredana di insegnarmi l’orto sinergico e lei accetta molto volentieri. Io in cambio le faccio piccole riparazioni e le do cinquecento euro al mese. Una sera che siamo intenti a progettare il mio super bancale “pieno di fragole, pesche, ciliege e mirtilli”, citando Battisti (“Nobis!”, grande Lucio!), Loredana mi fa un discorso davvero bello e non banale – a suo modo concreto – sul senso (“oscuro e smarrito”) del tempo e della natura. Ad ascoltarla mi sento più intelligente e mi illudo di aver lasciato una volta tanto la testa di cazzo che sono al sesto piano del mio super loft ai Parioli. Mi illudo… appunto. “Dai basta ti sto annoiando, concentriamoci sul bancale…”, mi fa. “Ma no, che dici, è bello ascoltarti Lore”, assicuro. “Dai dai che c’è tanto da fare… mi fa piacere aiutarti a cominciare, l’orto sinergico è una bella cosa, ma qua in zona siamo pochissimi. Anzi, siamo solo in due, in tre con te se cominci”. “Chi lo fa oltre a te?”. “Una ragazza che sta in zona fiume, si chiama Alessia Fabiani. A volte ci sentiamo per scambiarci i semi”. “Alessia Fabiani? Una abbastanza alta, lineamenti dolci, occhioni”. “Sì sì, la conosci?”. “No, dicevo così… tu sei talmente carina e gentile che riconosceresti lineamenti dolci e occhioni anche a un ratto infernale!”. “Ahahah”. “Ahahah”, rido io, mentre già la bava avvolge l’orrida cotenna del mio cuore. “Dai – propone Loredana – quasi quasi la sento e una sera ci vediamo tutti insieme e facciamo il punto… gli orticoltori sinergici al gran completo”. “Magari…”.

Il venerdì sera successivo ci ritroviamo tutti e tre da Loredana. Alessia Fabiani è proprio… Alessia Fabiani. Qualche chilo in più, qualche capello in meno, un cesareo fatto da un boia, ma è sempre lei, splendida e provocante anche dismessi da tempo i panni della ragazza calendario e della Letterina. “Ma tu davvero non sai chi è?”, chiedo alla Lore quando Alessia va un attimo in bagno a scoreggiare. “Come non so chi è? È Alessia, la ragazza che fa il sinergico, scemo!”. Resto basito, poi penso a tutte le volte che mi ha detto che lei non ha mai avuto la tv in casa e capisco che è l’unica comunista che lo dice e che lo fa anche, non come quelli che se ne vantano in pubblico ma poi corrono a la maison a guardare Linea notte e Stracult (Ps. la Delogu l’ammazzerei). La serata scorre piacevole all’insegna dell’orticoltura. Alessia è timida e dolce e non parla mai del suo passato nello show business. Prima di dividerci e andare a nanna, faccio alla Fabiani questa battutina: “Si dice che il problema in Italia sia che ognuno pensi al suo orticello… però io sono contento di pensare al mio orticello… sinergico!”. Lei ride – prima di tutto con gli occhi – e mi lascia il suo numero. La saluto con un bel bacino su una delle sue guanciotte ambrate, poi con una fredda stretta di mano auguro la buonanotte a Loredana: “Ciao, grazie”.

Qualche giorno più tardi sento Alessia e ci organizziamo per una visita al suo orto nel fine settimana. Arrivo da lei pieno di gioia e desiderio. “Buongiorno signor Paris!”, mi accoglie scherzosa chiamandomi per cognome. “Ma che signor Paris, va benissimo Carlo, solo Carlo!”, le rispondo stando alla burla. Prendiamo un orzo, poi mi guida al suo orto. La seguo, indovinando le forme del suo magnifico sedere appena nascoste dalla salopette verde. Arriviamo al bancale: è incredibile. Dieci volte più rigoglioso, variopinto e sano di quello di Loredana. Una meraviglia, una foresta trasudante vita dalla quale ti aspetteresti uscisse una tigre di Ligabue. “Dio, che spettacolo!”, urlo. “Grazie…”, dice, facendosi timida. Mi si avvicina, le prendo una mano. “Ma come fai ad avere un orto così bello?”, le domando. “Beh… qua sotto riposa un amico speciale e mi piace pensare che viva nei fiori e nei frutti che questa terra da”. “Un amico? Seppellito qui sotto?”. “Sì…”. Piange, la stringo forte. “Chi era?”, le chiedo. “Il Gadano”. “Ma perché, è morto?”. “Sì… poverino… 52 anni. È morto lo scorso autunno”, mi spiega. “Ma in tv – osservo – non hanno detto nulla. Non un servizio, non un ricordo, niente”. “Sai com’è – mi dice – in Italia se non sei di sinistra sembra che devi chiedere scusa”.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, teatro e produzione multimediale (110 e lode), nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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