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YESTERDAY (Lennon – Mc Cartney)

YESTERDAY (Lennon – Mc Cartney)

YESTERDAY (Lennon – Mc Cartney)

McCartney: voce, chitarra acustica
Tony Gilbert: primo violino
Sidney Sax: secondo violino
Kenneth Essex: viola
Francisco Gabarro: violoncello

Registrazione 14 e 17 giugno 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
28 settembre 1965 (LP Help!)

È la canzone pop che vanta il maggior numero di cover nel mondo? Sì, secondo il Guinness Book Of Records. Vero o no che sia – e probabilmente bisognerebbe conoscere i criteri precisi con cui è stata stilata la graduatoria –,Yesterday è certamente una canzone celeberrima. Non a caso nel 1980 John, intervistato da David Sheff, la commentò a modo suo.

Lennon: “Nei ristoranti la suonano sempre. Yoko e io, in Spagna, abbiamo persino autografato lo strumento a un violinista che girava per i tavoli suonando Yesterday. Non siamo riusciti a spiegargli che la canzone non l’ho scritta io. D’altra parte, poveretto, mica poteva girare fra i tavoli suonando I Am TheWalrus, no? Ricevo continuamente elogi per Yesterday, ma quella è la canzone di Paul. Ben fatta. Bellissima. E non ho mai desiderato di averla scritta io. Un paio di frasi della canzone dimostrano che Paul è un buon
autore di testi, ma il fatto è che il testo di Yesterday non va da nessuna parte. Anche così, comunque, è un testo efficace. Però, se lo leggi per intero, ti rendi conto che non dice niente, non spiega cos’è successo. Lei se n’è andata e lui si augura che oggi sia ancora ieri, questo è quanto, ma non c’è una conclusione. Del resto, anche le mie erano così…”.

Paul, da parte sua, di Yesterday è sempre andato comprensibilmente orgoglioso. McCartney: “Mi piace non solo perché è stata un grande successo, ma perché è una delle canzoni che ho scritto più istintivamente. Quando stai cercando di scrivere una canzone accade a volte che ne cogli l’essenza, ed è già tutta lì. È come un uovo, che viene deposto senza una crepa, senza una fessura”.

Paul ha raccontato spesso (e volentieri) la nascita della canzone, avvenuta in Wimpole Street, nella casa dei genitori della fidanzata Jane Asher, in cui era ospite fisso.

McCartney: “Abitavo in una specie di piccolo appartamento nell’attico ed ero riuscito a farci entrare un pianoforte. Molto artistica, come situazione. Su quel piano ho trovato gli accordi di Yesterday, una mattina appena sveglio. L’avevo sognata durante la notte. La mattina mi sono svegliato con quella melodia in testa e ho pensato: ‘Ehi, forte questa canzone; non la conosco, oppure sì?’. Era una specie di melodia jazz. Mio padre ne suonava un sacco, di canzoni jazz; pensavo che forse era un ricordo del passato. Mi sono seduto al piano e ho cercato gli accordi per suonarla, e per aiutarmi a ricordare la melodia ho usato alcune parole che suonassero giuste col fraseggio. Dicevano: ‘Scrambled eggs, oh, my baby, how I love your legs…’. Poi ho cominciato a farla ascoltare in giro a tutti i miei amici, chiedendo loro che canzone fosse: ‘La conosci? È una melodia carina, ma non credo di averla scritta io, perché me la sono sognata’, e non mi era mai successo di creare una canzone in quel modo. Ma nessuno la identificava, nemmeno [la cantante] Alma Cogan, che le canzoni le conosceva tutte. Era come riportare un oggetto smarrito alla polizia. Pensai che se nessuno la reclamava dopo qualche settimana, allora potevo tenerla”.

Sul giorno in cui fu iniziata la registrazione in studio di Yesterday non ci sono dubbi: fu il 14 giugno. Paul fece ascoltare la canzone completa agli altri Beatles ad Abbey Road, accompagnandosi con la chitarra.

McCartney:“Ringo disse subito: ‘Non posso metterci sopra nessuna parte di batteria: non avrebbe senso’. E John e George dissero: ‘Un’altra chitarra non serve’. George Martin suggerì: ‘Perché non provi a registrarla da solo e vedi come va?’. Io guardai gli altri: ‘Oops… vuoi dire una canzone da solista?’. E loro: ‘Ma sì, non importa, noi non possiamo aggiungerci niente; falla’”.

George Martin: “Dissi a Paul: ‘L’unica cosa che mi viene in mente da aggiungerci è un’orchestra d’archi, ma so cosa pensi tu degli archi’. E lui: ‘Il fatto è che non voglio una roba alla Mantovani’. Controproposi: ‘Che ne dici allora di un quartetto d’archi?’”.

McCartney: “Fu George a suggerire di impiegare un quartetto d’archi, e io gli risposi di no. Lui insistette, disse che sentiva che avrebbe funzionato. E io: ‘Ma scherzi? Siamo un gruppo rock…’. L’idea mi pareva detestabile. Ma lui, astutamente, mi disse: ‘Proviamo. Poi, se non ti piace, possiamo sempre toglierlo e ritornare all’idea di voce e chitarra. Perché non vieni domani a casa mia? C’è un pianoforte, ho la carta da musica. Ci sediamo lì un’oretta, e mi spieghi cos’è che vorresti’”.

McCartney: “George portò in studio un quartetto di musicisti bravi e competenti, e il risultato mi piacque molto”.

In effetti, però, quello non era un quartetto organico; era stato il violinista Tony Gilbert a convocare gli altri tre. Terminata la registrazione degli archi, venne effettuata una sovraincisione: una seconda voce di Paul alla fine del primo bridge (Martin sostiene invece che l’effetto di seconda voce fosse dovuto a un rientro della traccia vocale di Paul nelle cuffie dei musicisti del quartetto). Registrato dal solo Paul con altri musicisti non Beatles, a tutti gli effetti Yesterday non era un disco dei Beatles, e George Martin discusse con Brian Epstein se non fosse il caso di accreditarlo al solo Paul McCartney. Brian si oppose fermamente.

George Martin: “Brian mi disse: ‘No, assolutamente non possiamo toccare l’integrità del gruppo: questi sono i Beatles, non facciamo distinzioni’”.

La prima esecuzione in pubblico di Yesterday avvenne il 1° agosto 1965 (cinque giorni prima dell’uscita di Help!) all’ABC Theatre di Blackpool per la registrazione dello spettacolo televisivo “Blackpool Night Out”. Dopo un’ironica presentazione di Harrison (“For Paul McCartney of Liverpool, opportunity knocks”), George, John e Ringo lasciarono il palcoscenico e Paul eseguì la canzone da solo accompagnandosi alla chitarra, su una base preregistrata di archi. Al rientro, John esclamò ironicamente: “Grazie Ringo, è stato bellissimo”

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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