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Breve storia di una fila diversa apettando primavera .

Breve storia di una fila diversa apettando primavera .

 

Le persone odiano le file.

Gli Italiani forse in particolar modo. Quante volte viaggiando all’esterno ci riconosciamo come connazionali proprio per questo. Facciamo di tutto per saltare una fila, alla cassa, alla Posta, dal medico perfino alla gastronomia del supermercato, c’è sempre chi finge di avere un numero per un altro. Ammettiamolo, siamo un popolo che odia attendere, c’è sempre qualcosa di più importante da fare che la fila. Forse siamo indisciplinalti o, magari, solo un po’ furbetti.

Le file alle quali non possiamo rinunciare

Negli ultimi anni, in Italia, le file più incredibili  le abbiamo fatte fuori dai negozi per accaparrarci l’ultimo modello di I Phone o all’apertura del tanto amato ( da me per prima) Starbuks a Milano solo per il gusto di sedersi a quei tavoli con una tazza in mano. Tutto il mondo è paese, del resto non posso dimenticare quando vidi la prima fila fare il giro di un isolato: ero a New York, per curiosità mi avventurai a capire dove tutte quelle persone fossero dirette, finché non scoprii la mitica pasticceria Magnolia Bakery . E credetemi, solo dopo averne assaggiato quei  dolcetti capii il perché di tanto aspettare. Quindi, riuscire ad accaparrarsi qualcosa di molto esclusivo è,  per tutti noi, decisamente un buon motivo per mettersi infila ed attendere il nostro agognato turno.

Ammazzare il tempo

Quello che le persone fanno in fila è abbastanza scontato: telefonano o scrivono messaggi. Pochissimi conversano e tanto meno solidarizzano :se qualcuno si stufa e lascia il posto del resto faremo prima!
La fila è una parentesi di vita nella quale occupiamo uno spazio pur non essendoci. Il nostro corpo avanza a passo d’uomo e la nostra mente vola altrove, tutto avvolto da una alienazione collettiva che ci permette di ammazzare il tempo. Di per sé la fila , infatti, non sembra mai avere  un senso proprio.

Scegliere una fila

Domenica scorsa mi sono messa in fila, con molta indecisione, odio le file: devono avere un ottimo scopo e ero sicura che nessun dolcetto di Magnolia  Bakery mi  stesse spettando né tantomeno un caffè Americano dello Starbucks. Inoltre, le file di domenica pomeriggio non valgono mai la pena, specialmente se c’è il sole e devo ancora finire di vedere la mia serie preferita scaricata on demand. Cosa averei guadagnato con quella fila? Perché mi ero ritrovata lì? Ero sicura che non avrei neanche incontrato  nessuno  dei miei amici, perché la maggior parte  di loro, ormai da tempo, ha scelto di non far parte  più di quella fila.

Una fila diversa

Ma  contro ogni pronostico dei giorni prima, decido di seguire quelle persone ben ordinate. Mentre cammino in silenzio mi viene in mente quando da piccola andavo a prendere la comunione in chiesa, quella gente posizionata perfettamente che si muoveva a passa d’uomo aveva un che di sacralità. Mi rendo conto guardandomi intorno, che non  conosco quasi nessuno, lo immaginavo del resto, e noto di essere decisamente la più giovane (nonostante non sia più decisamente una ragazzina, purtroppo), se escludiamo un giovanissimo con sua madre.  Noto però un’altra cosa strana: in quella fila nessuno stava parlando al telefono o stava massaggiando, ed ho l’impressione che quella ricerca di alienazione che normalmente le file producono  in quella non ci fosse . Nessuno conversava, ma tutti si guardavano dritti negli occhi. Pur non conoscendosi c’era una strana sensazione nell’aria. Ero in una fila diversa, che forse aveva un senso diverso.

 

Un senso diverso

Ala fine della fila qualcuno mi chiede il nome, che pronuncio ad alta voce, come tutti prima e dopo di me. Capisco allora, forse fino in fondo, il  perché mi ero messa in fila, nonostante fosse domenica e  non ci fosse nessun gustoso profumo da seguire o un I Phone da comprare. Ero lì semplicemente per dire il mio nome. Per dire ci sono. E come me ogni altra persona in quella fila ordinata era lì per lo stesso motivo. Nessuno sconto, nessun premio, nessun vantaggio nessun ultimo modello da comprare, solo dire il nostro nome e provare ad appartenere a un mondo civile .

Un buon profumo

Dopo aver votato in qualche modo, bianco, nullo o schierato, noto stupita  che succede qualcosa di inaspettato  a quella fila delle primarie del Pd, e solo a quel punto inizio a sentire un profumo buono, un profumo perduto. Quella file non era più una fila ma si  era trasformata  in persone: gente che si presenta tra loro, che parla, che racconta e discute. Quella fila eranopersone che avevano voglia di  di esserci, di esistere o almeno di dire il loro nome.

Mi piace pensare

Non ha importanza se tutte quelle persone in fila domenica voteranno o no Pd alle prossime elezioni. La cosa importante è che ci siano state persone che hanno deciso di esserci, partecipare e differenziarsi . Mi piace pensare che qualcosa si sia mosso, che ci sia stato il bisogno e la forza di lanciate un segnale.

Mi piace pensare  che questo segnale fosse il bisogno di “esserci” di chi non la pensa come la maggioranza ( se maggioranza è) degli italiani . Perché al di là dello schieramento politico, perché ci sia una domecrazia, ci deve essere un opposizione, partitica o civica che non ha meno responsabilità e peso di chi sta al governo.  Mi piace pensare che possa esistere un altro modo di esserci oltre da dietro ad una tastiera,  su qualche social o piattaforma, e che si riscopra invece una maniera di esserci attiva e partecipata. Mi piace pensare che non tutti gli italiani siano uguali e che ancora qualcuno provi il piacere di guardarsi negli occhi.

E la prossima fila?

Ma le file continueranno, quelle di Strabuks, Apple, Magnolia Bakery. o per il famoso Reddito di Cittadinanza, ma questa e decisamente tutta un’altra fila.

 

 

 

Autore del Post

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio "Fuori Piove" (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di WiP Radio.

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