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Carnival Party

Carnival Party

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Buon martedì grasso! Anche quest’anno è finalmente arrivata la festa più folle di sempre: il Carnevale.

Stasera molti locali organizzeranno feste a tema, addolcite da drink omaggio per il costume più bello e premi vari per i travestimenti più originali. E, come ogni anno, puntualmente si concretizzerà quella situazione così abominevole e grottesca ma, allo stesso tempo, caratterizzata dal comune compiacimento, che conosciamo tutti: la scelta delle maschere di coppia.

I festeggiamenti carnevaleschi si manifestano come spettacolo fantastico e destabilizzante da quel punto di vista: anziché considerarlo un momento di divertimento soprattutto per i bambini, assistiamo alla sfilata (forzata) di fidanzate che obbligano fidanzati ad essere derisi pubblicamente, con annessa creazione di book fotografico professionale per trascinare lo scherno nei secoli dei secoli. Si raccatta ogni genere di compagnia, pur di far rivivere quei fasti dei saturnali romani, di cui gli la maggior parte degli uomini apprezza solo il possibile sacrificio finale.

Chi punta sui supereroi, chi sui personaggi di film e serie tv, chi si inventa abbinamenti strampalati tra oggetti o animali, metafore assurde. Addirittura chi ricicla quelli di Halloween, tanto si era impegnato a scegliere il soggetto. Il motivo? Probabilmente, come è scritto nei Baci Perugina avanzati da San Valentino, perchè “amare è essere scemi insieme”. Anche se alcuni ne abusano, decisamente. Tipo me, che, ad ogni Carnevale, nonostante l’età, coltivo sempre lo stesso proposito: scovare una copia perfetta dell’abito giallo della famosa scena del ballo, e dare vita al classico Disney “La Bella e la Bestia”, con tanto di accompagnatore bestiale al mio fianco.

Chi non conosce Beauty and the Beast, capolavoro del 1991 che unisce grandi e piccini verso il coronamento della felicità introspettiva. Liberamente ispirato all’omonima favola di Jeanne – Marie Leprince de Beaumont, è stato il primo ed unico lungometraggio d’animazione, fino al 2010, a venir candidato come miglior film agli Oscar, assieme ad altre cinque nomination. Vince due statuette come miglior colonna sonora e miglior canzone (Céline Dion e Peabo Bryson in duetto), e tre Golden Globe come miglior film commedia/musicale, colonna sonora e canzone originale.

La trama

Il Principe Adam, sfrontato ed egoista, vive in uno splendido castello, circondato dalla ricchezza. In una fredda e piovosa sera invernale, una mendicante chiede ospitalità in cambio di una rosa, ma egli, disgustato, la scaccia in malo modo. Quest’ultima, allora, si trasforma in una fata, che gli rivela di aver messo alla prova la sua bontà d’animo: resasi conto della cattiveria del giovane, lo punisce trasformandolo in un’orribile Bestia e getta un incantesimo anche sul castello e su tutti i suoi abitanti. Tuttavia, una possibilità di redenzione c’è: la rosa che gli ha donato è infatti incantata. Se il Principe avesse imparato ad amare e fosse riuscito a farsi amare a sua volta, nonostante il suo aspetto, prima che la rosa fosse sfiorita del tutto, l’incantesimo si sarebbe spezzato.

Non lontano dal castello, in un piccolo villaggio, la graziosa Belle vive con suo padre Maurice, un bizzarro inventore. La ragazza trascorre le giornate tra i suoi amati libri, sognando una vita romantica e avventurosa oltre i confini del paese, e rifiutando lo spietato corteggiamento dell’arrogante Gaston, conteso da tutte le donne del luogo.

Un giorno, Maurice si perde nella foresta, viene attaccato dai lupi e si rifugia nel maniero della Bestia, che, folle per l’intrusione, lo rende suo prigioniero. Belle parte alla ricerca del padre, e, trovatolo, riesce a farlo liberare, offrendosi al suo posto. Mentre si trova rinchiusa nella torre, Belle fa amicizia con i servitori del castello, diventati oggetti parlanti. Tra di essi ci sono il candelabro Lumière, l’orologio Tockins, la teiera Mrs. Bric, la tazzina Chicco, l’elegante piumino Spolverina e molti altri.

Sperando che Belle possa essere quella che stavano aspettando per spezzare l’incantesimo, tutti si adoperano affinché si avvicini alla Bestia, ma questi, deluso e sfiduciato, è rassegnato al proprio destino. Il rapporto tra i due è estremamente conflittuale e far nascere un sentimento sembra impossibile. Ma, dopo un eroico gesto in cui le salva la vita, la ragazza però inizia a percepire il cuore gentile dell’uomo dentro l’animale, e piano piano se ne innamora veramente.

Qualche curiosità

L ’animatore della Bestia desiderava dar vita ad un protagonista “basato su qualcosa che fosse reale”. Così, pensò di ricreare una sorta di chimera: un gorilla dalle grandi sopracciglia folte, un bufalo per la forma della testa e un leone per la criniera. Zanne da cinghiale, corpo di orso e zampe di lupo completarono una personaggio che si apprezza molto più in questa veste selvaggia, che in quella anonima, scontata (e pure un po’ bruttina) post-scioglimento incantesimo dell’umano principe (modellato sull’attore Jeff Bridges).

Per il fisico ed il carattere della controparte femminile, invece, la Disney si ispirò a Katharine Hepburn nel ruolo di Jo March in Piccole donne del 1933. Belle, principessa d’adozione, è sempre stata molto apprezzata per come incarna valori che non sono spesso rintracciabili in altre “colleghe” Disney: forza, determinazione, passione per la lettura e la cultura. Sceglie da sola il proprio partner incurante delle convenzioni sociali, mostrandosi come un esempio invidiabile di pragmatismo, indipendenza, forza di volontà e capacità di rompere gli schemi.

Inoltre, è l’unica in tutto il suo villaggio a sfoggiare abiti azzurri, come azzurri sono i dolci occhioni della Bestia, quasi a sottolineare la diversità di entrambi dal resto del mondo, e in netta in contrapposizione al rosso acceso indossato da Gaston, il cattivo del film.

Un’ultima chicca: la voce di Mrs. Bric inizialmente sarebbe dovuta essere quella di Julie Andrews, ma poi venne scelta a sorpresa quella di Angela Lansbury, che scappava a doppiare durante le pause da “La Signora in giallo”. ADORO!

La vera bellezza

L’amore non è sentimento astratto, l’idea di felicità che colora i sogni di Biancaneve o Cenerentola, per Belle è un percorso di crescita e conoscenza. Prima di prendere consapevolezza del sentimento che nutre per la Bestia, la fanciulla lotta con il carattere scontroso, difficile e violento del padrone del castello, in cui si sente inizialmente in trappola.

Ma quando hai accanto la persona giusta, semplicemente non vuoi più scappare. La Bestia, dopo il ballo, libera Belle perché capisce di amarla, e Belle, che sognava solo la libertà, una volta libera ritorna proprio dalla Bestia. E qui, in sottofondo, la melodia intona “è una realtà che spaventa un po’, una poesia piena di perché e di verità”.

Un film che dimostra una grande capacità creativa: basti pensare all’intera servitù realizzata con personalità a tutto tondo, alle musiche straordinarie e alla coreografie dinamiche, alla non banalità del messaggio. Ed è questo il segreto del successo della pellicola: una la fiaba tra le più tenere, che spinge ad amare incondizionatamente senza la speranza di essere ricambiati, e a riflettere su come essere, come apparire e come diventare. Dove una parvenza di ferocia può nascondere solo un grande bisogno d’amore.

La Bella e la Bestia premia chi sa aspettare, chi riesce a vedere ciò che non appare, perché che la vera bellezza si trova nel cuore. O, in alternativa, nel portafogli. In fondo, cosa volete che conti l’aspetto fisico, quando sei un principe milionario, che vive in un enorme castello?

 

 

 

Autore del Post

Simona Van de Kamp

Creatura mitologica, per metà prova a fare l'avvocato, per metà prova a fare la scrittrice. Diretta e pungente, la odierete tutta, al 100%. Il blog e la radio sono due sogni che si avverano. Ha messo la testa a posto, ma non ricorda dove.

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