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Papà disoccupato ma fortissimo a Magic

Papà disoccupato ma fortissimo a Magic

Nel 1996 mio papà Loris, allora 40enne, restò disoccupato. L’azienda Bolaffi lo licenziò dopo dieci giorni. Era la sua prima esperienza lavorativa. Scontrandosi con un vuoto simile è chiaro che andò subito in depressione – non così per dire: depressione vera diagnosticata dal notaio Raimondi di Como – e tentò più volte il suicidio con dei cioccolatini buonissimi. Mamma implorò l’azienda di riprendere papà promettendo di ripagare la fotocopiatrice che il mio vecchio aveva rotto buttandola addosso a un signore perché l’aveva visto fare in Sleepers. Niente da fare, intanto il ‘male oscuro’ atterriva sempre di più il mio povero scemissimo papà, che ormai passava l’intera giornata sul divano a guardare annoiato La7 soprattutto i gialli con la nanetta. Non voleva nemmeno più lavarsi, così io e mamma gli comprammo la mitica vasca Premier bagni, quella tonda bellissima, ma papà si imbarazzava a lavarsi assieme all’anziano della reclam. Però babbino caro non sei mai contento! Come si dice a Napoli, me fai uscire cazzo! Dopo mesi e mesi di sofferenza e apatia, quando io e mammà eravamo a un passo dal recludere il capofamiglia in una residenza per angeli speciali come lui, ecco che improvvisamente il Loris dette un segno di vita. Stavo sfogliando il mio raccoglitore di carte Magic accanto a lui mentre riposava in poltrona respirando faticosamente. “C-cog’è?”, mi chiese d’improvviso, quasi strozzandosi, con una luce nuova negli occhi. Gli spiegai svogliatamente che si trattava di un gioco di carte collezionabili, la grande passione della mia infanzia. Continuava a chiedermi informazioni sul perché di tutti quei colori e numeri e non mi lasciava trafficare beatamente, così gli misi in mano una decina di comuni in modo da tenerlo occupato e che non rompesse tanto le balle. Poteva anche rovinarle guarda, no problema. Invece di chetarsi, si incuriosì ulteriormente. “Cossa buol dire ATTAPPARE? E questa abbilità STRAVOLGERE cosa mi sta a significare, Nicola? E questi elfetti belli? Ma come ci giocca?!”. Insomma, non c’era verso di continuare a sfogliare i miei tesori inducendomi tra l’altro lo stimolo della cacca. Pensai che l’unico modo per calmare il mio vecchio fosse insegnarli due regole base e dargli una bella lezione con il mio studiatissimo mazzo biancoblu ‘Propageddon’. Gli lanciai un marsupio Invicta pieno di cartacce comuni come si dà la biada a un cane. Lui si sporse rapido verso il tavolino – ricordo ancora il crac! delle croste da decubito – e cominciò a ragionare sul grimorio mentre io gli comunicavo giusto quei due rudimenti che gli avrebbero consentito di stare a galla tre-quattro turni e poi soccombere sotto i miei cerebrali fendenti di stregone sovrappeso (66 kg x 151 cm). Cominciammo la partita e già dalle primissime battute capii che papà aveva optato per un monoverde super elementare (papà è del Sud ragazzi) tutto foreste e creaturoni senza abilità. Del resto a lui erano sempre piaciuti tanto i documentari e si vedeva che usare tutte quelle bestie boschive lo elettrizzava. Trovandomi di fronte il classico sparring partner, cercai senza fretta di imbastire le mie strategie nel modo più completo e soddisfacente, tuttavia papà al terzo turno calò un Errante delle nevi (valore 500 lire, cavolo!) e attaccandomi per quattro turni di fila mi ammazzò. Giocammo subito la rivincita, ma disgraziatamente le mie raffinate tattiche si incepparono sul più bello e lo scioperato genitore mi piegò selvaggiamente a colpi di gorilla, rinoceronti e quei Wurm di merda. Corsi in camera a piangere e mi cagai addosso per dispetto. Nei giorni e nei mesi successivi giocammo ancora tantissime volte – volevo assolutamente piegare il babbo e i suoi mazzi scemi – ma non la spuntai mai: sempre sconfitto, spesso senza nemmeno scalfire i punti vita di quel tamarro di destra che mi aveva messo al mondo verso la metà degli anni Ottanta. Papà a forza di umiliarmi a Magic riacquistò autostima, si candidò alle comunali con i socialisti e divenne assessore alla Bellezza. Seguirono trent’anni di successi internazionali. Lo scorso luglio papi va è andato pensione e, invece delle porte del relax, per lui si aperto un calvario. Da mesi è ricoverato in Medicina al Bartezaghi di Varese. Non si sa cos’abbia, ma sta sempre peggio e non gli funziona più nulla. L’altro giorno mi è venuto in mente quando l’avevo risollevato a forza di Magic, così mi sono presentato in ospedale con una scatola da scarpe piena di carte e qualche bustina con le terre. “Volentieri, ma una partita sola, sono tanto provato”, mi ha detto. Ci siamo fatti un classico booster draft. Ero felice di vederlo vispo e concentrato nella scelta delle carte. E al contempo la mia coscienza mi suggeriva che mi sarei finalmente preso una rivincita. “La batto ‘sta larva”, cogitavo tra me. E invece niente: quell’uomo ormai finito mi liquidò in cinque turni col suo gioco diretto, semplice, essenziale. Gli ho dato un bacio in fronte, ho stretto la mano a mia madre e me ne sono andato, ancora un volta da sconfitto. Stamani dall’ospedale arriva la notizia più terribile: papà è in ripresa.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, teatro e produzione multimediale (110 e lode), nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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