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I’VE JUST SEEN A FACE (Lennon – Mc Cartney)

I’VE JUST SEEN A FACE (Lennon – Mc Cartney)

I’VE JUST SEEN A FACE (Lennon – Mc Cartney)

McCartney: voce, chitarra acustica, chitarra solista
Lennon: cori. chitarra ritmica
Harrison: chitarra acustica solista
Starr: rullante spazzolato, maracas

Registrazione 14 giugno 1965
Produttore: George Martin • Fonico: Norman Smith
28 settembre 1965 (LP Help!)

Non è You’ve Got To Hide Your Love Away, come si trova spesso scritto la prima canzone interamente acustica registrata dai Beatles. Il primato spetta invece a I’ve Just Seen A Face, in cui non è presente nemmeno il basso elettrico, che c’è invece sia in You’ve Got To Hide Your Love Away sia in And I Love Her, altro brano spesso indicato, erroneamente, come il primo unplugged del canone beatlesiano.

Per quanto riguarda la paternità del brano, c’è assoluta identità di vedute fra John e Paul. Lennon: “È suo”. McCartney: “È mio, completamente”.
Meno certa, invece, la datazione della composizione. Si sa che da ragazzo Paul intratteneva i familiari con una versione strumentale della melodia, poi elaborata in I’ve Just Seen A Face: la musica piaceva così tanto a sua zia Gin – sorella minore di Jim, il padre di Paul – che era stata intitolata Auntie Gin’s Theme . Per inciso, la zia Gin nel 1976 sarà citata nel testo di una canzone del nipote (Let ‘Em In, pubblicata sull’album At tHe Speed of Sound dei Wings).

McCartney: “È un po’ country&western, ma più veloce, una strana cosina svelta. Ne fui particolarmente soddisfatto. Il testo fa la sua parte: ti trascina in avanti, continua a spingerti alla frase successiva. Ha un che di insistente che mi piace”.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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