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La tristezza… del Carnevale!

La tristezza… del Carnevale!

Non è un articolo che vuole dire che il Carnevale è una festa da screditare eh…

Piuttosto, un articolo che vuole indagare la tristezza del carnevale. Un po’ perché si sa, siamo cresciuti sin da piccoli consapevoli che molte maschere della tradizione Italiana in realtà erano tristi, ma non abbiamo mai indagato.

Un po’ perché anche discorrendo sulla tristezza si possono carpire cose belle 😉

Partiamo da Arlecchino:

tipica maschera della lombardia con una duplice accezione; contadino bergamasco e diavolo del Medioevo! Si narra che fosse così povero che i suoi amici a Carnevale gli regalassero pezzi dei loro costumi. Ecco da dove deriva la tutina colorata che indossa. Ma andando in profondità, come direbbe il principino George, era un Povero! Però rideva giusto? Allora forse dovremmo imparare tutti un po’ da arlecchino, che al giorno d’oggi tanto siamo tutti ricchi e tutti povery ma mai contenti!

Passiamo a Pulcinella:

Maschera creata appositamente da un attore nel XVI secolo, si ispira ad un servo col naso lungo. Pulcinella è imbroglione, pigro ma anche altruista e resta comunque un povero servitore che si combatte per una vita migliore! Insomma uno di noi! Dal XVI secolo ad oggi le cose non sembrano esser molto cambiate, siamo tutti un po’ pulcinella!

Ed ecco Pantalone:

Vecchio e avaro Veneziano, si veste con una zimarra nera che copre la calzamaglia rossa. Fa quello che fanno un po’ i pubblicitari di oggi 😉 mercanteggia. E anche se appare sicuro, nel suo profondo era triste anche lui!

La prima donna invece è Colombina:

Una “servetta” così viene definita, di Pantalone che desta non poche preoccupazioni al padrone a causa della gelosia del marito… Arlecchino. Ora, qui c’è per lo meno anche l’aspetto romantico della cosa. Ma quando c’è la gelosia di mezzo, una donna può dichiararsi veramente felice?

 

Poi va beh, ce ne sarebbero altre ma…

Terminiamo con Pierrot:

L’emblema della tristezza. Mi ricordo che alla festa delle elementari (Ernesto Solvay) vinsi un quadro con Pierrot di una tristezza. Ma di una tristezza. Pierrot in realtà si chiamava Pedrolino, poi è arrivato in Francia e per accontentare i parigini è diventato Pierrot, triste e malinconico. A lui però riconosco una certa coerenza! Almeno non nasconde la dilagante tristezza che lo pervade, e lo mostra in faccia:

Allora, ho capito che queste maschere sono tristi perché hanno una storia di servitù e povertà alle spalle. Chi è servo del padrone, chi è servo dei soldi, chi è schiavo dell’amore. Mi volete dire che nel 2019, ancora poco è cambiato?

Questa sembrerebbe la nostra conclusione!

Direi di mangiarci su, qui sotto trovate tutti i dolci di carnevale che abbiamo su cookpad:

 

 

Al prossimo… delirioooo!

LeTy – GaGa

 

 

 

 

Autore del Post

Letizia Vallini

Alla soglia dei 30 anni sono tantissime le cose che ha da raccontare. Nativa di Rosignano e di adozione Veronese, nel suo cuore e nella sua mente sogna da un po' gli States. Per cercare di non perdere tutto ciò che le accade, cerca di parlarne: attraverso la radio, la scrittura, l'arte, attraverso il suo lavoro - si occupa di web marketing e community management, colora la sua vita di tinte brillanti. Anche se si sente grata davvero solo quando si accorge di riuscire a colorare un momento della vita degli altri, che sia un secondo, un giorno o il tempo che ci vuole :) .

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