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Sperma e focaccine

Sperma e focaccine

Tra le sensazioni più fastidiose dell’infanzia c’è prendere dalla tasca della tuta un fazzoletto di carta già usato, portarlo al naso per soffiare forte e accorgersi che in realtà si tratta di un tovagliolino adoperato per impugnare e verosimilmente mangiare una focaccina, circostanza che fa sì che al naso arrivi un odore di olio vecchio, guasto, stunt io. Qualcosa di simile, ma ancora peggiore, si verifica dalla pubertà in poi, quando ci si porta al naso un fazzoletto di carta utilizzato non per la focaccina di cui sopra, bensì per accogliere lo sperma espresso conseguentemente all’essersi malauguratamente masturbati magari all’aperto. Una situazione sgradevolissima olfattivamente e anche nel rinnovare quel corretto senso di smarrimento e colpa per aver deluso ancora una volta il Profeta. Impregnare di semenza i fazzolettini e riporli in tasca facendo finta di niente accade soprattutto nei primi mesi di attività giaculatoria, visto che anche il più assennato dei ragazzini può cadere nel tranello di pensare che quella soluzione in apparenza del tutto inoffensiva e così simile al sapone Dove costituisca invece il campione interregionale della vischiosità. I ragazzi più svegli cominciano a masturbarsi molto presto, verso gli undici anni e mezzo. Alcuni, accortisi dopo mesi di pratica che quel liquido orrendo è una sostanza che sporca, appiccica, rovina inesorabilmente lenzuola, pigiami e arazzi, mettono in guardia gli amici che, più timidi, ancora devono cominciare a darci dentro. Ad esempio, il mio compagno delle elementari Davide quando eravamo in quinta già si manovrava. Mi invitava a casa sua, giocavamo alle Magic belli tranquilli, poi di improvviso sguainava la sua dotazione ed entusiasta mi illustrava come funzionava l’interessante vicenda. Però era come parlare di Dio a un indios, cosa vuoi che capisca? Finché non ci sei dentro è inutile. Rispettavo la sua passione ma non aspettavo altro che spruzzasse sulle pareti del casolare e che finalmente ricominciasse la sfida tra stregoni e grimori. Poi a casa per curiosità provavo, mi tocchicchiavo, ma non succedeva niente di che. Dovevo aspettare il salto di qualità verso la vita adulta, quando viene viene. Il mio è capitato relativamente tardi, almeno un annetto dopo Davide. Può sembrare una cosa da niente, ma anche un divario temporale relativamente piccolo – parliamo di una manciata di mesi – può influenzare la vita successiva in modo decisivo, e chi prima principia a lordare il mondo col suo collagene, prima inizia a dominare nella sfera affettiva, nella professione, nell’eros, come ben spiega il professor Morelli nell’ultimo numero di Riza psicosomatica. Del resto anche a Age of Empires 2, nelle primissime fasi del gioco, è di vitale importanza passare quanto più presto dalla Dark Age alla Feudal Age dedicandosi quasi esclusivamente ad accumulare cibo cogliendo lamponi o acquistandolo dai cinghiali. Non è un caso che l’amico Davide, una volta fattosi adulto, mi sia sempre stato davanti: fidanzato in casa a 14 anni, lavoro manuale ben pagato a 17 e a 26 anni beato lui era già morto (inalazioni nello stabilimento Piaggio) mentre io giusto a quell’età mi affacciavo timidamente al mondo con la mia faccia da bimba e un fisico pazzesco. Un amico con cui invece a livello di sviluppo puberale mi ero trovato perfettamente coordinato era il mio compagno di pallone Tommaso. Eravamo davvero scatenati. La domenica mattina prima della partita ci raccontavamo felici delle donne nude viste sulle televisioni private la notte precedente e canticchiavamo “Shout!” dei Tears for Fears, che faceva da sottofondo alla reclam dei telefoni erotici su RTV38. All’epoca non capivamo che senso avesse telefonare a pagamento quando potevi guardare gratis le tette e i sederi (volendo anche il pube ma solo dopo le tre/tre e mezza), cosa che invece meglio comprendiamo oggi che siamo entrambi totalmente impotenti e mi spiace che le nostre famiglie lo vengano a sapere da questo articolo di stampa. Appunto, le nostre famiglie: all’inizio non erano contrarie al fatto che ci masturbassimo tanto, perché è normale, però gli anni passavano e io e Tommy continuavamo a sfibrarci il fisico e la mente, anche da universitari, e questo dava preoccupazione e imbarazzo ai parenti. Una volta a tavola mia mamma per farmi ragionare mi disse: “Continua così e il signor Paolo Mieli non ti inviterà mai in trasmissione”. Ma vai a cagare scema.

Autore del Post

Niccolò Re

Niccolò Re nasce a Sarzana (Sp), dove attualmente vive, il 21 maggio 1986. Maturità scientifica, Laurea in Cinema, teatro e produzione multimediale (110 e lode), nel 2012, un po' per caso, intraprende il mestiere di giornalista, che svolge tutt'ora presso la testata online Città della Spezia. Tra i suoi hobby il calcio, la musica, la storia, l'antropologia. Ama gli animali e ha un bellissimo e simpatico cane di nome Camillo. Dal 2016 convive con l'economista Irene Tinagli.

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