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You like me too much (Harrison)

You like me too much (Harrison)

YOU LIKE ME TOO MUCH (Harrison)

McCartney: basso, pianoforte (con George Martin)
Lennon: chitarra acustica ritmica, piano elettrico
Harrison:  voce, chitarra solista
Starr: batteria, tamburino

Registrazione 15 giugno 1965
Produttore George Martin • Fonico Norman Smith
28 settembre 1965 (LP Help!)

Delle due canzoni di Harrison fornite al regista Dick Lester per il film Help! una – I Need You – fu accettata per il film; l’altra no, ma trovò spazio nell’album intitolato come il film che ne contiene le canzoni della colonna sonora. Parliamo della versione originaria di Help!, quella per il mercato britannico; in America, la Capitol continuava la sua spregiudicata politica di smembramento e ricomposizione delle tracklist degli album, e infatti You Like Me Too Much appena pronta fu velocemente infilata in Beatles VI, finendo così per uscire negli USA prima che in Gran Bretagna.

Fu portata ad Abbey Road nel terzo giorno di registrazioni finalizzate al nuovo album, che diventerà Help! ma che al momento era ancora senza titolo. La prima parte del pomeriggio del 17 febbraio fu occupata da The Night Before e la serata dalle 19 alle 23 fu dedicata alla seconda canzone di Harrison per quel disco (I Need You era stata completata il giorno precedente).

Servirono otto takes per ottenere una base ritmica (con la voce solista) ritenuta buona per le sovraincisioni; in essa McCartney e George Martin suonarono a quattro mani un pianoforte Steinway filtrato con l’effetto Leslie. Le sovraincisioni riguardarono una seconda voce di George, il basso di Paul, il piano elettrico Hohner Pianet di John (già usato in The Night Before poche ore prima) e il tamburino di Ringo (secondo alcune fonti, anche il pianoforte a quattro mani di McCartney e Martin fu sovrainciso). Dopo di che né i Beatles né George Harrison da solista né altri si presero più la briga di riprendere la canzone.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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