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ACT NATURALLY (Voni Morrison-Johnny Russell)

ACT NATURALLY (Voni Morrison-Johnny Russell)

ACT NATURALLY

(Voni Morrison-Johnny Russell)
McCartney: cori, basso • Lennon: chitarra acustica ritmica •
Harrison: cori, chitarra solista, chitarra acustica ritmica • Starr: voce, batteria, bacchette
Registrazione 17 giugno 1965
Produttore George Martin • Fonico Norman Smith
28 settembre 1965 (LP Help!)

Al momento di scegliere una canzone da cantare nel nuovo album, fu abbastanza naturale che Ringo si orientasse verso il genere musicale che prediligeva. Al giornalista americano Larry Kane, che gli aveva chiesto quali fossero state le sue influenze, aveva risposto senza esitazioni: “Le canzoni country che ho ascoltato fin da bambino. Penso che quel suono piacesse a tutti noi Beatles”.

Lennon: “A Liverpool ho sentito il country&western prima del rock’n’roll. In città c’erano locali folk, blues e country&western, prima che arrivasse il rock’n’roll… Avevo quindici anni quando cominciai a imitare Hank Williams: e ancora non sapevo suonare la chitarra”.

Starr: “In Help! canto Act Naturally; l’avevo trovata in un disco di Buck Owens. Dissi agli altri: ‘è questa che voglio fare’, e loro furono d’accordo”.

I Beatles non eseguiranno più Act Naturally; Ringo Starr, però, la registrò per la Capitol in coppia con Buck Owens nel 1989. La loro versione, per la quale fu anche realizzato un buffo videoclip ambientato sul set di un film western, restò undici settimane nella classifica country&western di Billboard.

I Beatles eseguirono la canzone in pubblico per la prima volta a Blackpool il 1° agosto 1965 per lo spettacolo televisivo “Blackpool Night Out”. In quell’occasione fu Ringo a presentarsi da sé con queste parole: “E ora vorremmo fare una cosa che non facciamo spesso: dare l’opportunità di cantare a una persona che non canta spesso. Eccolo qui, stonato e nervoso, che canterà per voi Act Naturally… Ringo!”.

 

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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