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La condanna degli italiani all’estero

La condanna degli italiani all’estero

Oramai l’avrete capito dall’ironia amara di questo blog, alleviata solo dalla penna di Ilaria Bruno che solleva di parecchio la qualità e l’umore di queste pagine:
la vita dell’italiano all’estero è una condanna continua, per lui e per i suoi cari.

Regola ferrea per non cadere in depressione in terra straniera, o, giammai, cambiare idea, è avere degli stabili riferimenti a cui ancorarsi, quindi ogni italiano medio che ha superato il velo dell’illusione di leopardiana memoria ha sviluppato una rigida dicotomia su tutto il suo vissuto in terra straniera:

o è fragola, o è merda.

Siamo degli inguaribili abitudinari, lamentoni, rompicoglioni e la vita fuorisede ci fa sviluppare un arsenale di luoghi comuni pronti da sciorinare al malcapitato del paesello, oppure, in preda all’euforia alcolica, al tavolo di connazionali rifugiati in un aperitivo casalingo perché fuoricostatroppo.

Adesso che siamo in clima di feste (in realtà qua in Irlanda hanno iniziato ad esaltarsi col Natale da settembre), l’expat rientra per salutare amici e parenti ed è il momento ideale per mettere alla prova questi incrollabili argomenti. Voi che leggete dal paesello, prendetelo come un avvertimento: non ci sarà scampo.
Vediamo alcuni esempi di cosa vi aspetterà quando l’expat, dalle guance già colorite dal quinto bicchiere di rosso, decide che è arrivato il suo momento.

italiani all'estero

“Niente a che vedere con l’italia, comunque.”

I trasporti. Fragola.

Venendo da un paese dove il trasporto pubblico lascia, in genere, molto a desiderare, tendiamo ad esaltare ogni piccolo aspetto che pare funzionare nei mezzi pubblici stranieri, sia la puntualità, la flessibilità nei metodi di pagamento, i rigidi controlli per far sì che si paghi il biglietto… (perché l’italiano all’estero il biglietto lo paga quasi sempre)
Riflettiamo quotidianamente su tutto ciò, infreddoliti sotto al cielo plumbeo mentre aspettiamo il bus, con lo spietato tabellone luminoso che annuncia “3 minuti” da forse un po’ troppo tempo.

italiano all'estero

si ringrazia il gruppo Mai Dire IMIUK per l’immagine

 

La pulizia. Merda.

Nonostante le vittime mietute sui mezzi pubblici in estate dai fortori di ascella pezzata potrebbero confutare il ragionamento, pare che l’italiano, varcato il controllo passaporti, si trasformi in un campione di igiene. Questo fatto potrebbe essere aiutato dal fatto che, specie nel regno unito e vicinanze, siano effettivamente un popolo di zozzoni.
Ci alziamo in piedi, è uno dei nostri evergreen:
i racconti dell’orrido che siamo pronti a recitare, tipo Zio Tibia, riguardano storie di pigiami usati per sedersi sui gradini piovosi fuori casa e poi tornare nel calduccio al letto, di gente scalza sui pavé, di moquette bisunte, dell’assenza di sua maestà Le Bidet e delle acrobazie a cui siamo costretti per detergerci le terga.

Il pubblico del paesello è caldo, e noi, novelli Ricky Gervais, siamo pronti alla punchline definitiva.

Il cibo. Merdissima.

Il cibo per l’italiano all’estero è L’Argomento. Tranne qualche sadico che riesce a trovare una certa poesia nella miscelazione degli ingredienti, così popolari, dello Shepherd’s Pie, l’offerta culinaria dei paesi che ci ospitano non potrà mai competere con la cucina di mammà. Anzi, diciamoci la verità, hanno dei gusti di merda. Oh.
Il problema è che continuiamo ad aspettarci la cucina di mammà. Chiaro che uno rimane deluso.
Le cose sono due: o spendi un patrimonio rifornendoti dai negozi specializzati, che sfiorano ricarichi da usura, ma la gola non ha prezzo, oppure confidi nel “Pacco Da Giù”.
Perché sarai anche di Mestre, ma se vivi all’estero bramerai con tutto te stesso il “Pacco Da Giù”, fonte di proteine, carboidrati e grassi nostrani, di primizie D.O.P. introvabili nelle ostili terre straniere. Quante lacrime di commozione si versano al solo pensiero.

Insomma, in questi giorni di feste, ascoltateci, compatiteci ed ingrassateci. Ne abbiamo bisogno e ve ne saremo eternamente riconoscenti, specie se vi presenterete con una forma di pecorino o dei Pan di Stelle. Ora conoscete il nostro calvario. Io vi saluto e ringrazio il gruppo facebook Mai Dire IMIUK, insieme ad altri gruppi “storici”, fonte inesauribile di spunti per scherzare sulle sventure dell’italiano all’estero.

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Autore del Post

Edoardo Battini

Assistente di volo appassionato di politica, di musica e di altre frivolezze. Espatriato a Dublino da ormai 3 anni, sogna il ritorno in patria, insieme a quello del socialismo e del Winner Taco. In 29 anni, una delle tre è già successa. Attende fiducioso.

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