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ANOTHER GIRL (Lennon – Mc Cartney)

ANOTHER GIRL (Lennon – Mc Cartney)

ANOTHER GIRL

(Lennon – McCartney)
McCartney: voce, basso, chitarra solista • Lennon: cori, chitarra acustica ritmica •
Harrison: cori, chitarra elettrica ritmica • Starr: batteria
Registrazione 15 e 16 febbraio 1965
Produttore George Martin • Fonico Norman Smith
28 settembre 1965 (LP Help!)

John è stato adamantino nell’attribuire la paternità del brano. Lennon: “Another Girl è di Paul”. A sua volta, Paul – nel suo libro con Miles – ha anche fissato piuttosto precisamente il tempo e il luogo in cui avvenne la composizione della canzone: fra il 4 e il 14 febbraio, durante la vacanza di Paul con Jane Asher ad Hammamet. Secondo Paul, la coppia fu ospitata in una villa di proprietà dell’ambasciata britannica in Tunisia.

McCartney: “Capitava che stessimo prendendo il tè e arrivasse in visita la delegazione sovietica. Noi non potevamo farci niente, ovviamente. ‘Le presento uno dei nostri ospiti, in viaggio culturale’ ‘Piacere, come sta?’”.

La villa era fornita di “una splendida sala da bagno rivestita di piastrelle a mosaico e fornita di una vasca incassata nel pavimento; l’acustica della stanza era perfetta per comporre”. Fu in questa stanza, dunque, che Paul scrisse Another Girl.

Another Girl fu messa in lavorazione già nel primo dei sei giorni consecutivi di registrazione fissati per il nuovo album: il 15 febbraio. Nel pomeriggio i Beatles avevano registrato Ticket To Ride e la sera si dedicarono alla recente composizione di McCartney. Dopo qualche prova, che servì a familiarizzare con il brano, si cominciò a registrare la base ritmica: Paul al basso, John e George alle chitarre ritmiche (una acustica e una elettrica), Ringo alla batteria.

Another Girl non venne più eseguita dai Beatles. Fu inclusa in una sequenza di Help! girata sabato 27 febbraio sull’isola di Balmoral, alle Bahamas, in cui i Beatles mimano Another Girl scambiandosi gli strumenti dopo il primo ritornello: John passa alla batteria, Ringo alla chitarra, George al basso e Paul “suona”… una ragazza bionda in bikini.

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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