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Dariana Koumanova: una voce ed una vita in musica

Dariana Koumanova: una voce ed una vita in musica

Questa edizione del Festival di Sanremo ha riservato una splendida sorpresa: una donna, una soltanto, alla direzione dell’Orchestra del Festival. Sino ad oggi sono state solo quattro, compresa la nostra ospite di questa settimana, le donne a calcare il palco dell’Ariston, vestendo un ruolo così importante e ricco di emozioni.

Complice questa bella occasione, abbiamo colto la palla al balzo per incontrare Dariana Koumanova, non solo direttrice d’orchestra per l’esibizione del giovane Leonardo Monteiro ma anche, e soprattutto, vocal coach, oltre che cantante e violinista. Diplomata in violino e laureata in canto ed improvvisazione, rispettivamente al conservatorio e all’Accademia musicale di Sofia, e con alle spalle numerose collaborazioni, da Califano ad Arisa, Dariana ci ha raccontato le emozioni che ha provato durante l’intensa settimana festivaliera ed alcune curiositá legate al suo rapporto con la musica.

Benvenuta Dariana e grazie della tua disponibilità. Rompo subito il ghiaccio con una domanda che ormai ti avranno fatto in tanti: come è stata la tua esperienza di direttrice d’orchestra sul palco dell’Ariston durante questa ultima edizione del Festival di Sanremo?

Devo dire bellissima. Sono riuscita a vivermi ogni attimo senza ansie e paure. Era un mio sogno, che sono riuscita a realizzare, ed è stato veramente un’emozione incredibile.

Complice la televisione e i grandi media, ormai il termine vocal coach fa parte del nostro vocabolario quotidiano: hai voglia di spiegare ai nostri lettori profani che ruolo svolge esattamente una figura di questo tipo e quali sono, per te, gli aspetti più importanti, sia fisici che psicologici, nel seguire un cantante in un percorso professionale?

Se dobbiamo tradurre alla lettera, il termine vocal coach significa allenatore della voce ma per me non è solo questione di allenare le voci. Spesso mi trovo davanti a ragazzi pieni di paure per accettare se stessi e diventa necessario “allenare” anche la loro mente, lavorando con loro psicologicamente. Più avanti va un artista più i problemi crescono. Poi, sappiamo che per essere veri artisti ci vuole un pizzico di follia che ha i suoi pro e contro.

Da anni collabori con Area Sanremo (io stessa ho apprezzato molto i tuoi interventi quando ho avuto modo di partecipare), l’unico concorso per accedere al Festival fra le nuove proposte, oltre alle selezioni RAI destinate alle case discografiche. Il mondo dei concorsi musicali, soprattutto quelli rivolti esclusivamente al canto, non è tutto rosa e fiori, però, e spesso giovani artisti pieni di speranze si ritrovano coinvolti in contest(i) non propriamente seri o attendibili. Che consigli ti senti di dare ad un musicista, cantautore o cantante in erba affinchè possa evitare di incappare in situazioni spiacevoli o, per lo meno, poco utili?

Area Sanremo da un’opportunità soprattutto ai ragazzi che non hanno una casa discografica ed è veramente importante come percorso. Purtroppo i posti sono solo due e tanti ragazzi tornano a casa con i sogni spezzati. Ma se veramente vogliono vivere di musica devono continuare e non mollare mai. Sicuramente hanno bisogno di sani consigli su dove provare perché spesso ormai ci sono contesti “fregatura” dove non ricevono niente ma devono pagare ugualmente.

Sei in Italia dal 1995 e hai maturato numerose esperienze professionali: è ancora possibile, in Italia, oggi, fare della musica un mestiere? Perchè, quando si parla di rispetto della musica da noi c’è ancora tanta difficoltà ad allinearsi al resto dell’Europa – e penso a paesi come il Belgio dove lo Stato investe davvero nell’arte e nella musica?

Non sarebbe male se lo stato italiano investisse nei giovani artisti. In Italia spesso essere musicista non è considerato una professione ma un hobby. Invece va insegnato alla gente che fare musica è un vero lavoro dove bisogna faticare tanto, spesso con orari assurdi e senza un stipendio assicurato. Ogni musicista è un piccolo imprenditore di se stesso che investe nella propria arte sperando di essere capito. Cosa che spesso non succede…

Chiudo con una domanda quasi di rito: in questi anni hai avuto modo di collaborare con grandi professionisti e artisti, avresti voglia di raccontarci qualche aneddoto o curiosità che hai vissuto in prima persona?

Ho lavorato con tanti professionisti come Mauro Pagani, Califano, Arisa e tanti altri. Per esempio, la collaborazione con Mauro, che poi ci ha portati alla nomination ai David di Donatello, è iniziata con un quadro appeso al suo studio. Era un quadro con scritto in russo. Ne ho tradotto il significato a Mauro, che in seguito mi invitò a scrivere il testo e cantare (ovviamente in russo) la canzone che andò ai titoli di coda e in mezzo al film “LEducazione siberiana “ del regista premio Oscar Gabriele Salvatores . Fu un esperienza che segnò la mia vita.

Autore del Post

Chiara Ragnini

Cantautrice, nerd e smanettona, appassionata di arte contemporanea ed entomologia. Dopo il classico, la laurea in Informatica. Un amalgama particolare, fra cuore e razionalità, per fare da sfondo alle emozioni fra parole e musica.

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