WiP Radio

Camminando in una selva oscura Cappuccetto Verde canticchiava Attenti al Lupo

Camminando in una selva oscura Cappuccetto Verde canticchiava Attenti al Lupo

 

Pensieri Shakerati nel post elezioni di una ex bambina cresciuta con Munari

«C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù.
Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri»
(Bruno Munari, Arte come mestiere, 1966)

La Selva Oscura

Da poco abbiamo votato, reduci da una campagna elettorale pittoresca, forse più o forse meno di tutte le altre. Non saprei dire, ogni volta è diversa e uguale allo stesso modo (per questo vi consiglio di concedervi qualche minuto per gustarvi i link inseriti). Ieri come oggi, ma, forse, con più disillusione e meno ironia, siamo stati sballottati tra Bersagli Mobili, di Martedì, in una Piazza Pulita, aspettando Porta alle Otto e Mezzo.
Ci siamo capiti vero? Qualcuno di noi ha pure cercato di cambiare canale, ma driiblare tra Renzi e Grasso, incrociando Salvini, su un passaggio di Berlusconi, su contrasto della Meloni e corner della Bonino, schiacciato di testa da Di Maio, è stata veramente dura.
Per non parlare inoltre di tutta la schiera di controfigure che in loro assenza ne facevano le veci (Di Battista docet). Twitter impazzito, Facebook saturo, tutti a raccontarci storie diverse che poi sono sempre la stessa. Cosa sarebbe la politica senza la propaganda politica? Mah, forse sarebbe semplicemente politica!

La Paura

Al di là del pensiero di chi è di destra o di sinistra, destra destra, sinistra sinistra o centro, più o meno centro destra o centro sinistra (e qui non possiamo che pensare a Gaber), siamo stati tutti lì a farci raccontare una favola fatta di Cappuccetti Rossi (noi elettori, poverelli, armati di buone intenzioni), eroi (i leaders) lupi cattivi (a scelta tra i più famosi: gli immigrati, gli omosessuali, le tasse, l’Europa, l’euro, gli altri leaders, il debito pubblico, Monti, la Fornero e chi più ne ha più ne metta).

La Paura è stata decisamente l’emozione predominante in questa campagna elettorale ma, forse, anche l’emozione predominante della scena politica degli ultimi anni.

Come Capuccetto rosso

Dobbiamo difenderci da un lupo che sappiamo in agguato ma, attenzione, a differenza di Capuccetto Rosso non dobbiamo farci trovare ingenui e armati di buone intenzioni e soprattutto non dobbiamo attraversare il bosco, disubbidendo alla mamma. O forse non dobbiamo dar retta alla mamma che ci dice di andare dalla nonna attraversando il bosco. È un dubbio atroce che mi è sempre rimasto in mente: la mamma è una svampita che lascia Cappuccetto Rosso allo sbaraglio o Cappuccetto Rosso è una figlia disubbidiente da mandare in collegio? Comunque sia la certezza è che incontreremo il Lupo.

E se i capuccetti fossero colorati?

Quanti lupi ci hanno raccontato, chiudendoci in un mondo sempre più individualista, dove più nessuno se la rischia a portare il cestino alla nonna. Tornando alla citazione iniziale di Bruno Munari. mi chiedo cosa succederebbe se noi come quei bambini tornassimo ai nostri giochi molto seri, senza farci distrarre da questo e quello? Cosa succederebbe se entrassimo nel mondo dei cappuccetti a colori di Munari? Non ditemi che non li conoscete ! Io li ho scoperti da bambina e chissà cosa darei per riavere quel libro distrutto dall’acqua nella cantina di mia nonna (Norma, tra l’altro, quella della citazione del blog “Serena, non si dice non mi riesce!”). Ma forse più che il libro, rimpiango la meraviglia, priva di resistenza al nuovo, che ebbi nel leggere quelle favole.

 

 

 

Trasformare la paura in solidarietà

Ognuno di quei capuccetti incontra il lupo, ma con la forza di raccontare una storia nuova. Il rosso della paura, viene trasformato in colori diversi e filtri emotivi diversi, per i quali Cappuccetto Verde, libero in un bosco, non ha paura ma si salva con la solidarietà dei suoi amici: la rana Verdicchia e Company. Pure Capuccetto Giallo, felice in una metropoli moderna, si salva grazie alla solidarietà dei suoi amici gialli canarini. Nessuno ha paura, la storia cambia, è una storia moderna fatta di relazioni e connessioni (moderna per modo, di dire si parla di una storia scritta nei mitici anni ’70, nei quali c’era chi aveva voglia di disegnare un mondo diverso).

Cosa succederebbe?

Intediamoci, il lupo resta il lupo, i lupi esistono, ma quanto cambia la storia se anziché far vincere la paura e difenderci, immaginiamo esperienze nuove, di apertura e fiducia? Cosa succederebbe se ci sforzassimo a cambiare colore, senza ostinatamente voler raccontare la stessa favola? Se partissimo dall’idea che l’importante non sia la trama, ma il colore?
Cosa succederebbe se anziché aspettarci un cambiamento ne facessimo parte? Se raccontassimo ai nostri figli un mondo fatto di colori diversi? Cosa succederebbe se il cambiamento fosse prima culturale e poi politico?

Un mondo senza colori

Ma viviamo in un mondo in cui purtroppo neanche Munari saprebbe descrivere a colori, viviamo in un mondo nel quale si ritirano bambini da scuola perché esposti a teorie gender, un mondo nel quale un libro per bambini viene accusato di istigare all’omosessualità, un mondo dove un pullman arancione (e credetemi, nonostante il colore simile, non ha proprio niente a che vedere con quello di Rosa Parks) gira per le città con scritto “I bambini sono maschi e le bambine femmine, la natura non si sceglie”.Ma la cosa più tragicomica è che lo chiamano bus della libertà. E pensare che unendo la parola bus e libertà ho sempre pensato a Rosa Parks e Martin Luter King! Che ingenua sognatrice!

Un cambiamento culturale

Mi chiedo come possiamo creare un cambiamento culturale, nel quale l’altro possa essere diverso da noi senza procurarci paura e rabbia. Se iniziassimo invece a chiederci perché la rana verdicchio o i gialli canarini aiutino Cappuccetto Verde e Giallo? In fin dei conti sono animali e capuccetto è un bambino! Avrebbero potuto fare un pullman con scritto “le rane sono rane, i canarini sono canarini e i bambini sono bambini, la natura non si cambia” e quindi ognun per sé e Dio ( o chi per lui) per tutti. Invece in questa favola l’eroe è la solidarietà .

 

Mi piace pensare

Mi piace pensare a un mondo nel quale la rana Verdicchia aiuta Capuccetto Verde anche se è diverso da lei, anche se è un bambino e non una rana, semplicemente perché riconosce in lui una parte di sé, magari proprio il colore emotivo, o forse solo il fatto che appartengano allo stesso verde mondo.
Ma soprattutto, mi  piace pensare che in questo mondo possono essercì tante Rosa Parks, che forse, anche per caso, s’imbattano nel poter fare la storia.

Possiamo scegliere chi essere

Perché ogni giorno possiamo scegliere di essere capuccetto o rana o canarino, ma soprattutto ci dobbiamo accorgere quando diventiamo noi stessi il lupo, chiudendoci in un individualismo che genera paura.
Ognuno di noi in certi momenti diventa lupo, quando insegnamo ai nostri figli a competere invece di cooperare, a differenziare invece di integrare, a difendersi invece di accogliere. Ma non esisterà cambiamento politico se non avviene un cambiamento culturale e non può avvenire cambiamento culturale se non ci permettiamo di cambiare punto di vista.
L’importante alla fine è “non invecchiare invano”, ci dice Munari e aggiungo non smettere di credere in un mondo migliore.

Amore mio non devi stare in pena

Ma i miei sono solo pensieri shakerati e anche un po’ sognatori, che nascono da un profondo desiderio di apertura del quale ho bisogno come l’aria. Del resto il mio capuccetto preferito è senza dubbio il bianco, tutto da immaginare.
Nella notte degli Oscar, nella quale l’arte inneggiava all’essere diversi e uguali, l’Italia si è guardata allo specchio e cosa ha visto? Il Lupo, la rana o Capuccetto?
I giochi son fatti, o quasi, il popolo ha votato. Qualcuno di noi ha perso, qualcuno ha vinto, Qualcuno ancora non ha capito se ha vinto o perso.

Per fortuna Dalla ci insegna: “amore mio non devi stare in pena / questa vita è una catena / qualche volta fa un po’ male”.
Inevitabilemete  adesso c’e chi sceglierà di essere capuccetto o magari il lupo. Io scelgo la rana, e voi?

 

 

 

 

 

 

Autore del Post

Serena Ricciardulli

Psicoterapeuta e scrittrice. Vive nella sua amatissima Castiglioncello. Nel 2017 esce il suo romanzo di esordio "Fuori Piove" (Bonfirraro Editore). Di lei hanno scritto La Repubblica, Il Tirreno, La Nazione, Nuova Antologia, definendo il suo romanzo un successo editoriale. Adesso inizia la sua esperienza come blogger di WiP Radio.

Commenti