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TICKET TO RIDE (Lennon – Mc Cartney)

TICKET TO RIDE

(Lennon – Mc Cartney)

McCartney: cori, basso, chitarra solista – Lennon: voce, chitarra ritmica – Harrison:  chitarra ritmica – Starr:  batteria, tamburino, battimani

Registrazione: 15 febbraio 1965
Produttore: George Martin – Fonico: Norman Smith
Singolo: 21 aprile 1965

Terminate le registrazioni di Beatles For Sale, i Beatles continuarono a tenere spettacoli in Gran Bretagna, intervallati da impegni promozionali, fino alla fine di novembre. Poi Ringo entrò in ospedale per la tonsillectomia, George e Pattie si concessero una decina di giorni di vacanza alle Bahamas, e il 21 dicembre iniziarono le prove dell’“Another Christmas Show”, la pantomima con musiche e sketch comici che tenne il cartellone
all’Hammersmith Odeon dal 24 dicembre 1964 al 16 gennaio 1965. Il 25 gennaio John e Cynthia partirono per una vacanza sulla neve nelle Alpi svizzere, raggiungendo George Martin e la futura moglie Judy Lockhart-Smith (rientreranno il 7 febbraio); il 4 febbraio Paul andò in vacanza con Jane in Tunisia. L’11 febbraio si celebrò il matrimonio di Ringo con Maureen Cox, il 14 Paul rientrò e il 15 febbraio i Beatles erano di nuovo in studio ad Abbey Road, pronti a registrare un nuovo 45 giri.

Dick James (editore musicale dei Beatles): “Durante le prove di ‘Another Christmas Show’ [21-24 dicembre] Paul mi fece sentire un po’ di idee melodiche che lui e John avevano in mente. E John mi disse: ‘Ho una frase che non riesco a togliermi di testa: she’s got a ticket to ride ’. Mi piacque, era diversa dalle solite che si sentivano nelle canzoni d’amore. Incoraggiai John a lavorarci sopra e poi me ne dimenticai”.

 

George Martin: “Una sera di febbraio, durante la vacanza in Svizzera, John si fece prestare la chitarra da un istruttore di sci e mi fece ascoltare una canzone. Mi piacque subito. John mi disse che appena Paul fosse tornato dalle vacanze si sarebbero visti per finire la canzone insieme”.

Il primo giorno utile per un incontro fra John e Paul fu il 14 febbraio, al ritorno di McCartney dalle vacanze; è quindi in quella data che i due terminarono la composizione di Ticket To Ride, che il giorno seguente portarono in studio.

 

McCartney: “Ticket To Ride l’abbiamo scritta insieme un pomeriggio a casa sua a Kenwood, insieme ad altre cose per il film [il secondo film dei Beatles, ancora senza titolo, che diventerà Help!]. Dato che l’ha cantata John, possiamo dire che è sua al sessanta per cento. Un lavoro di mestiere riuscito particolarmente bene”. John, nel 1980, rivendicherà la paternità del brano.

Lennon: “Roba mia, uno dei primi dischi heavy metal. Il contributo di Paul è il modo in cui Ringo suonò la batteria”. E Paul non mancherà in seguito di puntualizzare.

McCartney: “John non si è preso la briga di spiegare che ci siamo seduti insieme a lavorare su quella canzone per tre ore buone e che alla fine avevamo il testo, le armonie vocali e tutto il resto”.

Sul titolo della canzone circolano diverse interpretazioni. Secondo Paul, John si era ricordato che un paio di volte erano andati 

insieme a Ryde, una cittadina sull’isola di Wight, in visita a una cugina di Paul, Bett, che vi gestiva un pub con il marito Mike Robbins. La prima volta, nel 1960, avevano fatto l’autostop, la seconda, nel 1963, erano andati in treno e in traghetto, quindi avevano fatto “il biglietto per Ryde”.

 

 

Ticket To Ride fu registrata in poco più di tre ore di sessione pomeridiana, dalle 14,30 alle 17,45. Le modalità di registrazione, però, furono diverse da quelle a cui i Beatles si erano attenuti fino a quel momento. Il gruppo provò la canzone più volte – documentando su nastro questo procedimento – poi cominciò le registrazioni vere e proprie, iniziando questa volta dalla base ritmica e poi utilizzando la take migliore per le sovraincisioni del resto. Per Ticket To Ride le takes furono due, una subito interrotta per una falsa partenza; sulla seconda vennero sovraincise la seconda voce di John, il tamburino e i battimani di Ringo, alcuni interventi di chitarra ritmica di George e la chitarra solista di Paul. Che sia McCartney a suonare la chitarra
solista lo confermò John in un’intervista al Melody Maker di quel periodo.

 

Estratto da “Il libro bianco dei Beatles” di F. Zanetti – Ed. Giunti

Autore del Post

Ernesto Macchioni

Il mare in tempesta fu improvvisamente colpito ai fianchi da un milione di tonnellate di olio. Fu così che venne alla luce Ernesto Macchioni in un'inaspettata giornata d'estate in pieno novembre 1961. La finestra fu finalmente aperta, Ernesto si affacciò e venne invaso da un fiume di luce e salmastro. L'infanzia la passò a cercare di capire se era meglio saper giocare a pallone o ascoltare la musica. Scelse la seconda ipotesi, senza rendersi conto di quanto si sarebbe complicato la vita. Il mare lo guardava perplesso. Faceva le scuole medie quando imparò a suonare la chitarra. Divenne amico intimo di Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, cercando di scacciare l'inopportuna presenza di Claudio Baglioni. Erano amici fidati, a loro non importava se non sapevi giocare a calcio. Il mare scuoteva la testa. Alle superiori si illuse che il mondo era facile e cambiò religione diventando comunista. Bussarono alla porta di casa gli Inti-illimani e li fece entrare. (Battisti lo nascose nell'armadio). Claudio Lolli chiese "permesso" e lo fece accomodare. Pink Floyd e Genesis erano degli abitué ormai da tempo. La casa era piena di gente. Sua madre offriva da bere a tutti (ma non riuscì mai a capire cosa ci faceva quel ragazzo riccioluto rintanato fra i vestiti). Il mare aspettava. Venne l'ora provvisoria del buon senso e del "mettisufamiglia". La chitarra si era nel frattempo trasformata in un pianoforte. La casa era grande adesso e, oltre ai figli, poteva contenere anche vecchi giganti come Chet Baker e Miles Davis, lo zio Keith Jarrett e il nipotino Pat Metheny. La moglie offriva da bere a tutti, compreso Lucio Battisti che si era da tempo tolto la polvere dell'armadio di dosso. Qualcuno aveva infranto i sogni e il muro di Berlino, scoprendo che era fatto di carta come loro. Il mare si fece invadente e, stanco di aspettare, entrava anche in casa nei momenti più inopportuni. Era una folla. Quando Ernesto decise di far entrare anche Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi e Gabriel Fauré la situazione cominciò a farsi insostenibile. Soprattutto quando il nostro protagonista scoprì che tutti, ma proprio tutti, compreso Francesco Guccini, sapevano giocare a pallone. Era un caos indefinibile vederli giocare fra le stanze, scoprire che De Gregori poteva benissimo entrare in sintonia con Giacomo Puccini e servirgli un assist da campionato del mondo preciso sulla testa. E tutto sotto lo sferzante vento di libeccio che infuriava in tutta la casa. Il mare si godeva le partite con un braccio sulla spalla di Ernesto, in totale stato confusionale. Quando in casa entrò Wolfang Amadeus Mozart la casa scoppiò. Ernesto lo trovarono sorridente fra le macerie. Lo videro togliersi i calcinacci dalle spalle, prendere un pallone e cominciare a palleggiare (un po' impacciato a dire il vero). Qualcuno giura di aver visto Lucio Battisti, con indosso una giacca di Ernesto, allontanarsi allegramente a braccetto con Giuseppe Verdi. Il mare, un po' invecchiato, respirava adagio sulla battigia.

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